Odissea nell’ospizio: recensione del film di e con Jerry Calà

Odissea nell’ospizio: recensione del film di e con Jerry Calà

A prescindere dai giudizi artistici sui suoi lavori, è difficile non dare a Jerry Calà un merito: la sua abilità nell’inserire in ogni suo film un dettaglio, capace non soltanto di fotografare il presente, ma di anticipare anche in qualche modo il prossimo futuro della società. Persino un’opera zoppicante come Ragazzi della notte riusciva nel suo piccolo a generare un’istantanea del popolo delle discoteche negli anni ’90, come del resto Torno a vivere da solo, già nel 2008, azzeccava una lungimirante rappresentazione della frammentazione familiare, diventata poi realtà a causa della crescita smisurata del numero di divorzi e separazioni in Italia, che ha ormai raggiunto quello dei matrimoni. Non fa eccezione il nuovo film di Calà Odissea nell’ospizio, distribuito solo in questi giorni su Chili, ma girato nel 2016, quando l’ondata di odio e rancore nei confronti dello straniero che stiamo vivendo non aveva ancora raggiunto la sua massima portata.

In mezzo a gag sgangherate e comicità demenziale, Odissea nell’ospizio fotografa, anche se per una manciata di secondi e senza il necessario approfondimento, il degrado e il disagio di una fetta di società, attraverso la messa in scena di una becera protesta dentro e fuori una casa di riposo, scaturita dal collocamento nella struttura di sei immigrati. Paradossale che questa lucida e amara rappresentazione dell’avvelenamento del nostro Paese, più fedele di molti film impegnati recenti, giunga da un’opera che, per la sua quasi totalità, va nella direzione opposta a qualsiasi impegno civile e artistico, concentrandosi invece su quella che non è altro che una lunga rimpatriata dei Gatti di Vicolo Miracoli messa su pellicola.

Odissea nell’ospizio: il ritorno dei Gatti di Vicolo Miracoli

Odissea nell'ospizio

Fin dai tempi di Arrivano i gatti, passando per Una vacanza bestiale e arrivando al sottovalutato Gli inaffidabili, i film con i Gatti di Vicolo Miracoli sono sempre stati una trasposizione di ciò che accadeva nella vera vita dei protagonisti: i ruspanti anni del cabaret, la voglia di avventura e di parodia dei miti americani, l’imperituro desiderio di goliardia smorzato da un velo di malinconia per un’epoca finita e per dei legami spezzati dal tempo. Con Odissea nell’ospizio, Calà continua questo percorso, presentandoci con molta autoironia i Gatti di oggi come un gruppo di comici di terza età costretti, per difficoltà economiche, fisiche ed emotive, a vivere in una casa di riposo, all’insegna di battute, scherzi e dissidi vecchi di decenni.

Una sovrapposizione fra finzione e vita reale rimarcata dai nomi dei personaggi: i Ratti (al posto dei Gatti) sono formati da Jimmy Canà (Jerry Calà), Franz Occhini (Franco Oppini), Gilberto Smania (Umberto Smaila) e Nino Palermi (Nini Salerno), che costretto sulla sedia a rotelle si unisce al gruppo con estrema diffidenza, alimentata soprattutto da vecchi litigi con Jimmy. Accanto ai quattro, due inossidabili amici dei veri gatti come Andrea Roncato e Mauro Di Francesco, rispettivamente nei panni dell’agente di Jimmy Sergio Longhi e del gestore dell’ospizio Billy Campobasso, la nipote del Faber Francesca De André e due star della TV internazionale come Sofia Milos (I Soprano) e Katherine Kelly Lang (Beautiful).

Fra realtà e finzione

Odissea nell'ospizio

Lo spunto di partenza, cioè l’improvvisata reunion dei Ratti/Gatti all’interno di un’ospizio sull’orlo del fallimento, non è altro che un pretesto per permettere ai protagonisti di interpretare una versione solo parzialmente romanzata di se stessi. Calà dà vita al solito marpione impenitente, in bilico fra l’infatuazione per la dottoressa della struttura, un ritorno di fiamma per l’ex moglie e la stima da mantenere da parte della giovane figlia. Oppini e Salerno impersonano rispettivamente l’elemento più giocoso e quello più intellettuale del gruppo, mentre Smaila, come nel già citato Gli inaffidabili, interpreta un personaggio particolarmente nazionalista e intollerante, che tuttavia trova un inaspettato punto di contatto con una profuga particolarmente dotata in ambito musicale.

Seguono alcune gag spassose seppur grossolane, come Gilberto che si finge morto per sfuggire a Equitalia, fra i finti pianti degli amici, e altre che sconfinano apertamente nel ridicolo, come la Lang che nella parte di se stessa gioca oltre misura con il suo ruolo di Brooke di Beautiful, ma si ha la netta sensazione che per una volta i siparietti comici siano solo il preambolo per un finale abborracciato dal punto di vista tecnico e non particolarmente convincente sul piano narrativo, ma dall’alto valore simbolico e umano.

Le varie sottotrame aperte vengono chiuse alla meno peggio e i tanti temi proposti (non solo i migranti, ma anche il gioco d’azzardo e le perverse dinamiche dello spettacolo) vengono repentinamente abbandonati. Come se gli anni non fossero passati, le liti non fossero avvenute, e le carriere non avessero preso strade diverse, i Gatti mettono da parte i dissapori e si ritrovano di nuovo sul palco, protagonisti di un nuovo numero di cabaret e interpreti dell’ennesimo scanzonato jingle. Cinema e vita vera diventano indistinguibili, con la macchina da presa che si presta alla fittizia realizzazione di un sogno.

Odissea nell’ospizio: un’opera sgangherata ma sincera

Odissea nell'ospizio

Le incertezze tecniche, le carenze dal punto di vista recitativo di alcuni interpreti e la mancanza di battute memorabili (al di là dei vecchi tormentoni, opportunamente rispolverati) passano così in secondo piano rispetto alla natura stessa dell’operazione, che funge da testimonianza di vitalità e da incrollabile voglia di non arrendersi allo scorrere del tempo e al cambiamento dell’industria e dei gusti del pubblico.

Odissea nell’ospizio non è quindi né il film più divertente né quello più riuscito dei Gatti (titolo che spetta senza dubbio a Gli inaffidabili), ma nella sua imperfezione e nel suo disordine diventa paradossalmente l’opera più sincera di questi quattro stagionati comici, spediti prematuramente e immeritatamente ai margini dell’industria cinematografica e televisiva. Un atto di ribellione a un’epoca che sembra avere tragicamente perso il senso del ridicolo e la rivendicazione spensierata e ridanciana di un umorismo demodé, scapestrato, ma sempre e comunque fedele a se stesso, che ci fa innamorare ancora una volta dei Gatti di Vicolo Miracoli.

Odissea nell’ospizio è disponibile dal 2 ottobre in esclusiva su Chili.

Valutazione
5/10

Verdetto

I Gatti di Vicolo Miracoli si riuniscono in un film dall’umorismo annacquato e dalla resa a tratti zoppicante, che restituisce però allo spettatore l’autobiografica avventura di un gruppo di comici dall’incrollabile vitalità e con la voglia di essere ancora protagonisti.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.