Non odiare: recensione del film con Alessandro Gassmann

Non odiare: recensione del film con Alessandro Gassmann

Non odiare. Paradossale che un concetto tanto semplice e incontestabile debba ancora essere ribadito e giustificato. Soprattutto in questi giorni in cui l’intero Paese è scosso dall’agghiacciante assassinio di Willy Monteiro Duarte, pestato a morte per strada, è legittimo porsi una domanda: è giusto odiare chi odia, oppure rispondere con il disprezzo al disprezzo è parte della catena senza fine che genera e perpetua l’odio? A questa domanda cerca di rispondere Non odiare, notevole opera prima di Mauro Mancini, presentata a Venezia 77 nella Settimana Internazionale della Critica e nelle sale italiane dal 10 settembre. Un’opera tesa, lucida, dolorosa, esaltata dalle performance del veterano Alessandro Gassmann e dei due promettenti talenti Sara Serraiocco e Luka Zunic.

Non odiare: l’amara opera prima di Mauro Mancini
Non odiare

Protagonista del racconto è Simone Segre (Gassmann) un medico di origini ebraiche che assiste a un incidente stradale. Con il pirata della strada responsabile del sinistro datosi alla fuga, Simone è l’unico che può fare qualcosa per soccorrere la vittima dell’incidente, bloccata all’interno del veicolo. Nel prestare soccorso all’uomo coinvolto, Segre non può però fare a meno di notare un’enorme svastica tatuata sul suo petto. Memore dell’esperienza del padre, costretto a curare i denti dei nazisti per salvarsi dall’Olocausto, Simone prende la decisione opposta, negando il soccorso al neonazista e condannandolo così alla morte. Spinto dal senso di colpa, il medico si mette sulle tracce della famiglia del deceduto e in particolare della figlia maggiore Marica (Sara Serraiocco). Simone scopre così una realtà desolante, in cui l’odio si intreccia con la disperazione, che lo porta a riflettere sulle sue convinzioni.

Mauro Mancini convince con un’opera costantemente attraversata dall’amarezza, che ci sbatte in faccia la realtà causata da anni di rigurgiti fascisti e nazionalisti, mai stroncati sul nascere e anzi cavalcati da alcune fazione politiche, per mera propaganda. Restiamo storditi nell’assistere a sequenze come quella del funerale dell’automobilista, costellato da braccia tese, all’impressionante serie di tatuaggi scellerati di cui i possessori si vantano e agli insulti antisemiti che vengono rivolti a Segre. Segre che, crudele ironia della sorte, è anche il cognome della senatrice a vita Liliana, costretta dallo scorso novembre a essere sorvegliata da una scorta a causa delle minacce da lei ricevute. Coincidenze che non fanno che acuire la sensazione che a ispirare Non odiare non sia solo un fatto di cronaca realmente accaduto in Germania anni fa, ma anche la realtà che ci è più vicina di quanto siamo disposti ad ammettere.

Una sontuosa performance di Alessandro Gassmann

Lo scopo di Mancini non è tracciare una linea tra buoni e cattivi, ma piuttosto mostrare l’eredità del male, le sue dinamiche e le sue conseguenze. Determinante in questo senso è il personaggio del mefistofelico Luka Zunic, figlio mezzano di una famiglia rimasta senza genitori, che non riesce a trovare una strada diversa da quella del padre, tramandando la sua follia antisemita in maniera se possibile ancora più lacerante. Non è però da meno Gassmann, che regala una sontuosa performance di sottrazione, comprimendo dentro di sé la collera del suo personaggio, lavorando sui silenzi e sui suoi sguardi torvi e interagendo perfettamente con l’ampia ma fredda abitazione di Segre, simbolo di un’anima solitaria e travagliata.

Messo davanti all’odio, Simone ha scelto di odiare a sua volta. La vita per a volte regala una seconda chance, e la curiosità dell’uomo lo porta, attraverso Marica, a cercare di riparare ai propri errori, a comprendere l’altra faccia della medaglia, a rispettare la dignità di chi deve fare necessità virtù e anche ad aprire la porta ai sentimenti, forse per la prima volta nella sua vita. Simone non può perdonare, ma può provare a tendere una mano al nemico e a dare un esempio di solidarietà, nella speranza che questo diventi un insegnamento per il futuro.

Il pilastro di Non odiare è proprio questo triangolo emotivo, che sembra sempre sul punto di deflagrare in morte o passione, ma che si scioglie invece in una strada più sfumata, che lo stesso spettatore è chiamato a scrivere. Una strada virtuosa, solo parzialmente indebolita dalla scelta di inserire in maniera artificiosa una sottotrama gangster poco credibile, con l’unico scopo di condurre i protagonisti a un vero e proprio scontro faccia a faccia, e sangue a sangue.

Odiare o non odiare?

Non odiare

Nonostante qualche piccola forzatura, Non odiare si rivela un esordio degno di nota di un autore che dimostra di saper scandagliare l’animo dei suoi personaggi, e di essere in grado di gestire un arco narrativo non scontato, muovendosi dal particolare all’universale. Un valore aggiunto per il progetto è inoltre la fotografia di Mike Stern Sterzynski, che riesce a essere il perfetto contrappunto visivo dell’animo dei protagonisti: ci troviamo di fronte a un’atmosfera gelida quando emerge l’anaffettività dei personaggi, a un clima torbido nei momenti più cupi e a panorami inebrianti quando la serenità sembra affiorare.

Ricollegandoci alla nostra domanda iniziale, è davvero possibile non odiare chi odia? Mauro Mancini non ci dà una risposta, ma ci mostra tutti i chiaroscuri di una realtà sempre più liquida e indecifrabile, in cui il male sembra emergere nuovamente con la stessa forza di un tempo. Il celebre adagio di Karl Marx dice che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Non odiare ci ricorda che dobbiamo combattere ogni giorno per contrastare l’ostilità, per isolare i violenti e per evitare che la frustrazione prenda il sopravvento sul dialogo, per non trasformare il prossimo futuro nella più tragica delle farse.

Non odiare arriverà in sala il 10 settembre, distribuito da Notorious Pictures.

Valutazione
7/10

Verdetto

Mauro Mancini dirige un’opera prima lucida e amara, che riesce a essere un doloroso spaccato della nostra realtà.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.