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Resident Evil: recensione del film di Zach Cregger
Un regista di talento, che con Barbarian e Weapons ha dato vita a due horror notevoli horror, fondendo paura e sangue con ironia e coraggio narrativo; un franchise videoludico di successo trasformato in una serie cinematografica non certo irresistibile, al secondo tentativo di reboot nel giro di cinque anni. Le premesse per Resident Evil di Zach Cregger erano tutt’altro che solide, e aleggiava il motivato timore di essere di fronte all’ennesimo passo falso di un autore promettente, sacrificato sull’altare di una produzione ad alto budget. Timore spazzato sorprendentemente via da un film che al contrario si dimostra fresco, originale e cinematograficamente colto, giocando con le aspettative dello spettatore con un’intelligente sequenza di sorprese e rimandi cinefili.
Protagonista della storia è il giovane corriere ospedaliero Bryan (l’ottimo Austin Abrams), chiamato a effettuare una consegna notturna di materiale medico presso il Raccoon City Hospital. In preda a dubbi e stress per una complicata situazione familiare, l’uomo si avvia nei boschi innevati della zona, quando improvvisamente investe una misteriosa donna. Cercando di prestarle soccorso, Bryan si rende ben presto conto che la donna è vittima di una terribile infezione, che aumenta la forza degli infetti e li trasforma in esseri assetati di sangue. Inizia così una notte di follia e terrore, in cui il protagonista è costretto a lottare per la sopravvivenza sua e dell’intero genere umano.
Resident Evil: un adattamento onesto e sorprendente

Fuori orario di Martin Scorsese incontra i morti viventi di Romero, Brian Yuzna e John Carpenter vanno a braccetto con i fratelli Coen, le dinamiche videoludiche si sposano con un cinema divertente e divertito, che mette da parte metafore e intellettualismi per concentrarsi sulle atmosfere e sulla suggestione. Merito di un franchise videoludico estremamente malleabile e plasmabile, ma soprattutto di Zach Cregger, che dimostra ancora una volta di saper catturare e spiazzare lo spettatore, senza inventare nulla ma rielaborando con passione e sincerità i grandi maestri del passato. Dalle strade sperdute nei boschi agli scenari paralizzati dalla neve, passando per sinistri casolari, oscuri vicoli, puzzolenti fogne e claustrofobici ascensori: tutta la storia dell’horror con un’infinità di cliché a disposizione, ma nonostante ciò Resident Evil non è mai banale o prevedibile.
La sceneggiatura dello stesso Zach Cregger e di Shay Hatten può contare su due preziosissime intuizioni: la prima è la caratterizzazione del protagonista, un uomo qualunque e per certi versi disprezzabile catapultato in una realtà a lui ignota, con mostri che si formano sotto i suoi stupefatti occhi, persone trasformate in spaventose creature e un cataclisma mondiale di cui si intuiscono solo i contorni; l’altra è la commistione fra cinema e origine videoludica del franchise, che rifiuta appiattimenti e semplificazioni ma mantiene il più importante punto di forza di questo tipo di racconto, cioè la sovrapposizione dei punti di vista del protagonista e dello spettatore. Come accade agli eroi dei videogiochi, l’antieroe Bryan diventa anche una sorta di voce narrante, commentando con disgusto e rassegnazione gli spaventosi eventi che lo vedono protagonista, che si susseguono come livelli di un survival horror.
Un epilogo crudele e nichilista

Si ha più volte la sensazione di essere dentro a un videogioco, con riprese in prima persona del protagonista con le armi in mano o con i classici jumpscare che ci aspettano negli anfratti più tenebrosi esplorati da Bryan. Allo stesso tempo però Resident Evil fa puro cinema, ponendo il protagonista di fronte a dilemmi morali in cui riecheggia la sua ambigua vita privata e mantenendo sempre alta la tensione, evitando la trappola della ripetitività. Si fatica a tenere il conto delle citazioni: dal vomito corrosivo che ricorda Alien a il cane che diventa mostro de La cosa, passando per il florido filone degli zombie movie e per un’inaspettata strizzata d’occhio a Pulp Fiction.
Tutto ciò mentre Austin Abrams smitizza il percorso del protagonista, sottolineando le sue stesse incapacità e dando enfasi alle decisioni più inattese. L’attore statunitense conferma così le buone impressioni da lui suscitate con Euphoria e soprattutto con Wolfs – Lupi solitari, in cui peraltro interpretava un personaggio con diversi punti di contatto con Bryan di Resident Evil.
Ciliegina sulla torta un epilogo crudele e nichilista, che è al contempo perfetta chiusura del cerchio e potenziale porta aperta su un sequel. Per il momento, ci accontentiamo di un notevole film di genere, esempio di ottimo adattamento da videogame e di onesto approccio allo spettatore odierno, visto non come soggetto passivo da imbonire ma come ascoltatore attivo e ricettivo, con cui giocare ad armi pari fra scenari apocalittici e orrori indicibili.

Resident Evil è attualmente in programmazione nelle sale italiane, distribuito da Eagle Pictures.
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Burn After Reading – A prova di spia: recensione del film dei fratelli Coen
Recensione di Burn After Reading – A prova di spia, la spy story grottesca dei fratelli Coen con Brad Pitt, George Clooney e Frances McDormand.

Burn After Reading – A prova di spia è un film del 2008 scritto e diretto da Joel ed Ethan Coen, presentato in anteprima mondiale alla 65ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, di cui è stato il film d’apertura. Fra i protagonisti del film, una vera e propria parata di star hollywoodiane: Brad Pitt, George Clooney, John Malkovich, Tilda Swinton, J. K. Simmons e l’immancabile Frances McDormand, moglie di Joel Coen nella vita reale. Burn After Reading si è rivelato un discreto successo di pubblico, raccogliendo più di 163 milioni di dollari nei box office di tutto il mondo, a fronte di un budget di circa 60 milioni.
L’agente della CIA Osborne Cox (John Malkovich) viene sollevato dal suo incarico a causa dei suoi problemi con l’alcol. Ritiratosi a vita privata, Cox comincia a trascrivere le sue memorie degli svariati anni passati nell’agenzia. Un CD contenente alcune sue scottanti rivelazioni finisce però accidentalmente nelle mani di Linda Litzke (Frances McDormand) e Chad Feldheimer (Brad Pitt), due inetti dipendenti di una palestra che decidono di ricattare l’ormai ex agente in cambio del loro silenzio. Parallelamente, Linda comincia una frequentazione con lo sceriffo federale Harry Pfarrer (George Clooney), che è anche l’amante della moglie di Cox, Katie (Tilda Swinton). Per una serie di casualità, incidenti ed equivoci, le vite dei protagonisti precipitano ben presto in un vortice di ossessione e pericolo.
Burn After Reading: una spy story nichilista e grottesca perfettamente incastonata nel cinema dei fratelli Coen

A una prima superficiale occhiata, Burn After Reading può sembrare un oggetto minore all’interno della strepitosa filmografia dei Coen, quasi una pausa frivola e disimpegnata dalle vette drammatiche raggiunte con Fargo, L’uomo che non c’era e Non è un paese per vecchi. Con una riflessione più attenta e approfondita, risulta invece chiaro e lampante che questa spy story nichilista e grottesca, quasi ai limiti del demenziale, si incastona perfettamente nell’universo cinematografico dei due fratelli, continuando la loro corrosiva satira sull’assoluta insensatezza di buona parte delle vicende umane e sul caos che le governa.
I registi divertono e soprattutto si divertono a ridicolizzare non solo le star hollywoodiane a loro disposizione, costrette a interpretare in maniera sublime e irresistibile una vera e propria manica di imbecilli, ma anche l’intero sistema politico e burocratico americano, dipinto come un covo di esseri abietti e immorali, ossessionati dalla paura di essere spiati e ricattati. Ma a uscirne con le ossa rotte è anche il ceto medio, raffigurato come una classe perennemente insoddisfatta e alla ricerca di futili consolazioni alla propria mediocrità. Intorno a questo scheletro, i Coen imbastiscono una commedia degli equivoci a tratti particolarmente intricata e complessa, resa però assolutamente spassosa da una sceneggiatura a orologeria e da interpreti in stato di grazia.
Burn After Reading mette in scena con cinismo e humour nerissimo i peggiori vizi e le più assurde paranoie dell’animo umano. Fra traditori seriali, agenti ossessionati da inesistenti complotti e ordinari impiegati in cerca di appagamento e sicurezza e miraggi di miracolosi interventi di chirurgia estetica, il circo imbastito dai fratelli Coen si muove come una scheggia impazzita: impossibile prevederne i successivi movimenti, impensabile cercare di comprenderne le dinamiche. La logica è superata dalla più profonda idiozia, l’umanità è eclissata dalla più bieca forma di egoismo. Non ci sono né buoni né cattivi, ma soltanto tante misere macchiette che si comportano in maniera folle e indecifrabile, alla ricerca di obiettivi irrilevanti o inesistenti.
Il lato più oscuro e grottesco dell’America in un’illuminante commedia degli equivoci

I Coen mantengono il ritmo sempre alto e trovano il giusto compromesso fra umorismo e azione, condendo il tutto con i loro proverbiali inarrivabili dialoghi e con alcune trovate comiche esilaranti, su tutte la sedia a dondolo del piacere ideata dal personaggio di Clooney. Formidabili le prove di tutti gli attori principali e in particolare di Brad Pitt, che riesce in un solo colpo a prendersi gioco di se stesso e a dimostrare la propria completezza come interprete, nella parte di un istruttore di palestra talmente stupido e inetto da diventare assolutamente delizioso. Un plauso anche alle puntuali musiche di Carter Burwell, assiduo collaboratore dei Coen, e alla fotografia di Emmanuel Lubezki, lontana dalle vette poetiche ed espressive dei suoi successivi lavori con Malick e Iñárritu, ma altrettanto efficace. Da segnalare inoltre il personaggio di John Malkovich, che 18 anni dopo sarà l’evidente riferimento di Martin McDonagh per la costruzione del protagonista di Wild Horse Nine, interpretato peraltro dallo stesso attore, premiato con la prestigiosa Coppa Volpi di Venezia 83.
Fra accelerazioni improvvise e colpi di scena, Burn After Reading approda a un finale esemplare nel definire l’intrinseco significato della vicenda, ovvero la totale assenza di senso e di logica. Dopo aver condensato con cinismo e sarcasmo in poco più di un’ora e mezza l’inadeguatezza e la pochezza del genere umano, i Coen ci dicono esplicitamente di non poter concludere o imparare assolutamente nulla dalla vicenda. Alla loro macchina da presa non resta quindi che darsela a gambe e allontanarsi beffardamente da questo teatro dell’assurdo e del grottesco, con un’ultima illuminante e irriverente inquadratura satellitare.
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Clayface: il trailer dell’horror thriller DC con Tom Rhys Harries
Clayface, l’horror thriller DC Studios diretto da James Watkins con Tom Rhys Harries, arriva al cinema dal 22 ottobre con Warner Bros. Pictures.

Dai DC Studios arriva Clayface, horror thriller diretto da James Watkins con Tom Rhys Harries nel ruolo di uno dei villain più riconoscibili dell’universo criminale di Gotham City. Il film sarà al cinema dal 22 ottobre 2026 distribuito da Warner Bros. Pictures.
Il trailer ufficiale di Clayface
Questa la sinossi ufficiale del film:
La fulminea ascesa di Matt Hagen, da ragazzo di strada di Gotham a celebre star di Hollywood, viene tragicamente interrotta quando le azioni di un boss della criminalità locale lo lasciano orribilmente sfigurato. Abbandonato dal suo entourage e senza più nulla da perdere, Matt si sottopone a un trattamento all’avanguardia che, miracolosamente, gli restituisce il suo aspetto… ma finisce anche per compromettere la sua percezione della realtà, trascinandolo in una spirale di vendetta sempre più distruttiva.
Il cast e la produzione
Accanto a Harries nel cast figurano Naomi Ackie, David Dencik, Max Minghella ed Eddie Marsan, insieme a Nancy Carroll e Joshua James. Watkins dirige da una sceneggiatura di Mike Flanagan e Hossein Amini, da un soggetto dello stesso Flanagan, basato sui personaggi DC.
Il film è prodotto da Matt Reeves, Lynn Harris, James Gunn e Peter Safran per la 6th & Idaho, con Michael E. Uslan, Chantal Nong Vo, Lars P. Winther, Rafi Crohn e Paul Ritchie come produttori esecutivi. Il team creativo comprende il direttore della fotografia Rob Hardy, lo scenografo James Price, il montatore Jon Harris e il costumista Keith Madden; le musiche sono di Volker Bertelmann.
Clayface sarà al cinema dal 22 ottobre 2026 distribuito da Warner Bros. Pictures. In conclusione, ecco il poster ufficiale del film.

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Il Ministero dell’Amore: il teaser trailer del film con Pif e Corrado Guzzanti
Il Ministero dell’Amore, il film Prime Original con Pif e Corrado Guzzanti diretto da Ciarrapico e Vendruscolo, arriva su Prime Video dal 18 dicembre: ecco il teaser.

Prime Video ha diffuso il teaser trailer e il poster de Il Ministero dell’Amore, il nuovo film Prime Original scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (autori di Boris), interpretato da Pif con Corrado Guzzanti, Pietro Sermonti, Angela Finocchiaro e Alessandra Mastronardi.
Il teaser trailer di Il Ministero dell’Amore
Questa la sinossi ufficiale del film:
Aldo (Pif) è un brillante cronista parlamentare che passa le sue giornate nel caos della politica romana, ignaro che la vera crisi stia per esplodere dentro di lui. Nel suo mondo interiore, infatti, i sentimenti diventano una questione di Stato e un singolare Consiglio dei Ministri governa ogni sua decisione attraverso decreti emotivi e leggi dell’anima. Quando la storia d’amore con Claudia (Alessandra Mastronardi) inizia a vacillare, il “Governo Aldo” precipita nella sua più grande crisi.
Il cast e la produzione
Tratto dalla pièce teatrale Stare meglio oggi di Giacomo Ciarrapico, il film vede nel cast anche Carlo De Ruggieri, Massimo De Lorenzo, Federico Cesari, Leonardo Lidi, Cristina Pellegrino, Daniele Natali, Luca Amorosino, Giampiero Judica, Lucio Patanè, Thomas Trabacchi, Ninni Bruschetta, Fabio Balsamo e Andrea Pennacchi. È coprodotto da Amazon MGM Studios e da Claudio, Federico e Jacopo Saraceni per Ideacinema.
Il Ministero dell’Amore sarà presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public e sarà disponibile in esclusiva su Prime Video in tutto il mondo dal 18 dicembre.






