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Oppenheimer: recensione del film di Christopher Nolan

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Nel magistrale e più volte citato ottavo episodio di Twin Peaks – Il ritorno, la serie sequel con cui David Lynch è tornato al suo celebre show televisivo dopo ben 25 anni, assistiamo impietriti alla nascita dell’inquietante BOB, che viene letteralmente generato dal fungo del cosiddetto Trinity Test, il primo esperimento nucleare della storia avvenuto il 16 luglio 1945 a White Sands, in Nuovo Messico. Una scena visionaria e di grande impatto emotivo, che tratteggia l’origine di un mostro fittizio nel momento stesso in cui l’umanità compie uno dei propri passi più mostruosi, determinante per il proprio futuro. Momento che inevitabilmente diventa anche un pilastro di Oppenheimer, biopic di Christopher Nolan dedicato al principale artefice di quella bomba, J. Robert Oppenheimer.

Fra i più grandi cineasti viventi, è difficile trovare un contrasto più forte di quello fra il razionale, ingegnoso e roboante cineasta britannico e il visionario maestro del conturbante statunitense. Eppure, queste due idee di cinema agli antipodi si toccano per un breve quanto fondamentale istante, che per entrambi sancisce un prima e un dopo per l’umanità all’interno dei rispettivi mondi. Un mondo che per Nolan è ossessione (per il tempo, per un’amata perduta, per i figli o addirittura per gli estranei per strada, come per il protagonista di Following), tavolozza per il trucco e per l’inganno (The Prestige), teatro della perenne lotta fra ordine e caos (la trilogia di Batman) o mezzo con cui raccontare la storia (Dunkirk).

Temi e caratteristiche che convergono nell’opera più ambiziosa del cineasta britannico, he all’interno di un apparente squilibrio narrativo costruisce il suo racconto più equilibrato, grazie a cui ha conquistato il suo primo Golden Globe per la migliore regia, in attesa di tentare la medesima impresa con l’Oscar il prossimo 10 marzo.

Oppenheimer: il Prometeo moderno di Christopher Nolan

Sulla base della fluviale biografia di Kai Bird e Martin J. Sherwin Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica, Nolan scrive e dirige un dramma strutturato in tre linee temporali distinte, corrispondenti alle classiche fasi dell’ascesa, della caduta e della redenzione. Seguiamo così il fisico (interpretato dallo strepitoso Cillian Murphy) dalle prime battute della sua carriera fino all’assegnazione della direzione del progetto Manhattan per la bomba atomica statunitense, per poi vederlo sconfitto dai giochi di potere e dall’odio di Lewis Strauss (un mefistofelico Robert Downey Jr.), fino alla riabilitazione pubblica a seguito della sconfitta politica e umana del suo acerrimo nemico.

Ma nel prismatico ritratto umano di Nolan c’è spazio anche per l’altalena emotiva e sentimentale del protagonista fra due donne (la moglie Katherine interpretata da Emily Blunt e l’amante Jean Tatlock impersonata da Florence Pugh), per le dispute scientifiche coi colleghi, per i fondamentali dialoghi con Albert Einstein e soprattutto per lo sgancio della famigerata bomba atomica, che provoca in lui sensi di colpa e una netta svolta in direzione pacifista, responsabile delle sue successive sventure. Sullo sfondo, gli errori dell’uomo, le illuminazioni dello scienziato e i continui presagi di orrore e di morte, alimentati dalla frase del testo sacro induista Bhagavadgītā «Ora sono divenuto Morte… il distruttore di mondi», sintesi della vita e dell’operato di Oppenheimer.

Caduta e redenzione

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«O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo», afferma Batman nel finale de Il cavaliere oscuro, rovesciando su se stesso una frase di Harvey Dent prima di compiere un sacrificio in nome della collettività, ovvero rinunciare alla propria immagine e alla propria fama per dare alle persone qualcuno in cui credere e qualcuno a cui dare invece la caccia. Come il vigilante alter ego di Bruce Wayne, Oppenheimer ama agire nell’ombra e lontano dai riflettori, in asettici laboratori o nel deserto che circonda Los Alamos, costruita apposta per metterlo nelle condizioni di sconfiggere attraverso le sue ricerche il nemico del presente degli Stati Uniti (l’asse nazista) e quello del futuro prossimo, cioè l’Unione Sovietica.

I destini del fisico e del supereroe sono accomunati anche dall’analoga lotta contro il caos, che nonostante i loro rispettivi sforzi (in ambito scientifico e nella lotta contro la criminalità) continua a sfuggire a ogni tentativo di contenimento. Dove Batman reagisce rialzandosi dopo la caduta e sottraendo se stesso alla collettività, Oppenheimer sceglie di accettare a testa bassa le conseguenze delle sue azioni, con il rimorso per una colpa che non gli viene neanche riconosciuta («Lei pensa che a qualcuno, a Hiroshima o a Nagasaki, interessi un cazzo di chi ha costruito la bomba? Gli interessa chi l’ha sganciata. L’ho fatto io. Hiroshima non riguarda lei», gli dice Truman) e accettando i soprusi di un’inchiesta costruita appositamente per umiliarlo sfruttando le sue antiche simpatie comuniste da Lewis Strauss, il cinico Salieri dell’aspirante Mozart della fisica.

Oppenheimer e Strauss come Mozart e Salieri

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A differenza di quanto fatto da Miloš Forman con il compositore austriaco nel suo Amadeus, Nolan non rappresenta Oppenheimer come un genio, ma ne evidenzia al contrario fortune e contraddizioni, concentrandosi al contrario sulla sua natura imperfetta di uomo e sulle moltitudini in esso contenute. L’eccellente scienziato convive così con una persona in totale balia degli eventi, costretto a convivere con il peso della sua più importante creazione, che al tempo stesso vede come il fattore che potrebbe relegarlo per sempre dalla parte sbagliata della storia.

Un tormento che abita negli sguardi impietriti di Cillian Murphy, nella sua fisicità scarnificata e nella postura costantemente attendista di chi si ritrova a dover creare gli eventi dopo averli osservati per tutta la sua vita. Nolan segue il suo protagonista con il suo stile sempre visibile, fatto di musiche avvolgenti e onnipresenti (stavolta di Ludwig Göransson) e di dialoghi ficcanti e perentori, spaziando liberamente fra il biopic, il dramma familiare, la ricostruzione storica e politica e il legal drama, con spunti tipicamente thriller e suggestioni orrorifiche nelle visioni del protagonista, che si dirigono ancora una volta inaspettatamente verso gli incubi di David Lynch.

Fra superfluo ed essenziale

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La cronologia di Oppenheimer ricalca lo stato d’animo cangiante del suo protagonista. Nolan rischia di perdersi nel bianco e nero che accompagna la linea temporale maggiormente incentrata sul Segretario al Commercio Lewis Strauss, ma ancora una volta sa dare un senso al tutto e allo stesso tempo spiazzarci nell’atto conclusivo, in cui emerge tutta l’arrogante mediocrità del personaggio di Robert Downey Jr., talmente asservito all’astio e al desiderio di vendetta da demolire la sua carriera in nome di una suggestione e di un sospetto, grazie anche al voto del futuro presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy.

Vediamo continuamente Oppenheimer talmente concentrato ad allontanare il superfluo dalle sue ricerche da compromettere progressivamente l’essenziale, cioè la sua famiglia, la sua stabilità emotiva e la sua dignità. Nolan riesce a trasformare tutto questo in toccante racconto cinematografico, dando una centralità narrativa e tematica ai personaggi femminili, rinunciando al colpo di scena fine a se stesso e cimentandosi anche nella prima scena di sesso della sua filmografia, funzionale al racconto e alla psiche del protagonista.

Nel corso di 180 minuti densi di eventi e di temi, il regista riesce però a ritagliarsi idee di cinema brillanti e sorprendenti, come la lunga parentesi del già citato Trinity Test, giocata tutta sulla tensione per un pericoloso e decisivo spettacolo di stampo cinematografico e sull’utilizzo del suono e della sua assenza.

Il raggelante finale di Oppenheimer

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In un flusso di coscienza frastagliato ma sempre coerente con se stesso, scopriamo l’Oppenheimer più ambiguo, attratto dalla mela avvelenata come la strega di Biancaneve e sedotto dai piaceri del sesso, conosciamo lo scienziato tutt’altro che umile (come dice egli stesso a Lewis Strauss) ma abbastanza intelligente da circondarsi da menti brillanti come e più della sua e soprattutto comprendiamo gli abissi dell’uomo, devoto a un’idea, spiazzato dai suoi esiti e infine coinvolto in una difficile lotta per rimediare e per riabilitare la propria immagine.

Fra elucubrazioni teoriche e tragici risvolti pratici (che Nolan mette rispettosamente fuori campo), Oppenheimer ci fa ripensare alla portata del doppio sgancio atomico sul Giappone, che complessivamente ha ucciso almeno 150.000 persone, ma soprattutto alla sua influenza sulla storia e sul mondo che sono venuti dopo, in una reazione a catena pensata da Einstein, temuta dal protagonista e infine evocata dal finale più raggelante e ammonitorio dell’intera carriera del regista britannico. Non servono dunque posticci testi conclusivi dedicati alla vita dei personaggi dopo gli eventi narrati, tipici dei biopic moderni; bastano lo sguardo contrito e mai risolto di Oppenheimer e un fuoco sempre più grande e spaventoso, che avvolge non solo il Prometeo moderno ma l’intero genere umano.

Oppenheimer in Home Video

Dove vedere Oppenheimer in streaming

Overall
8.5/10

Verdetto

Con Oppenheimer, Christopher Nolan firma il suo film più ambizioso ed equilibrato, tratteggiando la prismatica figura dell’inventore della bomba atomica, nonché di uno dei principali artefici del mondo in cui viviamo.

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MaXXXine arriverà il 21 agosto nelle sale italiane

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MaXXXine

Lucky Red e Universal Pictures International Italy annunciano la distribuzione e la data d’uscita di MaXXXine, film di Ti West con protagonista Mia Goth, terzo capitolo targato A24 della celebre trilogia horror d culto. Il film arriverà nelle sale cinematografiche il prossimo 21 agosto.

Dopo il primo X – A Sexy Horror Story e il prequel Pearl, lo scrittore, regista e montatore Ti West firma il capitolo finale di una trilogia che ha conquistato gli spettatori di tutto il mondo. Mia Goth torna ad interpretare la sensuale Maxine Minx, che a dieci anni di distanza dai sanguinosi avvenimenti del primo episodio, cerca ancora di inseguire il suo sogno di diventare un’attrice porno nella Hollywood degli anni ’80, ma la presenza di un serial killer in agguato rischia di svelare il suo oscuro passato. L’iconica protagonista è affiancata questa volta anche da un cast all-star: Elizabeth Debicki, Moses Sumney, Michelle Monaghan, Bobby Cannavale, Halsey, Lily Collins, Kevin Bacon e Giancarlo Esposito.

MaXXXine: Mia Goth torna per il terzo capitolo

MaXXXine

Prodotto sempre da A24, che nel cinema di genere ha realizzato, oltre ai due precedenti film della trilogia, anche Hereditary – le radici del male, Midsommar, The Witch e The Lighthouse, ed è reduce dal recente successo di Talk to me, MaXXXine promette di essere la degna conclusione, carica di emozioni forti, per tutti i fan della saga e per nuovi curiosi spettatori, ricreando le atmosfere vintage dell’America anni ’80, garantendo sangue, sesso e rinnovando l’omaggio ai film d’autore di genere (Hitchcock e Dario Argento solo per citarne alcuni).

Questa la sinossi ufficiale del fil,

Hollywood, anni ’80. Maxine Minx, star di film per adulti e aspirante attrice, riesce finalmente a trovare la sua grande occasione. Un misterioso assassino, però, sta dando la caccia alle stelle di Hollywood e questa scia di sangue rischia di rivelare il suo oscuro passato.

In Italia MaXXXine uscirà al cinema il 21 agosto distribuito da Lucky Red e Universal Pictures International Italy.

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Quattro figlie: il trailer del film di Kaouther Ben Hania

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Quattro figlie

È online il trailer ufficiale di Quattro figlie, docu-film di Kaouther Ben Hania (La bella e le bestie, L’homme qui a vendu sa peau) candidato all’Oscar 2024 per il miglior documentario. Il film sarà distribuito in versione originale sottotitolata a partire dal 27 giugno. Un racconto al femminile, che vede al centro una madre e il rapporto con le sue figlie, incentrato sulla vicenda di Olfa Hamrouni, diventata molto nota in Tunisia. Questa la dichiarazione della regista:

A un programma radiofonico, ho sentito Olfa parlare della tragedia delle sue figlie. La sua storia mi ha intrigata e commossa. Anche in questo caso, si trattava della storia di una madre e delle sue quattro figlie adolescenti. Olfa mi ha affascinata fin da subito, in lei ho visto un personaggio potente per un film. Era l’incarnazione di una madre con tutte le sue contraddizioni, le sue ambiguità, i suoi punti problematici. La sua storia complessa e terribile mi ha perseguitata e ho voluto esplorarla.

Il trailer di Quattro figlie

Questa la sinossi ufficiale del film:

È una vita che oscilla tra luci e ombre, quella di Olfa, donna tunisina e madre di quattro figlie, un’esistenza spesso ribelle, ma inesorabilmente schiacciata dal peso della tradizione e della società. Un giorno, le sue due figlie maggiori spariscono. Per riempire quell’incomprensibile vuoto, la regista Kaouther Ben Hania invita due attrici professioniste a prendere il loro posto al fianco della donna e delle due figlie minori, per ripercorrere e mettere in scena – tra realtà e finzione – la storia della famiglia. Ne scaturisce un viaggio intimo e profondo pieno di speranza e sorpresa, un’opera emozionante e catartica, tragica ma anche inaspettatamente divertente, candidata all’Oscar 2024 per il Miglior documentario.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film, che arriverà nelle sale italiane il 27 giugno, distribuito da Arthouse in collaborazione con Unipol Biografilm Collection, in versione originale sottotitolata.

Quattro figlie
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La morte è un problema dei vivi: trailer italiano del film di Teemu Nikki

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La morte è un problema dei vivi

Teemu Nikki (Euthanizer, Il cieco che non voleva vedere Titanic) torna sul grande schermo con una brillante commedia nera, che mette in scena in una Finlandia cinica, le conseguenze della ludopatia e le vicende di una bizzarra coppia di emarginati. Il film arriverà nelle sale italiane il 4 luglio ed è già disponibile il trailer ufficiale, che potete vedere qui sotto.

Il trailer ufficiale italiano de La morte è un problema dei vivi

I protagonisti del film sono Pekka Strang e Jari Virman, mentre le musiche originali sono del compositore Marco Biscarini (Volevo nascondermi, Lubo, Un giorno devi andare), alla sua prima collaborazione con il regista Teemu Nikki.

Questa la sinossi ufficiale del film:

A Risto e Arto tutto è andato storto. Il primo ha una dipendenza da gioco d’azzardo, un matrimonio sul punto di andare in pezzi e un’automobile con cui svolge servizio da becchino. Il secondo, da quando ha scoperto di essere nato con l’85% di cervello in meno rispetto alla media, si è trovato il vuoto intorno, abbandonato e insultato da amici, parenti e colleghi. Insieme, cercano maldestramente di trovare una soluzione alle loro esistenze; una ricerca su cui dovranno scommettere le loro stesse vite. Dal pluripremiato regista Teemu Nikki (Euthanizer, Il cieco che non voleva vedere Titanic), una commedia nera originale e commovente sull’amicizia e il perdono, sulle assurdità della vita e su come affrontarle giorno dopo giorno.

In conclusione, ecco il poster ufficiale de La morte è un problema dei vivi, che arriverà nelle sale italiane il 4 luglio, distribuito da I Wonder Pictures.

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