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Nyad – Oltre l’oceano: recensione del film con Annette Bening e Jodie Foster

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«I limiti, come le paure, spesso sono solo un’illusione». Una frase resa celebre dal leggendario cestista Michael Jordan, che nel giorno del suo ingresso nella prestigiosa Hall of Fame della NBA invitò il pubblico presente a non prendersi gioco del suo possibile ritorno in campo a 50 anni, dopo aver infranto diversi record per i giocatori over 40. I limiti da superare e le illusioni sono anche al centro di Nyad – Oltre l’oceano, primo film di finzione della coppia di documentaristi Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi (già autori del documentario premiato con l’Oscar Free Solo), basato sull’incredibile storia vera della nuotatrice Diana Nyad, da lei stessa approfondita nell’autobiografia Find a Way.

Diana Nyad è accreditata di alcune delle maggiori imprese per quanto riguarda il nuoto in mare aperto, come la circumnavigazione dell’isola di Manhattan per un totale di 45 km. Nella sua carriera c’è però un cruccio, quello di non essere riuscita nell’impresa di nuotare da Cuba alla Florida, per un totale di circa 170 km e 60 ore di nuoto consecutive. A distanza di oltre 30 anni dal suo primo fallito tentativo, Diana decide di tentare nuovamente l’impresa, riprendendo gli allenamenti a oltre 60 anni di età, grazie anche al sostegno della coach Bonnie Stoll, per lei molto più di un’amica e di una collaboratrice.

Nyad – Oltre l’oceano racconta nel dettaglio questo secondo periodo della vita e della carriera della nuotatrice, avvalendosi delle eccezionali performance di Annette Bening (che si è allenata per un anno per la parte) e Jodie Foster, entrambe candidate agli Oscar 2024 rispettivamente come migliore attrice protagonista e non protagonista.

Nyad – Oltre l’oceano: perseveranza e ossessione in una leggendaria impresa sportiva

Nyad - Oltre l'oceano
Cr. Kimberley French/Netflix ©2023

Quella di Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi è una carriera devota a missioni in grado di ridefinire i confini fra possibile e impossibile: la scalata in solitaria e senza attrezzature di sicurezza di Alex Honnold, narrata in Free Solo; l’avventuroso ed eroico salvataggio di dodici studenti intrappolati in una grotta in Thailandia, raccontato in The Rescue – Il salvataggio dei ragazzi; gli sforzi da parte di Kris e Doug Tompkins per preservare uno degli ultimi luoghi incontaminati del pianeta, al centro di Wild Life: Una storia d’amore. Il loro passaggio al cinema di finzione (anche se basato sulla realtà) prosegue quindi sullo stesso fil rouge, soffermandosi sulle difficoltà intrinseche all’impresa e su quelle derivanti dall’età e dal lunghissimo periodo di inattività di Diana Nyad.

Non mancano quindi i passaggi sugli allenamenti inizialmente catastrofici e via via sempre migliori (Rocky ha fatto scuola in questo senso), i tanti fallimenti che costellano il cammino (o in questo caso la nuotata) verso la gloria e i momenti di crisi umana e sportiva che li accompagnano. La coppia registica riesce nel non facile intento di amalgamare immagini di repertorio e finzione scenica, cimentandosi anche in alcuni notevoli stacchi di montaggio grazie ai quali la ricostruzione si fonde con la realtà. Particolarmente riuscito anche il rapporto fra Diana Nyad e Bonnie Stoll, basato sul non detto e sullo stigma ancora presente verso gli amori fra persone dello stesso sesso: in un dialogo scopriamo della relazione fra le due donne risalente a molti anni prima, ma anche grazie alla raffinata recitazione di Annette Bening e Jodie Foster riusciamo a comprendere il mondo dietro a questo splendido sodalizio professionale.

I difetti di Nyad – Oltre l’oceano

Cr. Kimberley French/Netflix ©2023

I maggiori problemi di Nyad – Oltre l’oceano risiedono nell’aspetto più fantasioso e creativo, nonostante i molteplici potenziali ganci forniti dalla storia. I tentativi da parte di Diana Nyad sono infatti segnati da numerosi rischi (come gli squali o una specie di medusa particolarmente pericolosa), da lunghi periodi di tempo da trascorrere con la sola compagnia della propria mente e da conseguenti allucinazioni. Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi depotenziano questi suggestivi spunti, affidandosi a una CGI decisamente raffazzonata per gli aspetti più onirici del racconto e a caotici richiami alla giovinezza della protagonista, che da una parte ci restituiscono un passato fatto di abusi e spinte alla competitività più estrema, ma dall’altra appesantiscono inutilmente una storia talmente potente da non avere bisogno di voli pindarici.

Consci delle difficoltà da questo punto di vista, i registi limitano al minimo indispensabile le riprese acquatiche, dando ampio spazio all’aspetto più umano della vicenda. Una scelta ripagata da un cast di altissimo profilo, in cui spicca una Annette Bening totalmente devota al suo personaggio, anche e soprattutto dal punto di visto fisico, affiancata da una dolce e comprensiva Jodie Foster, capace di sostituire diverse pagine di sceneggiatura con un solo sguardo o un piccolo gesto. Da menzionare inoltre l’apporto nei panni del navigatore John Bartlett di Rhys Ifans (di nuovo protagonista in mezzo al mare dopo I Love Radio Rock) e il contributo della discreta ma funzionale musica di Alexandre Desplat, accompagnata dal richiamo a pietre miliari della musica come The Sound of Silence.

Fra finzione e realtà

Nyad - Oltre l'oceano
Cr. Kimberley French/Netflix ©2023

Durante Nyad – Oltre l’oceano ci affezioniamo all’ispida e immodesta personalità di Diana, comprendiamo la fatica e la frustrazione del suo team e viviamo la follia e l’ossessione di una missione in pericoloso bilico fra sport e autolesionismo. Dopo vari infruttuosi tentativi, caratterizzati da una certa ripetitività in alcune dinamiche, giungiamo infine all’ultima traversata del 2013, con cui Diana Nyad è definitivamente entrata nella leggenda, superando tutte le illusioni che le persone intorno a lei avevano chiamato limiti. Nel momento in cui si fondono le immagini di Annette Bening e della vera Diana Nyad, distrutta al termine della sua impresa, c’è il senso dell’intera operazione, che sconta tuttavia una piccola disonestà intellettuale: Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi non menzionano infatti che il record di Diana al momento non è ancora stato ratificato, a causa della mancanza di regole e della scarsa possibilità di controllo.

In conclusione, una piccola nota di colore: la protagonista è riuscita a compiere la missione a cui ha dedicato buona parte della sua vita solo al quinto tentativo, dopo oltre 36 anni di sforzi; Annette Bening, indiscutibilmente una delle migliori attrici della sua generazione, potrebbe fare altrettanto il prossimo 10 marzo, quando parteciperà per la quinta volta agli Oscar da candidata, a 33 anni di distanza dalla prima nomination per Rischiose abitudini. Le previsioni della vigilia non sono dalla sua parte ma, come ci insegna Nyad – Oltre l’oceano, mai dire mai.

Nyad – Oltre l’oceano è disponibile su Netflix.

Overall
6.5/10

Valutazione

Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi raccontano un’impresa entrata nella storia dello sport, mostrando qualche limite dal punto di vista della creatività e della narrazione ma riuscendo comunque a tratteggiare un suggestivo e avvincente ritratto di Diana Nyad.

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A Family Affair: recensione del film con Nicole Kidman e Zac Efron

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Prima Jennifer Lawrence in Fidanzata in affitto, poi Anne Hathaway con The Idea of You e adesso Nicole Kidman, protagonista del nuovo film Netflix A Family Affair. Nel giro di un anno, Hollywood ci ha proposto ben tre dive di caratura mondiale impegnate in storie d’amore con uomini molto più giovani di loro. Se tre indizi (a cui potremmo aggiungere anche la Julianne Moore di May December) fanno una prova, emerge chiaramente il desiderio da parte dell’industria statunitense di normalizzare questo tipo di relazioni, adeguandosi così a una realtà che già da tempo abbraccia le più disparate sfumature dell’amore. Un tema che presta il fianco a molteplici declinazioni: dal sorprendente erotismo di Fidanzata in affitto al sentimentalismo a tratti fiabesco di The Idea of You, fino ad arrivare alle venature thriller che aleggiano su May December.

A Family Affair parte da uno spunto indubbiamente ambizioso: fondere in una storia d’amore fuori dagli schemi una pungente satira del panorama hollywoodiano e diverse generazioni, rappresentate a vario titolo da Nicole Kidman, Zac Efron, Joey King e dall’inossidabile Kathy Bates. Ad amalgamare il tutto l’esperta mano di Richard LaGravenese, regista di racconti sentimentali come P.S. I Love You e Beautiful Creatures – La sedicesima luna e soprattutto sceneggiatore di successi del calibro de La leggenda del re pescatore, La piccola principessa, I ponti di Madison County e L’uomo che sussurrava ai cavalli. Ambizioni soddisfatte solo a metà dallo script di Carrie Solomon, che regala diversi momenti di genuina comicità ma progressivamente si spegne, trasformandosi in una storia d’amore abbastanza convenzionale e prevedibile.

A Family Affair: la risposta di Netflix a The Idea of You

A Family Affair
Cr. Tina Rowden/Netflix © 2024

La star del cinema action Chris Cole (Zac Efron) non può fare a meno di Zara (Joey King), sua giovanissima assistente tuttofare con il sogno di diventare produttrice. La mitomania e l’egoismo di Chris portano però a forti tensioni fra i due, che conducono alla dimissioni di Zara. Nel tentativo di riappacificarsi con la sua assistente, Chris fa la conoscenza della madre Brooke (Nicole Kidman), scrittrice di talento e vedova da molti anni. Nonostante la differenza di età e le divergenze caratteriali e culturali, fra i due si accende immediatamente la passione. Quando Zara scopre della tresca va però su tutte le furie e inizia a opporsi alla nascente storia d’amore, nel tentativo di salvare sua madre da una delusione. Di tutt’altro avviso è la nonna paterna Leila (Kathy Bates), che invita invece la nuora a cogliere l’attimo.

Nel mirino di A Family Affair c’è chiaramente l’ambiente hollywoodiano, che fin dai primi minuti è dipinto come un covo di personaggi pieni di sé e di un livello culturale prossimo allo 0 assoluto. Non è un caso che i momenti più divertenti del lavoro di Richard LaGravenese coincidano con la sua vena satirica: i deliranti bisogni di Chris Cole (che per fisicità e genere cinematografico di riferimento ricorda inevitabilmente Tom Cruise), l’esilarante dialogo fra lui e Brooke sul mito di Icaro, più volte citato a sua insaputa nei film che interpreta, la sofisticata regista francese che si ritrova alla guida di un blockbuster ai limiti del trash.

Non è da meno il cast, con Nicole Kidman e Zac Efron (già insieme in The Paperboy) che dimostrano una buona chimica sentimentale e brillante, coadiuvati dalla sempre più brava Joey King e da una Kathy Bates in grado di prendersi la scena in travolgenti squarci di imperfetta umanità.

Una rom-com che si rifugia nelle dinamiche più convenzionali

A Family Affair
Cr. Aaron Epstein/Netflix © 2024

Con il passare dei minuti, A Family Affair inizia però a sfilacciarsi, nel difficile tentativo di tenere insieme i divergenti punti di vista e i diversi timori dei vari personaggi. La comicità è sempre più diradata, Zac Efron è costretto a dare vita a una brusca e poco credibile evoluzione del proprio personaggio e Nicole Kidman ripara nelle sue già viste declinazioni della più orgogliosa fragilità. Richard LaGravenese e la sceneggiatrice Carrie Solomon si rifugiano così nei cliché della rom-com, fra equivoci, discorsi motivazionali e buoni sentimenti a profusione.

Non ci sono crolli qualitativi vertiginosi, ma anche gli spunti più interessanti finiscono annacquati dalla routine insieme al promettente personaggio di Joey King, che nell’arco narrativo compie diverse giravolte fra il ruolo di caparbio e intraprendente talento dell’industria dell’intrattenimento e quello di tardoadolescente gelosa ed egocentrica. Persino la differenza di età fra i protagonisti (16 anni nella finzione, 20 nella realtà) finisce in secondo piano rispetto alle dinamiche familiari in cui ogni generazione di donne fornisce una differente prospettiva sull’amore e di conseguenza sul senso dell’esistenza.

Cr. Tina Rowden/Netflix © 2024

Più leggero di The Idea of You e più sobrio di Fidanzata in affitto, A Family Affair si colloca in una quasi sempre deleteria via di mezzo, affidandosi all’estro del proprio cast e smussando progressivamente tutti gli spigoli del racconto, fino a rientrare nella comfort zone narrativa. Un prodotto comunque al di sopra della media delle produzioni originali per piattaforme, che tuttavia con un pizzico di coraggio in più avrebbe potuto lasciare maggiormente il segno.

A Family Affair è disponibile su Netflix.

Overall
6/10

Valutazione

A Family Affair regala agli spettatori una nuova declinazione dell’amore fra persone di età differenti, abbandonando però progressivamente ogni ambizione fino a rifugiarsi nella convenzionalità narrativa e contenutistica.

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Netflix: tutte le nuove uscite di luglio 2024

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Anche per luglio, Netflix ha in serbo diverse nuove uscite per i propri abbonati. Fra i titoli più attesi c’è sicuramente Un piedipiatti a Beverly Hills: Axel F, quarto capitolo della saga con protagonista Eddie Murphy. In arrivo anche il nuovo film di Renato De Maria Svaniti nella notte, con protagonista Riccardo Scamarcio, e The Decameron, serie statunitense in otto episodi ambientata nella Firenze del 1348 e ispirata alle celeberrime novelle di Giovanni Boccaccio.

Da menzionare inoltre i ritorni delle serie Vikings: Valhalla (giunta alla terza stagione), Cobra Kai (in uscita la prima parte della sesta stagione) ed Elite, arrivata all’ottavo ciclo di episodi. Per quanto riguarda i documentari originali della piattaforma, fari puntati su The Man with 1000 Kids, miniserie che esplora il lato oscuro delle cliniche internazionali per la fertilità. Di seguito, l’elenco completo delle nuove uscite in arrivo a luglio su Netflix.

Netflix: l’elenco completo delle uscite di luglio 2024

Netflix uscite
Giulia Parmigiani/Netflix © 2024

1 luglio – Le nuove uscite di Netflix

  • Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il mare dei mostri (film non originale)
  • The Rising of the Shield Hero (serie non originale, stagione 1)
  • La meglio gioventù (film non originale)
  • Io, noi e Gaber (film non originale)
  • I Croods 2 – Una nuova era (film non originale)
  • Ezio Bosso. Le cose che restano (film non originale)
  • Caccia all’uomo – Cesare Battisti, una vita in fuga (film non originale)

2 luglio

  • Bodies Bodies Bodies (film non originale)
  • SPRINT (serie originale, stagione 1)

3 luglio

  • Un piedipiatti a Beverly Hills: Axel F (film originale)
  • The Man with 1000 Kids (documentario originale)

4 luglio

  • Rhythm + Flow: Francia (reality show originale, stagione 3 episodi 1-4)

5 luglio – Le nuove uscite di Netflix

  • Fast & Furious 9 – The Fast Saga (film non originale)
  • L’immaginario (film originale)
  • Una parte di me (serie originale, stagione 1)
  • Goyo (film originale)
  • Gloria (serie non originale, stagione 1)

6 luglio

  • La ragazza della palude (film non originale)

9 luglio

  • M3GAN (film non originale)

10 luglio

  • Receiver (serie originale, stagione 1)

11 luglio – Le nuove uscite di Netflix

  • Rhythm + Flow: Francia (reality show originale, stagione 3 episodi 5-7)
  • Vikings: Valhalla (serie originale, stagione 3)
  • Svaniti nella notte (film originale)

12 luglio

  • Exploding Kittens (serie originale, stagione 1)

15 luglio

17 luglio

  • Simone Biles Rising: Verso le Olimpiadi (serie originale, stagione 1)

18 luglio

  • Rhythm + Flow: Francia (reality show originale, stagione 3 episodi 8-9)
  • Cobra Kai (serie originale, stagione 6 parte 1)

19 luglio – Le nuove uscite di Netflix

  • Sweet Home (serie originale, stagione 3)
  • Too Hot To Handle (reality show originale, stagione 6 episodi 1-4)
  • Find Me Falling – Un’isola dove innamorarsi (film originale)

21 luglio

  • Rhythm + Flow: Francia (reality show originale, stagione 3 episodio 10)
  • Babylon (film non originale)

22 luglio

  • L’immensità (film non originale)

25 luglio

  • The Decameron (serie originale, stagione 1)

26 luglio – Le nuove uscite di Netflix

  • Too Hot To Handle (reality show originale, stagione 6 episodi 5-7)
  • Elite (serie originale, stagione 8)
  • Il principe dei draghi (serie originale, stagione 6)
  • Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto (film non originale)
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Eric: recensione della miniserie Netflix con Benedict Cumberbatch

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Eric

È curioso che una pietra miliare del cinema narrativo classico come Harvey, con protagonista il solito formidabile James Stewart, riemerga per la seconda volta nel giro di pochi giorni come fonte di ispirazione esplicita o implicita per un prodotto audiovisivo contemporaneo. Prima grazie a John Krasinski, che lo cita apertamente nel suo gradevole film per famiglie IF – Gli amici immaginari, poi in Eric, miniserie Netflix con protagonista Benedict Cumberbatch, con intreccio e toni decisamente più cupi.

Stavolta non ci sono né simpatici conigli parlanti, né pittoresche creature animate, ma un gigantesco pupazzo di nome Eric che accompagna il protagonista Vincent nel momento più difficile e angosciante della sua vita. Benedict Cumberbatch, di ritorno alla serialità dopo il travolgente successo di Sherlock, dà infatti vita a un uomo ambiguo e tormentato, diviso fra il suo lavoro di burattinaio per un popolare show per bambini e la scomparsa del figlio di nove anni Edgar (Ivan Morris Howe), svanito nel nulla durante il tragitto verso la scuola, nella turbolenta New York degli anni ’80.

Totalmente alienato e vittima delle sue dipendenze, Vincent si allontana dalla moglie e dai colleghi, dedicandosi alla ricerca del figlio insieme a Eric, una sua creazione con cui comunica continuamente, nell’imbarazzo di chi gli sta intorno. Sul caso c’è anche Michael Ledroit (McKinley Belcher III), detective nero e gay che deve convivere con i pregiudizi e con l’odio razziale.

Eric: Benedict Cumberbatch in un dramma esistenziale in bilico fra realtà e immaginazione

La creatrice Abi Morgan (The Hour) e la regista Lucy Forbes ci immergono in una New York torbida e a tratti angosciante, devastata dalla diffusione del crack, sconvolta dal dilagare dell’AIDS e impegnata a nascondere il suo lato meno scintillante, come i senzatetto e i tossicodipendenti. Uno scenario perfettamente in linea con la dolorosa parabola esistenziale di Vincent che, dopo aver vissuto un’infanzia all’insegna dell’anaffettività e dei farmaci a lui somministrati dai suoi ricchi genitori, in un perfetto contrappasso ha deciso di dedicare un’importante fetta del suo tempo alla missione di rendere felici i bambini, attraverso la creazione di buffi personaggi. Una scelta che non lo mette però al riparo dai suoi demoni personali e dalle conseguenze di un beffardo destino, acuite dal senso di colpa per non aver accompagnato a scuola Edgar nel maledetto giorno della sua scomparsa.

Nel corso di 6 asciutti episodi, Eric segue le ricerche del piccolo Edgar, mascherandosi da crime per poi allargare progressivamente il campo di azione, spaziando liberamente fra cospirazioni governative e lucida analisi sociale. Temi che ruotano soprattutto intorno alla figura di Michael Ledroit, sempre più centrale all’interno della narrazione. Grazie alla convincente prova di McKinley Belcher III, seguiamo la dolorosa lotta quotidiana di questo detective, che deve scontrarsi sia con la discriminazione nei confronti della comunità afroamericana, sia con quella legata alla sua omosessualità, che è costretto a celare non solo per l’arretrata morale dell’epoca, ma anche per la paura generale per la diffusione dell’AIDS, accompagnata dall’ignoranza.

I protagonisti di Eric

Eric

Dal canto suo, Benedict Cumberbatch aggiunge un’altra pregevole interpretazione al suo già formidabile curriculum, tratteggiando con invidiabile espressività la discesa agli inferi di un uomo mentalmente instabile, che paradossalmente riesce a scorgere una flebile luce in fondo al tunnel proprio grazie agli abissi della sua psiche e ai dialoghi con un personaggio immaginario, unica sua ancora di salvezza. Un personaggio riuscito e tridimensionale, grazie anche a un ottimo lavoro di scrittura, che non indora mai la pillola ma al contrario mette in evidenza tutti gli aspetti negativi e respingenti di questo personaggio, valorizzandone così anche gli slanci di umanità.

Eric trae forza e intensità dai suoi personaggi principali, delineando due solitudini diverse ma complementari, in una cornice umana e sociale desolante, all’interno della quale proliferano violenza, corruzione e dipendenza. La miniserie non è però altrettanto centrata nella sua componente prettamente investigativa, che risente in particolare di una scelta narrativa abbastanza discutibile sul personaggio di Edgar, colpevole di togliere un’importante fetta di fascino e mistero all’intera vicenda. Sorprendentemente, ci si ritrova così ad appassionarsi più alle dinamiche personali di Michael Ledroit e Vincent che alla sparizione di un bambino innocente, cioè la principale leva emotiva dell’intera miniserie.

Un epilogo non del tutto riuscito

Eric

Fra sospetti, false piste, deflagrazioni familiari e squallore generalizzato, Eric sfocia in un epilogo eccessivamente conciliatorio, che stona con la miserie umana e sociale esposta con dovizia di particolari negli episodi precedenti. Una conclusione che non priva dei suoi meriti una miniserie ben sopra alla media delle produzioni omologhe recenti, ma che toglie incisività a un racconto a tratti particolarmente toccante, capace di scavare nei più reconditi anfratti dell’animo umano e di dare diverse sfumature di senso alla follia e al concetto di sotterraneo, veri e propri protagonisti aggiuntivi di una New York asfittica e malsana.

Eric è disponibile dal 30 maggio su Netflix.

Overall
7/10

Valutazione

Eric si rivela una toccante e dolorosa riflessione sul lato oscuro dell’animo umano e della New York degli anni ’80, penalizzata però da qualche scelta narrativa non del tutto efficace.

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