Notturno: recensione del film diretto da Gianfranco Rosi

Notturno: recensione del film diretto da Gianfranco Rosi

Dopo un lavoro di tre anni lungo i confini di Iraq, Kurdistan, Siria e Libano, arriva finalmente a Venezia 77 e in sala (dal 9 settembre) Notturno, nuovo lavoro di Gianfranco Rosi dopo il Leone d’oro 2013 Sacro GRA e l’Orso d’oro 2016 Fuocoammare. Un’opera tecnicamente classificabile come documentario, ma che per via della meticolosità del regista nella costruzione dell’inquadratura e dell’immagine, anche a costo di risultare artificioso, diventa una sorta di cinema teatralizzato, dove i protagonisti si aprono alla telecamera di Rosi, che a sua volta costruisce una narrazione sugli spunti che gli vengono forniti.

Notturno: l’anti-documentario di Gianfranco Rosi
Notturno

Notturno rifugge qualsiasi tentativo di analisi o approfondimento del conflitto su larga scala che sta devastando ormai da anni il Medio Oriente. L’unico abbozzo di contestualizzazione è sui titoli di testa, in cui gran parte delle colpe della situazione attuale vengono scaricate sull’Occidente, che con le sue grandi potenze ha definito a tavolino i confini dei vari stati risultanti dalla caduta dell’Impero ottomano. Una descrizione sommaria e non esente da critiche, che ha lo scopo di togliere dal quadro d’insieme le specificità dei vari popoli e le intricate dinamiche politiche, religiose ed economiche che governano i loro rapporti. L’attenzione di Rosi non è rivolta alla politica, ma all’essere umano. Nello specifico, alle tante luminose vite che cercano di esistere e resistere intorno alla tragedia.

Nel corso di una narrazione costantemente immersiva, si incrociano tante esperienze diverse e contrastanti. Un cacciatore che usa le armi per procacciarsi il sostentamento, un cantore che loda Allah alle prime luci dell’alba, il dolore di una madre che riceve i messaggi della figlia prigioniera dell’ISIS. Poi le guerrigliere peshmerga, i terroristi assembrati in anguste carceri e addirittura bambini sopravvissuti ai tagliagole che mostrano a favore di camera i disegni con i quali raccontano la loro esperienza, in una delle scene più moralmente discutibili di Notturno.

Come nei già citati Sacro GRA e Fuocoammare, Rosi fa delle esistenze delle persone che si sono concesse alla sua telecamera il perno per una spettacolarizzazione estrema dell’immagine. Gli incantevoli scenari mediorientali si mescolano ai primissimi piani dei protagonisti, che mettono a nudo le loro emozioni e il loro dolore, sotto lo sguardo silenzioso e attento di Rosi, attraverso una serie di inquadrature fisse, monolitiche, glaciali.

Immagine e morale

Notturno

Il territorio mediorientale è volutamente rappresentato come un blocco unico, privo di sfumature, proprio perché davanti alla morte e ai più disperati tentativi di sopravvivenza per Rosi non ci sono diversità di religione, lingua o nazionalità. Sgombrato il campo dalla divulgazione, Notturno diventa così una composizione di tasselli e punti di vista, un canto frammentato e decostruito di un territorio ridotto in macerie fisiche ed emotive.

Se da una parte è difficile non provare empatia per le situazioni sempre più estreme che Rosi cattura, dall’altra sorge un dilemma prettamente morale: fino a che punto può spingersi il cinema nella rappresentazione del reale, senza risultare artefatto e per certi versi disumano? Il reale pianto di una madre che accarezza il muro usato per la tortura del figlio può essere usato come strumento narrativo e retorico? In cosa differisce Notturno da quella rappresentazione teatrale mostrata allo spettatore, in cui i pazienti di un ospedale psichiatrico provano e costruiscono a tavolino la loro opera?

La risposta a queste domande sta nella personale interpretazione dell’etica e del mezzo cinematografico. Dal canto suo Rosi, in quella che ormai possiamo definire la sua cifra stilistica e artistica, si limita a interrogare il nostro sguardo, a pungolare le nostre più intime convinzioni e, in ultima analisi, a documentare la storia mentre la stessa storia scorre, senza alcun compromesso che non sia la ricerca della bellezza e dell’emozione.

Notturno è in sala dal 9 settembre, distribuito da 01 Distribution.

 

Valutazione
6/10

Verdetto

Con Notturno, Gianfranco Rosi mette in scena un’opera a due facce, al tempo stesso complessa e immersiva ricerca della bellezza estetica in un territorio martoriato dalla guerra e moralmente ambigua spettacolarizzazione del dolore.

Marco Paiano

Marco Paiano