Paolo Conte, Via con me: recensione del film di Giorgio Verdelli

Paolo Conte, Via con me: recensione del film di Giorgio Verdelli

Niente più ti lega a questi luoghi
Neanche questi fiori azzurri
Via via
Neanche questo tempo grigio
Pieno di musiche
E di uomini che ti son piaciuti

1981. Paolo Conte incide Via con me (It’s wonderful), registrata allo studio Format di Torino, inserendola nell’album Paris milonga, che sancisce la definitiva affermazione del cantautore astigiano nel nostro paese e gli permette di farsi apprezzare all’estero. Via con me è forse la sua canzone più cantata, ballata, celebrata e conosciuta. Oggi quel pezzo dà forma ad un nuovo jazz, visivo, enigmatico, aristocratico, ironico, malinconico: è Paolo Conte, Via Con Me, documentario diretto da Giorgio Verdelli.

Verdelli ci conduce elegantemente nella vita di un avvocato che non fu un avvocato, un cantore della provincia del mondo, e ci conduce nella sua musica fatta di favole e milonghe, visioni, sogni e memorie. Un viaggio dentro la mente di una leggenda, nella storia dell’uomo che prese la canzone italiana e la rese moderna, sensuale, perché la sua era ed è vera musica, “che sa far ridere e all’improvviso ti aiuta a piangere”. 

Paolo Conte, Via con me: il documentario di Giorgio Verdelli

Paolo Conte, Via con me

Con la voce narrante di Luca Zingaretti, il documentario è una commistione di concerti, dialoghi, confessioni, tra cui svetta una lunga intervista di Verdelli a Paolo Conte, che racconta in prima persona il labirinto dei suoi testi e delle sue composizioni (“sono solo l’avvocato difensore dell’identità delle mie canzoni”), anche quelle scritte per altri interpreti – da Jane Birkin, Caterina Caselli, Bruno Lauzi, a Adriano Celentano, Enzo Jannacci – oltre che nell’intreccio delle sue passioni, come l’enigmistica, la pittura e il cinema. Numerosi personaggi, disseminati lungo la sua carriera, partecipano al racconto di questo cantore eclettico e burbero, come Roberto Benigni, Vinicio Capossela, Caterina Caselli, Francesco De Gregori, Stefano Bollani, Giorgio Conte, Pupi Avati, Renzo Arbore, Paolo Jannacci, Vincenzo Mollica, Isabella Rossellini, Jane Birkin, Patrice Leconte e Peppe Servillo.

Il principe della musica italiana

Ed è proprio Benigni a donargli appellativi, epiteti e nomi nuovi, definendolo non solo il principe della musica italiana, ma un uomo dalla figura solenne, nobile, la cui grandezza sta nel seguire la regola dell’ars gratia artis: non ci sono significati nelle sue composizioni, afferma Benigni, è il significato primo, è la canzone per la canzone. Il documentario è questo e tantissimo altro; è un omaggio raffinato, poetico, lieve e malinconico di un personaggio sensuale e timido, dimesso e distinto, parsimonioso ed elegante. 

Paolo Conte, Via Con Me ci parla dei suoi inizi da avvocato, i rimpianti professionali, Chopin e Louis Armstrong, l’amore per l’America, l’esordio da vibrafonista, e poi il jazz, il piano, il kazoo, il suo swing su Bartali, l’incontro con Benigni che incide una versione di Via con me per la colonna sonora del film Tu mi turbi, le canzoni ironiche al Club Tenco. Il poeta di Asti – “una città in cui non si comunica tanto” – autore di inni nazionali, suggestioni, narratore di storie e paesaggi, tra jazz, boogie e pop, è qui visibile come un’alchimia di linguaggi e sonorità che si incontrano, evocativo, tremante, che costruisce canzoni come si forgia l’immagine al cinema. 

Paolo Conte, Via con me, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film in collaborazione con Rai Cinema, sarà nei cinema italiani distribuito da Nexo Digital solo il 28, 29, 30 settembre. 

“Quella musica continuava,
era una canzone che diceva e non diceva
L’orchestra si dondolava come un palmizio davanti a un mare venerato
Quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare
 
Un quinto personaggio esitò prima di sternutire
Poi si rifugiò nel nulla
Era un mondo adulto,
si sbagliava da professionisti”
Valutazione
7/10

Verdetto

Il documentario di Giorgio Verdelli ci conduce nella vita di Paolo Conte, un cantore della provincia del mondo, e nella sua musica fatta di favole e milonghe, visioni, sogni e memorie. Una commistione di concerti, dialoghi, confessioni, un viaggio nella storia dell’uomo che prese la canzone italiana e la rese moderna, sensuale, evocativa. 

 

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.