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One Minute to Midnight: recensione del film di Nicolas Pariser

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Il grande cinema francese è tale anche e soprattutto perché riesce sempre a trovare la riflessione sociale nei dialoghi più leggeri, la malinconia in una camminata per le strade di Parigi, la poesia in un incontro fortuito. È questo il caso di One Minute to Midnight, film di Nicolas Pariser presentato in Concorso a Venezia 83. Il regista già noto per Alice e il sindaco firma una di quelle opere che apparentemente non parlano di nulla di speciale, salvo poi penetrare nell’animo dello spettatore a ore e persino a giorni di distanza, facendogli comprendere che in quel piccolo angolo di mondo si parlava invece di tutto ciò che merita considerazione.

Al centro della vicenda c’è Léo, 49enne interpretato da un dolente Melvil Poupaud, che dopo una giovinezza vissuta nell’ambiente della cultura e dell’editoria si ritrova nel pieno di una crisi di mezz’età, sul punto di separarsi dalla compagna e alle prese con le pratiche ereditarie per la morte del padre biologico, che non ha mai conosciuto. Prima di andare a Ferrara per assistere alla lettura del testamento insieme alla sorella a lui sconosciuta (Chiara Mastroianni), Léo è costretto da un imprevisto a passare qualche giorno a Parigi, che ha lasciato da molto tempo. Questo improvvisato soggiorno diventa l’occasione per tracciare un bilancio della propria esistenza e per comprendere i propri errori, che hanno portato molta sofferenza soprattutto alle donne che ha sedotto e maltrattato, approfittando della sua posizione di potere all’interno di una redazione. Sullo sfondo, una Parigi scossa da tumulti sociali, in cui un uomo di cultura di mezz’età come lui fatica a trovare una propria collocazione.

One Minute to Midnight: il bilancio esistenziale di un uomo solo e dell’intera Francia

One Minute to Midnight

Non è un caso che il nome del defunto padre del protagonista sia Daniele Dominici, ovvero il nome del personaggio di Alain Delon nel capolavoro di Valerio Zurlini La prima notte di quiete. Léo è effettivamente un figlio spirituale di quello straordinario pezzo di storia del cinema. Tutto in lui parla nostalgicamente di passato: dal fisico in lento ma inesorabile decadimento alle camminate lente per i suggestivi vicoli di Parigi, dallo sguardo colpevole con cui osserva le sue vecchie conoscenze agli occhi persi che rivolge a una città messa a ferro e fuoco dalle rivolte delle banlieue e dalle vigorose proteste dei giovani francesi in nome di una società più equa e sostenibile. In questo scenario, Léo è un fantasma, che dickensianamente va a trovare i fantasmi del suo passato, del suo presente e del suo futuro.

Quelli del passato sono come sempre i più dolorosi: l’ex stagista (Anaïs Demoustier) con cui ha vissuto una breve e impari relazione, che è diventata leader del Partito Socialista francese; l’unica donna capace di lasciare traccia nel suo cuore (Golshifteh Farahani) e di guadagnarsi attenzione e rispetto in una redazione maschile e maschilista; l’ex collega (Micha Lescot) diventato editore e responsabile di una casa di produzione, intento a girare una serie sulla loro vita; un cinefilo duro e puro diventato ebreo ortodosso (sempre di religioni si tratta), interpretato dallo stesso Nicolas Pariser. Personaggi con cui riesce a rielaborare i propri errori, del tutto improponibili nella società del MeToo, comprendendo allo stesso tempo di essere diventato una reliquia di un mondo che non esiste più, e forse non del tutto ingiustamente.

L’arte in un mondo al collasso

I fantasmi del suo presente sono due: l’avvocatessa moglie di un amico (Léonie Simaga), che gli fa comprendere cosa è cambiato e perché, prima di instaurare con lui una relazione clandestina; la sorella ritrovata Giulia, che Léo conosce nella breve parentesi ferrarese, trovando un’inaspettata sintonia che non si limita alla parentela. Infine c’è lo spirito del natale futuro, cioè la figlia 19enne Emma (Clara Pacini), con cui Léo sta cercando di ricostruire un rapporto perduto, mentre lei come tutti i giovani ha in testa solo la rivoluzione e le inevitabili domande sulla sua disastrata famiglia.

Grattando la superficie, non è assurdo proiettare nel disagio esistenziale del protagonista la crisi dell’intera Francia, che come Léo fatica a trovare il proprio posto nel mondo, in bilico fra un irripetibile passato di passione, eccessi e cultura e un presente strattonato da pulsioni opposte e agli antipodi fra loro. Ma cosa resta dell’arte in un mondo al collasso? E cosa resta di quella gioventù dissennata dopo la trasformazione in sbiadita parodia di noi stessi? Probabilmente poco, ma non è detto che non valga la pena proteggerlo e custodirlo, con sincerità e ironia.

One Minute to Midnight

Nicolas Pariser firma la presa di coscienza del fallimento di un’intera generazione e di una specifica visione del mondo, arrivando quasi a ridicolizzare il suo protagonista, fra incontri tragicomici, atti d’accusa e vuota nostalgia del passato. Non c’è autocommiserazione in questo, ma solo l’accettazione che per Léo l’amore, la vita e la felicità esistono solo se rivolti all’indietro, e non più in avanti, come dovrebbe essere. One Minute to Midnight è grande cinema, che invece sa guardare al presente, analizzandone il caos e le contraddizioni fra amori perduti, critica sociale e tanti rimpianti.

8/10
Il voto di Marco Paiano
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Burn After Reading – A prova di spia: recensione del film dei fratelli Coen

Recensione di Burn After Reading – A prova di spia, la spy story grottesca dei fratelli Coen con Brad Pitt, George Clooney e Frances McDormand.

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Burn After Reading

Burn After Reading – A prova di spia è un film del 2008 scritto e diretto da Joel ed Ethan Coen, presentato in anteprima mondiale alla 65ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, di cui è stato il film d’apertura. Fra i protagonisti del film, una vera e propria parata di star hollywoodiane: Brad Pitt, George Clooney, John Malkovich, Tilda Swinton, J. K. Simmons e l’immancabile Frances McDormand, moglie di Joel Coen nella vita reale. Burn After Reading si è rivelato un discreto successo di pubblico, raccogliendo più di 163 milioni di dollari nei box office di tutto il mondo, a fronte di un budget di circa 60 milioni.

L’agente della CIA Osborne Cox (John Malkovich) viene sollevato dal suo incarico a causa dei suoi problemi con l’alcol. Ritiratosi a vita privata, Cox comincia a trascrivere le sue memorie degli svariati anni passati nell’agenzia. Un CD contenente alcune sue scottanti rivelazioni finisce però accidentalmente nelle mani di Linda Litzke (Frances McDormand) e Chad Feldheimer (Brad Pitt), due inetti dipendenti di una palestra che decidono di ricattare l’ormai ex agente in cambio del loro silenzio. Parallelamente, Linda comincia una frequentazione con lo sceriffo federale Harry Pfarrer (George Clooney), che è anche l’amante della moglie di Cox, Katie (Tilda Swinton). Per una serie di casualità, incidenti ed equivoci, le vite dei protagonisti precipitano ben presto in un vortice di ossessione e pericolo.

Burn After Reading: una spy story nichilista e grottesca perfettamente incastonata nel cinema dei fratelli Coen

Burn After Reading

A una prima superficiale occhiata, Burn After Reading può sembrare un oggetto minore all’interno della strepitosa filmografia dei Coen, quasi una pausa frivola e disimpegnata dalle vette drammatiche raggiunte con Fargo, L’uomo che non c’era e Non è un paese per vecchi. Con una riflessione più attenta e approfondita, risulta invece chiaro e lampante che questa spy story nichilista e grottesca, quasi ai limiti del demenziale, si incastona perfettamente nell’universo cinematografico dei due fratelli, continuando la loro corrosiva satira sull’assoluta insensatezza di buona parte delle vicende umane e sul caos che le governa.

I registi divertono e soprattutto si divertono a ridicolizzare non solo le star hollywoodiane a loro disposizione, costrette a interpretare in maniera sublime e irresistibile una vera e propria manica di imbecilli, ma anche l’intero sistema politico e burocratico americano, dipinto come un covo di esseri abietti e immorali, ossessionati dalla paura di essere spiati e ricattati. Ma a uscirne con le ossa rotte è anche il ceto medio, raffigurato come una classe perennemente insoddisfatta e alla ricerca di futili consolazioni alla propria mediocrità. Intorno a questo scheletro, i Coen imbastiscono una commedia degli equivoci a tratti particolarmente intricata e complessa, resa però assolutamente spassosa da una sceneggiatura a orologeria e da interpreti in stato di grazia.

Burn After Reading mette in scena con cinismo e humour nerissimo i peggiori vizi e le più assurde paranoie dell’animo umano. Fra traditori seriali, agenti ossessionati da inesistenti complotti e ordinari impiegati in cerca di appagamento e sicurezza e miraggi di miracolosi interventi di chirurgia estetica, il circo imbastito dai fratelli Coen si muove come una scheggia impazzita: impossibile prevederne i successivi movimenti, impensabile cercare di comprenderne le dinamiche. La logica è superata dalla più profonda idiozia, l’umanità è eclissata dalla più bieca forma di egoismo. Non ci sono né buoni né cattivi, ma soltanto tante misere macchiette che si comportano in maniera folle e indecifrabile, alla ricerca di obiettivi irrilevanti o inesistenti.

Il lato più oscuro e grottesco dell’America in un’illuminante commedia degli equivoci

I Coen mantengono il ritmo sempre alto e trovano il giusto compromesso fra umorismo e azione, condendo il tutto con i loro proverbiali inarrivabili dialoghi e con alcune trovate comiche esilaranti, su tutte la sedia a dondolo del piacere ideata dal personaggio di Clooney. Formidabili le prove di tutti gli attori principali e in particolare di Brad Pitt, che riesce in un solo colpo a prendersi gioco di se stesso e a dimostrare la propria completezza come interprete, nella parte di un istruttore di palestra talmente stupido e inetto da diventare assolutamente delizioso. Un plauso anche alle puntuali musiche di Carter Burwell, assiduo collaboratore dei Coen, e alla fotografia di Emmanuel Lubezki, lontana dalle vette poetiche ed espressive dei suoi successivi lavori con Malick e Iñárritu, ma altrettanto efficace. Da segnalare inoltre il personaggio di John Malkovich, che 18 anni dopo sarà l’evidente riferimento di Martin McDonagh per la costruzione del protagonista di Wild Horse Nine, interpretato peraltro dallo stesso attore, premiato con la prestigiosa Coppa Volpi di Venezia 83.

Fra accelerazioni improvvise e colpi di scena, Burn After Reading approda a un finale esemplare nel definire l’intrinseco significato della vicenda, ovvero la totale assenza di senso e di logica. Dopo aver condensato con cinismo e sarcasmo in poco più di un’ora e mezza l’inadeguatezza e la pochezza del genere umano, i Coen ci dicono esplicitamente di non poter concludere o imparare assolutamente nulla dalla vicenda. Alla loro macchina da presa non resta quindi che darsela a gambe e allontanarsi beffardamente da questo teatro dell’assurdo e del grottesco, con un’ultima illuminante e irriverente inquadratura satellitare.

Consigliato dalla redazione
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8/10
Il voto di Marco Paiano
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Clayface: il trailer dell’horror thriller DC con Tom Rhys Harries

Clayface, l’horror thriller DC Studios diretto da James Watkins con Tom Rhys Harries, arriva al cinema dal 22 ottobre con Warner Bros. Pictures.

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Clayface

Dai DC Studios arriva Clayface, horror thriller diretto da James Watkins con Tom Rhys Harries nel ruolo di uno dei villain più riconoscibili dell’universo criminale di Gotham City. Il film sarà al cinema dal 22 ottobre 2026 distribuito da Warner Bros. Pictures.

Il trailer ufficiale di Clayface

Questa la sinossi ufficiale del film:

La fulminea ascesa di Matt Hagen, da ragazzo di strada di Gotham a celebre star di Hollywood, viene tragicamente interrotta quando le azioni di un boss della criminalità locale lo lasciano orribilmente sfigurato. Abbandonato dal suo entourage e senza più nulla da perdere, Matt si sottopone a un trattamento all’avanguardia che, miracolosamente, gli restituisce il suo aspetto… ma finisce anche per compromettere la sua percezione della realtà, trascinandolo in una spirale di vendetta sempre più distruttiva.

Il cast e la produzione

Accanto a Harries nel cast figurano Naomi Ackie, David Dencik, Max Minghella ed Eddie Marsan, insieme a Nancy Carroll e Joshua James. Watkins dirige da una sceneggiatura di Mike Flanagan e Hossein Amini, da un soggetto dello stesso Flanagan, basato sui personaggi DC.

Il film è prodotto da Matt Reeves, Lynn Harris, James Gunn e Peter Safran per la 6th & Idaho, con Michael E. Uslan, Chantal Nong Vo, Lars P. Winther, Rafi Crohn e Paul Ritchie come produttori esecutivi. Il team creativo comprende il direttore della fotografia Rob Hardy, lo scenografo James Price, il montatore Jon Harris e il costumista Keith Madden; le musiche sono di Volker Bertelmann.

Clayface sarà al cinema dal 22 ottobre 2026 distribuito da Warner Bros. Pictures. In conclusione, ecco il poster ufficiale del film.

Clayface, il poster italiano

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Il Ministero dell’Amore: il teaser trailer del film con Pif e Corrado Guzzanti

Il Ministero dell’Amore, il film Prime Original con Pif e Corrado Guzzanti diretto da Ciarrapico e Vendruscolo, arriva su Prime Video dal 18 dicembre: ecco il teaser.

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Il ministero dell'amore

Prime Video ha diffuso il teaser trailer e il poster de Il Ministero dell’Amore, il nuovo film Prime Original scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (autori di Boris), interpretato da Pif con Corrado Guzzanti, Pietro Sermonti, Angela Finocchiaro e Alessandra Mastronardi.

Il teaser trailer di Il Ministero dell’Amore

Questa la sinossi ufficiale del film:

Aldo (Pif) è un brillante cronista parlamentare che passa le sue giornate nel caos della politica romana, ignaro che la vera crisi stia per esplodere dentro di lui. Nel suo mondo interiore, infatti, i sentimenti diventano una questione di Stato e un singolare Consiglio dei Ministri governa ogni sua decisione attraverso decreti emotivi e leggi dell’anima. Quando la storia d’amore con Claudia (Alessandra Mastronardi) inizia a vacillare, il “Governo Aldo” precipita nella sua più grande crisi.

Il cast e la produzione

Tratto dalla pièce teatrale Stare meglio oggi di Giacomo Ciarrapico, il film vede nel cast anche Carlo De Ruggieri, Massimo De Lorenzo, Federico Cesari, Leonardo Lidi, Cristina Pellegrino, Daniele Natali, Luca Amorosino, Giampiero Judica, Lucio Patanè, Thomas Trabacchi, Ninni Bruschetta, Fabio Balsamo e Andrea Pennacchi. È coprodotto da Amazon MGM Studios e da Claudio, Federico e Jacopo Saraceni per Ideacinema.

Il Ministero dell’Amore sarà presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public e sarà disponibile in esclusiva su Prime Video in tutto il mondo dal 18 dicembre.

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