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Oasis: Don’t Look Back in Anger, recensione del documentario
Più di 15 anni di attesa, poi di nuovo loro, insieme, sullo stesso palco. Oasis: Don’t Look Back in Anger parte da qui e parla a chi degli Oasis conosce ogni strappo e ogni riconciliazione, e usa il loro ritorno per parlare di altro: di cosa significhi, oggi, stare sotto un palco e quanto possa essere potente, e rara, l’esperienza di un concerto vissuto fino in fondo. Il documentario è estremamente coinvolgente, e lo è anzitutto per il posto che assegna a chi guarda: dentro la narrazione, come se della vicenda degli Oasis avessimo sempre fatto parte. Le tappe obbligate ci sono tutte, dalla fondazione della band fino alla litigata di Parigi che mandò in frantumi il gruppo. Scorrono però rapide, senza la pretesa di accompagnare lo spettatore passo dopo passo. Struttura e impianto visivo sono pensati per chi quella parabola burrascosa la conosce almeno a grandi linee. Del resto bisognerebbe essere sbarcati da un altro pianeta per non sapere di chi si sta parlando.
Esaurita la presentazione, il racconto si placa e si ferma in sala prove. Noel arriva teso, e quella tensione è oltremodo ingiustificata: è evidente che non siano davvero le prime prove né i primi incontri tra i due fratelli. L’espediente però ha una funzione precisa, quella di costruire un pathos attorno a poche domande. Come sarà ritrovarsi? Come andrà il tour? Dove porterà? È lo stesso Noel a ricordare che lui e Liam non cantano e non suonano insieme da tanto tempo, e a lasciar trapelare il timore che il progetto possa non andare a buon fine, con risvolti persino catastrofici sulla sua vita personale e lavorativa. Tornare a credere in qualcosa rimasto chiuso così a lungo, e così a lungo desiderato soprattutto dal pubblico, è una scommessa tutt’altro che banale.
Oasis: Don’t Look Back in Anger, lo strappo e la riconciliazione

Dalla separazione sono passati anni e in tutto questo tempo il ritorno è stato invocato a più livelli, con diversi cantanti che se ne sono fatti quasi portavoce. Non tutti, probabilmente, hanno capito perché tante persone lo desiderassero con simile ostinazione. Non si trattava di un vezzo adolescenziale, del semplice “la mia band preferita è tornata insieme”. Contava il senso di comunità e di aggregazione che gli Oasis hanno saputo generare sul piano culturale, e che c’è da augurarsi non sia mai svanito.
Il punto del documentario sta qui: esiste ancora un modo di abitare i concerti, sempre più raro, che non dipende soltanto da quanto si spende per l’esperienza. Si paga per ottenere qualcosa che la musica in cuffia può offrire solo fino a un certo punto. È una dimensione difficilissima da spiegare a parole. Con un paragone un po’ forzato, ricorda la distanza che separa un film visto a casa dallo stesso film visto in sala. Le due situazioni non sono sovrapponibili, ma proprio per questo il confronto aiuta: ciò che Oasis: Don’t Look Back in Anger restituisce è il valore del concerto quando viene vissuto nel modo più giusto e partecipativo, e quando ne vale davvero la pena.
Oasis: Don’t Look Back in Anger ricorda che andare a un concerto non è un’esperienza da poser, come purtroppo accade sempre più spesso, né un’occasione per scattare la foto di rito. Si può credere che molta gente, davanti agli artisti che ama, non scatti nemmeno una fotografia e non registri mezzo video: è talmente occupata ad ascoltare e a viversi il momento da non sentire il bisogno di archiviarlo. Quel ricordo è già nella mente, e lì nessuno può scalfirlo.
Oasis: Don’t Look Back in Anger, un documentario emozionante e coinvolgente

Gli Oasis sembrano una delle poche band al mondo capaci di liberare il pubblico dall’urgenza di certificare la propria presenza con la tecnologia. Si è troppo felici di essere lì a cantare quelle canzoni davanti a un gruppo che ha voglia di suonarle nella miglior forma possibile. E che intanto prende in giro la platea con il suo slang, piccato, ironico e sarcastico come sempre. In quel momento non si vorrebbe essere da nessun’altra parte, perché tutto è irripetibile. Dal documentario emerge proprio questa enfasi: finalmente un concerto per cui vale la pena aspettare, e anche piangere.
Succede di rado, soprattutto nel 2026. Ai concerti si va sempre meno, visti i prezzi, e quei pochi bisogna sceglierli con attenzione. Spesso poi non restituiscono nulla, perché dieci secondi dopo la stessa scena è disponibile su un telefono, con audio e inquadrature migliori. C’è inoltre una questione che riguarda gli artisti: la dimensione live non è scontata. Alcuni dal vivo perdono, non riescono a riempire arene e palazzetti e renderebbero meglio in contesti più raccolti.
Stare davanti a 50.000 persone, farsi ascoltare e trascinarne le emozioni non è da tutti. Ciò che è sovradimensionato non acquista per forza un valore più grande, e staccare 200.000 biglietti non garantisce di arrivare al cuore di ognuno. Molti spettatori, peraltro, non riescono a disinnescare la propria emotività da fan per valutare con lucidità ciò a cui hanno assistito: una disorganizzazione, magari, o una scarsa cura del suono e del legame tra palco e platea.
Sono dinamiche che non si possono ignorare. Il documentario, all’opposto, mostra tutto ciò che la musica ha di meglio quando sale su un palco. Gli Oasis restano tra gli ultimi capaci di rendere il pubblico partecipe di qualcosa di irripetibile, e non solo per la saga di rotture e riconciliazioni che li accompagna. Quando li si vede, si ha la sensazione di accedere a qualcosa di più grande, che merita di essere ascoltato. Oasis: Don’t Look Back in Anger fa esattamente questo, mentre ci guida attraverso la storia di una tournée che ancora non è finita. Ed è tutto meravigliosamente emozionante e coinvolgente.
Oasis: Don’t Look Back in Anger è attualmente in programmazione nelle sale italiane; prossimamente sarà disponibile su Disney+.
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Burn After Reading – A prova di spia: recensione del film dei fratelli Coen
Recensione di Burn After Reading – A prova di spia, la spy story grottesca dei fratelli Coen con Brad Pitt, George Clooney e Frances McDormand.

Burn After Reading – A prova di spia è un film del 2008 scritto e diretto da Joel ed Ethan Coen, presentato in anteprima mondiale alla 65ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, di cui è stato il film d’apertura. Fra i protagonisti del film, una vera e propria parata di star hollywoodiane: Brad Pitt, George Clooney, John Malkovich, Tilda Swinton, J. K. Simmons e l’immancabile Frances McDormand, moglie di Joel Coen nella vita reale. Burn After Reading si è rivelato un discreto successo di pubblico, raccogliendo più di 163 milioni di dollari nei box office di tutto il mondo, a fronte di un budget di circa 60 milioni.
L’agente della CIA Osborne Cox (John Malkovich) viene sollevato dal suo incarico a causa dei suoi problemi con l’alcol. Ritiratosi a vita privata, Cox comincia a trascrivere le sue memorie degli svariati anni passati nell’agenzia. Un CD contenente alcune sue scottanti rivelazioni finisce però accidentalmente nelle mani di Linda Litzke (Frances McDormand) e Chad Feldheimer (Brad Pitt), due inetti dipendenti di una palestra che decidono di ricattare l’ormai ex agente in cambio del loro silenzio. Parallelamente, Linda comincia una frequentazione con lo sceriffo federale Harry Pfarrer (George Clooney), che è anche l’amante della moglie di Cox, Katie (Tilda Swinton). Per una serie di casualità, incidenti ed equivoci, le vite dei protagonisti precipitano ben presto in un vortice di ossessione e pericolo.
Burn After Reading: una spy story nichilista e grottesca perfettamente incastonata nel cinema dei fratelli Coen

A una prima superficiale occhiata, Burn After Reading può sembrare un oggetto minore all’interno della strepitosa filmografia dei Coen, quasi una pausa frivola e disimpegnata dalle vette drammatiche raggiunte con Fargo, L’uomo che non c’era e Non è un paese per vecchi. Con una riflessione più attenta e approfondita, risulta invece chiaro e lampante che questa spy story nichilista e grottesca, quasi ai limiti del demenziale, si incastona perfettamente nell’universo cinematografico dei due fratelli, continuando la loro corrosiva satira sull’assoluta insensatezza di buona parte delle vicende umane e sul caos che le governa.
I registi divertono e soprattutto si divertono a ridicolizzare non solo le star hollywoodiane a loro disposizione, costrette a interpretare in maniera sublime e irresistibile una vera e propria manica di imbecilli, ma anche l’intero sistema politico e burocratico americano, dipinto come un covo di esseri abietti e immorali, ossessionati dalla paura di essere spiati e ricattati. Ma a uscirne con le ossa rotte è anche il ceto medio, raffigurato come una classe perennemente insoddisfatta e alla ricerca di futili consolazioni alla propria mediocrità. Intorno a questo scheletro, i Coen imbastiscono una commedia degli equivoci a tratti particolarmente intricata e complessa, resa però assolutamente spassosa da una sceneggiatura a orologeria e da interpreti in stato di grazia.
Burn After Reading mette in scena con cinismo e humour nerissimo i peggiori vizi e le più assurde paranoie dell’animo umano. Fra traditori seriali, agenti ossessionati da inesistenti complotti e ordinari impiegati in cerca di appagamento e sicurezza e miraggi di miracolosi interventi di chirurgia estetica, il circo imbastito dai fratelli Coen si muove come una scheggia impazzita: impossibile prevederne i successivi movimenti, impensabile cercare di comprenderne le dinamiche. La logica è superata dalla più profonda idiozia, l’umanità è eclissata dalla più bieca forma di egoismo. Non ci sono né buoni né cattivi, ma soltanto tante misere macchiette che si comportano in maniera folle e indecifrabile, alla ricerca di obiettivi irrilevanti o inesistenti.
Il lato più oscuro e grottesco dell’America in un’illuminante commedia degli equivoci

I Coen mantengono il ritmo sempre alto e trovano il giusto compromesso fra umorismo e azione, condendo il tutto con i loro proverbiali inarrivabili dialoghi e con alcune trovate comiche esilaranti, su tutte la sedia a dondolo del piacere ideata dal personaggio di Clooney. Formidabili le prove di tutti gli attori principali e in particolare di Brad Pitt, che riesce in un solo colpo a prendersi gioco di se stesso e a dimostrare la propria completezza come interprete, nella parte di un istruttore di palestra talmente stupido e inetto da diventare assolutamente delizioso. Un plauso anche alle puntuali musiche di Carter Burwell, assiduo collaboratore dei Coen, e alla fotografia di Emmanuel Lubezki, lontana dalle vette poetiche ed espressive dei suoi successivi lavori con Malick e Iñárritu, ma altrettanto efficace. Da segnalare inoltre il personaggio di John Malkovich, che 18 anni dopo sarà l’evidente riferimento di Martin McDonagh per la costruzione del protagonista di Wild Horse Nine, interpretato peraltro dallo stesso attore, premiato con la prestigiosa Coppa Volpi di Venezia 83.
Fra accelerazioni improvvise e colpi di scena, Burn After Reading approda a un finale esemplare nel definire l’intrinseco significato della vicenda, ovvero la totale assenza di senso e di logica. Dopo aver condensato con cinismo e sarcasmo in poco più di un’ora e mezza l’inadeguatezza e la pochezza del genere umano, i Coen ci dicono esplicitamente di non poter concludere o imparare assolutamente nulla dalla vicenda. Alla loro macchina da presa non resta quindi che darsela a gambe e allontanarsi beffardamente da questo teatro dell’assurdo e del grottesco, con un’ultima illuminante e irriverente inquadratura satellitare.
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Clayface: il trailer dell’horror thriller DC con Tom Rhys Harries
Clayface, l’horror thriller DC Studios diretto da James Watkins con Tom Rhys Harries, arriva al cinema dal 22 ottobre con Warner Bros. Pictures.

Dai DC Studios arriva Clayface, horror thriller diretto da James Watkins con Tom Rhys Harries nel ruolo di uno dei villain più riconoscibili dell’universo criminale di Gotham City. Il film sarà al cinema dal 22 ottobre 2026 distribuito da Warner Bros. Pictures.
Il trailer ufficiale di Clayface
Questa la sinossi ufficiale del film:
La fulminea ascesa di Matt Hagen, da ragazzo di strada di Gotham a celebre star di Hollywood, viene tragicamente interrotta quando le azioni di un boss della criminalità locale lo lasciano orribilmente sfigurato. Abbandonato dal suo entourage e senza più nulla da perdere, Matt si sottopone a un trattamento all’avanguardia che, miracolosamente, gli restituisce il suo aspetto… ma finisce anche per compromettere la sua percezione della realtà, trascinandolo in una spirale di vendetta sempre più distruttiva.
Il cast e la produzione
Accanto a Harries nel cast figurano Naomi Ackie, David Dencik, Max Minghella ed Eddie Marsan, insieme a Nancy Carroll e Joshua James. Watkins dirige da una sceneggiatura di Mike Flanagan e Hossein Amini, da un soggetto dello stesso Flanagan, basato sui personaggi DC.
Il film è prodotto da Matt Reeves, Lynn Harris, James Gunn e Peter Safran per la 6th & Idaho, con Michael E. Uslan, Chantal Nong Vo, Lars P. Winther, Rafi Crohn e Paul Ritchie come produttori esecutivi. Il team creativo comprende il direttore della fotografia Rob Hardy, lo scenografo James Price, il montatore Jon Harris e il costumista Keith Madden; le musiche sono di Volker Bertelmann.
Clayface sarà al cinema dal 22 ottobre 2026 distribuito da Warner Bros. Pictures. In conclusione, ecco il poster ufficiale del film.

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Il Ministero dell’Amore: il teaser trailer del film con Pif e Corrado Guzzanti
Il Ministero dell’Amore, il film Prime Original con Pif e Corrado Guzzanti diretto da Ciarrapico e Vendruscolo, arriva su Prime Video dal 18 dicembre: ecco il teaser.

Prime Video ha diffuso il teaser trailer e il poster de Il Ministero dell’Amore, il nuovo film Prime Original scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (autori di Boris), interpretato da Pif con Corrado Guzzanti, Pietro Sermonti, Angela Finocchiaro e Alessandra Mastronardi.
Il teaser trailer di Il Ministero dell’Amore
Questa la sinossi ufficiale del film:
Aldo (Pif) è un brillante cronista parlamentare che passa le sue giornate nel caos della politica romana, ignaro che la vera crisi stia per esplodere dentro di lui. Nel suo mondo interiore, infatti, i sentimenti diventano una questione di Stato e un singolare Consiglio dei Ministri governa ogni sua decisione attraverso decreti emotivi e leggi dell’anima. Quando la storia d’amore con Claudia (Alessandra Mastronardi) inizia a vacillare, il “Governo Aldo” precipita nella sua più grande crisi.
Il cast e la produzione
Tratto dalla pièce teatrale Stare meglio oggi di Giacomo Ciarrapico, il film vede nel cast anche Carlo De Ruggieri, Massimo De Lorenzo, Federico Cesari, Leonardo Lidi, Cristina Pellegrino, Daniele Natali, Luca Amorosino, Giampiero Judica, Lucio Patanè, Thomas Trabacchi, Ninni Bruschetta, Fabio Balsamo e Andrea Pennacchi. È coprodotto da Amazon MGM Studios e da Claudio, Federico e Jacopo Saraceni per Ideacinema.
Il Ministero dell’Amore sarà presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public e sarà disponibile in esclusiva su Prime Video in tutto il mondo dal 18 dicembre.

