Race for Glory: Audi vs. Lancia Race for Glory: Audi vs. Lancia

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Race for Glory: Audi vs. Lancia, recensione del film con Riccardo Scamarcio

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Questa è una storia di Davide contro Golia, ci dicono i titoli di testa di Race for Glory: Audi vs. Lancia, film di Stefano Mordini dedicato al campionato del mondo di rally del 1983 e all’acceso duello in pista fra la casa automobilistica italiana e quella tedesca. Un confronto fra l’innovazione, rappresentata dalle quattro ruote motrici e dall’ampia disponibilità economica di Audi, e la vecchia guardia, simboleggiata invece dalle due ruote motrici di Lancia e dal suo ridotto budget. Una coproduzione italiana e inglese dall’ambizione internazionale (coinvolti la Lebowski di Riccardo Scamarcio, anche protagonista, e Jeremy Thomas, già produttore di maestri come Bernardo Bertolucci, David Cronenberg, Wim Wenders e Terry Gilliam), che purtroppo non riesce a trasmettere l’epica sportiva e automobilistica centrata invece da altre produzioni recenti.

I punti di riferimento espliciti di Race for Glory: Audi vs. Lancia sono infatti Le Mans ’66 – La grande sfida di James Mangold (in originale Ford v Ferrari) e Rush di Ron Howard, il cui protagonista Daniel Brühl è non a caso coinvolto nel film di Stefano Mordini nel ruolo di Roland Gumpert, direttore sportivo di Audi che si confronta con l’italiano Cesare Fiorio. Impossibile poi non citareVeloce come il vento di Matteo Rovere, capace di dimostrare che un cinema di corse italiano è possibile, insieme a Ferrari, biopic d’autore firmato da Michael Mann e dedicato al fondatore della più celebre casa automobilistica italiana. Titoli in grado di fondere la nostalgia per un mondo delle corse più analogico, romantico e spericolato di quello attuale con una particolare attenzione alle persone che ruotano intorno alle auto da corsa, alle loro fragilità e alle loro paure.

Race for Glory: Audi vs. Lancia, il mondiale rally del 1983 rivive nel film di Stefano Mordini

Photo credit: Matteo Leonetti

Race for Glory: Audi vs. Lancia cerca di inserirsi in questo solco, tratteggiando un Cesare Fiorio ossessionato dalla vittoria (buona la prova di Scamarcio), a differenza del suo pilota Walter Röhrl (Volker Bruch), apicoltore prestato all’automobilismo (o viceversa) che dimostra a più riprese che per lui vincere non è tutto. L’altro principale contrasto è quello fra il pragmatismo del direttore sportivo italiano, che non esita e giocare sul filo del regolamento e dell’etica per vincere, e la strafottenza di Roland Gumpert, più ligio alle regole. Su queste direttrici si sviluppa il racconto del mondiale di rally del 1983, con diverse licenze narrative rispetto a quanto avvenuto nella realtà, dichiarate peraltro nei titoli di coda.

Dopo la commedia Gli infedeli, il thriller con sfumature soprannaturali Lasciami andare e il raggelante dramma sul massacro del Circeo La scuola cattolica, Stefano Mordini continua la sua esplorazione dei generi, dando vita a diverse sequenze di corsa dal notevole impatto visivo e a una riproduzione maniacale di auto, sponsor e tute dell’epoca, che farà la gioia degli appassionati più nostalgici. Come nei titoli precedentemente citati, durante Race for Glory: Audi vs. Lancia a tratti abbiamo la sensazione di essere sul tracciato, sentire il calore dei motori e percepire l’odore dell’olio e della benzina. Purtroppo però sono solo sporadici attimi di gioia cinefila e automobilistica, messi in secondo piano da una viscerale attrazione per tutto ciò che esula dalla pista e dalla superficialità del racconto sportivo e della caratterizzazione dei personaggi, ulteriormente penalizzata in italiano da un doppiaggio sciatto e dall’effetto straniante.

Un’ottima occasione mancata

Race for Glory: Audi vs. Lancia
Photo credit: Matteo Leonetti

Le dinamiche del mondiale di rally, meno note rispetto a quelle della Formula 1, non sono approfondite a sufficienza, in particolare nella divergenza fra il titolo piloti e quello costruttori, fondamentale nell’epilogo. Lo stesso Fiorio non ha un lato umano abbastanza delineato, al punto che nel tentativo di conferirgli spessore vengono inseriti a forza nel racconto i personaggi femminili di Jane McCoy (Katie Clarkson-Hill), con tanto di suggestioni sentimentali mai approfondite, e della sprecata Haley Bennett nella parte di una giornalista che intervista il protagonista. Sottotrame che si trasformano in un boomerang, dalla scarsa efficacia e appesantite da dialoghi poco ispirati. Lascia inoltre francamente perplessi il cameo di Lapo Elkann nei panni del nonno Gianni Agnelli, in pericoloso bilico fra autoironia e cattivo gusto.

Al netto delle forzature narrative già menzionate, a penalizzare Race for Glory: Audi vs. Lancia è la volontà di mettere sempre al centro i manager, trasformando i piloti in ingranaggi al loro servizio. Il risultato è che non si riesce mai a percepire il valore dell’impresa sportiva della Lancia, che al contrario appare fin dal subito dominante sull’asfalto asciutto e meglio organizzata. Restano così maggiormente impresse le furbate di Fiorio (le macchine da strada fatte spostare, il sale per far sciogliere il ghiaccio) che la potenza di Audi, espressa solo a parole.

Pur apprezzando l’apertura del cinema italiano a queste produzioni di genere dal taglio internazionale, si ha la sensazione di aver assistito a un’ottima occasione mancata, in cui la costante danza fra gloria e tragedia tipica del mondo delle corse e la tensione verso il superamento dei limiti umani e meccanici sono solo sfiorate, per fare spazio a risvolti decisamente meno interessanti.

Race for Glory: Audi vs. Lancia è distribuito da Medusa Film.

Race for Glory: Audi vs. Lancia in Home Video

Dove vedere Race for Glory: Audi vs. Lancia in streaming

Overall
5/10

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Race for Glory: Audi vs. Lancia si rivela un produzione ambiziosa, dal taglio internazionale e dalla buona resa tecnica, ma non riesce a cogliere l’epica sportiva e automobilistica, meglio rappresentata in altri film di corse recenti.

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The Instigators: il trailer del film Apple TV+ con Matt Damon e Casey Affleck

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The Instigators

È online il trailer ufficiale italiano di The Instigators, nuovo film di Doug Liman con protagonisti Matt Damon e Casey Affleck, in arrivo il 9 agosto su Apple TV+. Si tratta di un heist thriller, scritto da Chuck MacLean e dallo stesso Casey Affleck, forte della presenza nel cast di Michael Stuhlbarg, Paul Walter Hauser, Ving Rhames, Alfred Molina e Toby Jones, Jack Harlow e Ron Perlman. La produzione è di Artist Equity, Studio 8 e The Walsh Company, mentre i produttori sono Ben Affleck, Matt Damon, Jeff Robinov, John Graham, Kevin J. Walsh, Alison Winter. Celia Costas, Dani Bernfeld, Kevin Halloran, Michael Joe, Cynthia Dahlgren e Luciana Damon sono invece i produttori esecutivi. Diamo un’occhiata a quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale italiano di The Instigators, dal 9 agosto su Apple TV+

Questa la sinossi ufficiale del film:

L’heist thriller vede protagonisti Matt Damon e Casey Affleck nel ruolo di due partner improbabili: Rory, un padre disperato, e Cobby, un ex detenuto, vengono reclutati per portare a segno una rapina dei guadagni illeciti di un politico corrotto. Quando il colpo va male, i due si ritrovano in un vortice di caos, inseguiti non solo dalla polizia, ma anche da burocrati arretrati e vendicativi boss del crimine. Completamente spaesati, convincono la terapeuta di Rory (Hong Chau) a unirsi a loro in una fuga avventurosa per le strade della città che li costringe a mettere da parte le loro differenze e lavorare insieme per sfuggire alla cattura o peggio…

In conclusione, vi ricordiamo che The Instigators debutterà il prossimo 9 agosto su Apple TV+.

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Sunny: il trailer della serie Apple TV+ con Rashida Jones

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Sunny

È online il trailer di Sunny, nuova serie Apple TV+ con Rashida Jones. Si tratta di un mystery thriller con atmosfere da commedia dark, che debutterà il l 10 luglio con i primi due episodi dei dieci totali, seguiti da un nuovo episodio a cadenza settimanale ogni mercoledì fino al 4 settembre. Sunny è creata da Katie Robbins, che è anche showrunner, ed è prodotta dalla stessa Robbins, Lucy Tcherniak (anche regista) e Rashida Jones, insieme a Hidetoshi Nishijima, Joanna Sotomura, Judy Ongg, YOU, annie the clumsy e Jun Kunimura. Scopriamo cosa ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Sunny, dal 10 luglio su Apple TV+

Questa la sinossi ufficiale della serie:

Sunny vede Jones nei panni di Suzie, una donna americana che vive a Kyoto, in Giappone, la cui vita viene sconvolta quando il marito e il figlio scompaiono in un misterioso incidente aereo. Come “consolazione” le viene dato Sunny, uno dei nuovi robot domestici prodotti dall’azienda elettronica del marito. Sebbene all’inizio Suzie non sopporti i tentativi di Sunny di riempire il vuoto della sua vita, a poco a poco i due sviluppano un’amicizia inaspettata, mentre insieme scoprono l’oscura verità su ciò che è realmente accaduto alla famiglia di Suzie, rimanendo pericolosamente invischiati in un mondo che Suzie non sapeva esistesse.

Prodotta per Apple TV+ da A24, Sunny è la seconda collaborazione tra Apple, A24 e Jones dopo il film di Sofia Coppola On the Rocks. Rashida Jones ha anche preso parte di recente alla serie di successo Apple Original Silo, basata sulla trilogia di romanzi distopici best-seller del New York Times di Hugh Howey. In conclusione, vi ricordiamo che Sunny arriverà su Apple TV+ il prossimo 10 luglio.

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Kinds of Kindness: recensione del film di Yorgos Lanthimos

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Kinds of Kindness

Il corpo è centrale nella visione di Yorgos Lanthimos. Lo è sempre in verità, in tutti i suoi film, ma in Kinds of Kindness assume un ruolo ancora più prominente. Kinds of Kindness, scritto e diretto da Lanthimos e interpretato da Emma Stone, Willem Dafoe, Jesse Plemons e Hong Chau, è l’ultima opera partorita dalla mente brillante del regista greco, che dopo Povere Creature! è tornato in sala con un film prezioso e repulsivo, straniante e seduttivo, suddiviso in tre narrazioni distinte, interpretate dallo stesso ensemble di attori in ruoli diversi. Le trame di Kinds of Kindness sono indipendenti ma interconnesse e presentano notevoli affinità tra loro.

Kinds of Kindness: l’anatomia del controllo secondo Lanthimos

Photo by Atsushi Nishijima. Courtesy of Searchlight Pictures

Il primo episodio si chiama “La morte di R.M.F.” e ci porta nella vita di Robert Fletcher, interpretato da Jesse Plemons, un uomo sposato e la cui esistenza è rigidamente controllata da Raymond (Willem Dafoe), un magnate che gli impone ogni giorno precise direttive su ogni aspetto della sua vita. Tra bizzarri compiti e rigide abitudini, Robert deve provocare un incidente con la sua macchina. Dopo aver eseguito l’ordine, Raymond gli comunica che l’impatto non è stato abbastanza violento e che quindi deve provocarne uno nuovo. Di fronte all’obiezione di Robert, comprendendo come un ulteriore scontro potrà poi risultare fatale per l’altro conducente, Raymond rimane impassibile.

Alla fine, Robert si rifiuta di obbedire e, come conseguenza, inizia a perdere tutto ciò che ha, incluso l’amore di sua moglie (Hong Chau). Il secondo episodio, “R.M.F. sta volando”, segue la storia di un poliziotto la cui moglie, una biologa di nome Liz (Emma Stone), scompare durante una missione scientifica. Al suo ritorno, lui nota dei cambiamenti sottili ma inquietanti in lei, tanto da sospettare che possa essere un’impostora e che la donna di fronte a lui non sia davvero sua moglie. Il terzo episodio, “R.M.F. mangia un panino”, racconta di due membri di un culto impegnati nella ricerca di un prescelto che dovrebbe avere la capacità di resuscitare i morti.

Kinds of Kindness: la manipolazione è la fede più succulenta

Kinds of Kindness


Come dicevamo in apertura, il corpo è centrale nell’ecosistema visivo del regista greco e questo film non fa eccezione. Tutti e tre gli episodi trattano di potere, coercizione, manipolazione e abuso, ognuno in modo più sottile e differente. Nel primo episodio Robert non ha autonomia, il suo corpo è nelle mani di un dispotico mentore-demiurgo che ne controlla qualsiasi espressione e decisione, dai gesti più semplici, dal sonno alla colazione, alla lettura (per Raymond leggere Anna Karenina è obbligatorio), ai rapporti sessuali.

Non c’è aspetto della vita che non subisca il suo controllo. Anche i regali di Raymond, esibiti nella lussuosa villa di Robert, sono doni che riguardano il corpo e guardano, contrariamente, a una realtà che è senza controllo: tra i doni fatti a Robert nel corso degli anni ci sono oggetti come la racchetta rotta e deformata di John McEnroe e il casco da corsa bruciato e insanguinato di Ayrton Senna.

Quei regali sembrano un monito, o rappresentano il fascino di Raymond per la distruzione, che come un mentore/divinità ne è succube e ne concepisce la bellezza. Il corpo è l’essenza di quelle opere d’arte, è nella rabbia di McEnroe che distrugge la sua racchetta, è nella vita di Senna che si infrange, e ora quelle opere abitano uno spazio asfittico di osservazione, e riproduzione, e sono inserite in un contesto distopico in cui la manipolazione è la fede più succulenta, manipolazione che è sorella della distruzione.

Cosa saresti disposto a fare per amore?

Kinds of Kindness


Entrambe rientrano nel piano di controllo elaborato da Raymond, che come una divinità detta la sua legge, le sue scritture (o meglio letture) e i suoi idoli. Seguire le istruzioni di Raymond è la norma nel mondo di Robert. Quando si ribella è come se sfidasse una divinità. E sfidare il divino significa rinunciare al conformismo, e il suo mondo di conseguenza crolla e non regge l’urto della sua disobbedienza. Tutte e tre le storie sono incentrate sull’interazione con il divino, sia che si tratti di una presenza costante, di un desiderio o di un miracolo.

La seconda storia ci porta invece nelle pieghe asfittiche di una storia d’amore a dir poco turbolenta. Il protagonista, interpretato da Jesse Plemons, dopo aver appreso della scomparsa della sua compagna Liz, al suo ritorno si convince che lei è solo una sostituta, una persona che le somiglia ma in verità non è lei. Sua moglie è ancora dispersa, sa che tornerà, e intanto cova dentro di sé il desiderio di smascherare l’infingimento, e dimostrare che quella persona non è che chi dice di essere. Quindi sottopone Liz a delle prove insostenibili, e mortifere, come cucinare il dito di una mano, il proprio, e il suo fegato per cena.

Quando si dice: cosa saresti disposto a fare per amore? L’amore può diventare un abuso, e Lanthimos qui ci racconta a quali condizioni può essere declinato e come quel potere è come tutti gli altri, nefasto, tragico, mortale. Anche in questo episodio c’è un demiurgo che detta le regole e qualcuno che quelle regole decide di seguirle, nonostante tutto.

Kinds of Kindness: una discesa agli inferi

 Kinds of Kindness
Photo by Atsushi Nishijima. Courtesy of Searchlight Pictures

Il terzo episodio è molto più simile al primo, anche per ruoli e simmetrie narrative. Siamo immersi in un contesto chiaro fin dal principio: c’è una setta chiusa che vive seguendo le proprie regole, come bere solo le lacrime dei capi del culto, minuziosamente sgorgate dai loro occhi attraverso un rituale combinato, mangiare solo determinati tipi di carne, passare attraverso un rito della sauna che determina la purezza e la contaminazione dell’individuo.

È ancora una volta il corpo a partecipare attivamente alla storia, ad essere protagonista, il corpo come cavia, come condanna, come distruzione e manipolazione, il corpo come oggetto sacrificale, come pezzo marcescente di un sistema vincolante che ti annienta solo per divertimento. Perché Kinds of Kindness è un’opera a cui piace giocare con il proprio potere, annichilire e divertire allo stesso tempo. È una discesa agli inferi, sia tragica che grottesca, e le fiamme divampano nelle relazioni violente degli uomini, in un mondo in cui sono solo delle cavie. Lanthimos gioca con le sue pedine esattamente come il mentore di ogni storia, mostrando al pubblico cosa può fargli fare e quali mostri è capace di generare.

Kinds of Kindness è attualmente in programmazione nelle sale italiane, distribuito da Disney.

Dove vedere Kinds of Kindness in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.
Overall
8/10

Valutazione

Kinds of Kindness è un’opera che gioca con il proprio potere, una discesa agli inferi dove le fiamme divampano nelle relazioni violente degli uomini, in un mondo in cui sono solo delle cavie.

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