Nuevo Orden: recensione del film di Michel Franco

Nuevo Orden: recensione del film di Michel Franco

Prima della pandemia, il mondo del cinema aveva esaltato in un’annata di svolta i trionfi di due opere in particolare. Parasite di Bong Joon-ho, che ha conquistato la Palma d’oro a Cannes e ben 4 premi Oscar con una finissima riflessione sulla società contemporanea, in una lotta di classe che si trasforma progressivamente in una lotta nella classe, e Joker di Todd Phillips, vincitore del Leone d’Oro di Venezia e di 2 Oscar con un’angosciante evoluzione del cinecomic in disperata riflessione sugli ultimi e sugli emarginati.

Michel Franco riallaccia i fili di questo discorso interrotto proprio sulla passerella del Lido, con il suo Nuevo Orden, scioccante dramma distopico ambientato in un Messico mai così inquietante, ma al tempo stesso allegoria di un mondo sempre più tormentato da divisioni, disparità e rivolte violente. Un’opera meritevole del Leone d’argento – Gran premio della giuria e destinata a fare discutere, che sarà distribuita prossimamente in Italia da I Wonder Pictures.

Nuevo Orden: il distopico monito di Michel Franco

In una villa di Città del Messico, si celebra uno sfarzoso matrimonio, alla presenza di numerosi membri dell’alta borghesia locale. L’atmosfera di gioia e serenità si trasforma però in breve tempo in terrore e violenza. Le rivolte che stanno mettendo a ferro e fuoco la città irrompono anche in questo ambiente asettico e altolocato: il rosso del sangue delle persone ferite o uccise dalla follia generale si mescola con il verde, simbolo della rivolta. Attraverso gli occhi della sposa Marianne (Naian González Norvind), ci addentriamo nel tumulto, figlio di decenni di disuguaglianza, di bisogni ignorati e di rancore soppresso. L’avvertimento di Michel Franco al mondo intero, che a tutte le latitudini sta vivendo situazioni che rendono Nuevo Orden più somigliante a un futuro sempre più vicino che a una semplice distopia.

Come dicevamo in apertura, Nuevo Orden si ricollega all’odio fra classi che emerge in Parasite e soprattutto alle battute finali di Joker, quando vediamo l’ormai ex Arthur Fleck troneggiare fra la folla in mezzo a una New York devastata. Ma se possibile, l’opera di Franco colpisce ancora più nel segno, perché a emergere non è solo la parabola di un aspirante comico fallito o di una famiglia povera, ma quella di un’intera società, che si intreccia con un tessuto di corruzione e malaffare, restituendo allo spettatore un quadro desolante, totalmente privo di speranza. Perfetto simbolo della progressiva diminuzione di empatia fra poveri e ricchi è un ex collaboratore della famiglia della sposa, che poco prima dell’inizio della mattanza si presenta nella villa per elemosinare qualche donazione per un’operazione dalla moglie. Dopo un riluttante sostegno, l’uomo viene messo brutalmente alla porta e finisce per mescolarsi al caos generalizzato.

Nuevo Orden: un film nichilista e senza eroi

Nuevo Orden

Il lavoro di Michel Franco dal punto di vista registico è davvero notevole. A immergerci nell’azione sono inquadrature sorprendentemente affollate, intrise di quel verde simbolo della rivolta, capaci di alzare il livello di tensione e di rendere ancora più dolorose le sequenze maggiormente violente. Impressionante poi l’attenzione al dettaglio nelle scene ambientate nelle strade di Città del Messico, con i cadaveri ammassati, gli elementi di pubblico arredo divelti e quella bandiera messicana che osserva tutto dall’alto, quasi a schernire beffardamente una società al collasso. L’accumulo di elementi e situazioni si riflette sulla sceneggiatura, che diventa sempre più nichilista. Borghesi, rivoltosi e forze dell’ordine, pronte a sfruttare a proprio favore la necessità di riportare l’ordine, diventano tessere di un puzzle putrido e malato. Impossibile identificare gli eroi di una baraonda totale e totalizzante.

Franco spinge la storia fino all’estremo, intricando i rapporti fra le varie fazioni in campo e insistendo su una violenza visiva a tratti quasi insopportabile. Fra esecuzioni a sangue freddo, pestaggi e violenze sessuali, Nuevo Orden si trasforma così in cinema per stomaci forti, esponendosi a possibili accuse di ferocia gratuita. Ma fra le pieghe del racconto, anche durante un’impressionante serie di brutalità, emerge sempre il messaggio del cineasta messicano: se continuiamo a rifiutare l’empatia, a calpestare le minoranze e a ignorare le richieste di aiuto, presto o tardi la nostra stessa società ci presenterà il conto, togliendoci rapidamente le certezze e la sicurezza che oggi crediamo fiduciosamente di avere.

La risposta al caos è più inquietante del caos stesso

Nuevo Orden

L’opera di Franco rischia a più riprese di deragliare, abbozzando diversi personaggi secondari, caricando all’inverosimile il contesto socio-politico da tutti contro tutti e riuscendo a creare empatia solo nei confronti della sposa Marianne. Ma questa apparente fragilità si rivela invece la forza di un’opera ingovernabile e priva di compromessi, che colpisce nel segno anche quando si appoggia ad allegorie didascaliche. In un crescendo di tensione e crudeltà, Nuevo Orden sfocia in un finale raggelante, con la risposta al caos che si fa ancora più minacciosa del caos stesso. Di fronte a tanta potenza cinematografica e a degli echi così forti del nostro inquietante presente, i problemi della sceneggiatura e la goffaggine nella caratterizzazione di alcuni personaggi passano in secondo piano, travolti da un racconto che arriva al posto giusto nel momento giusto, offrendoci uno sguardo su un futuro sempre più futuribile.

Valutazione
8.5/10

Verdetto

Nuevo Orden è il film che arriva al momento giusto nel posto giusto, catturando un sentimento di diffuso malessere e regalando allo spettatore l’anteprima di un futuro violento e rivoltoso, che ci appare sempre più vicino.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.