Revenge: recensione del film di Coralie Fargeat con Matilda Lutz

Revenge: recensione del film di Coralie Fargeat con Matilda Lutz

Nel pieno del dibattito sulle discriminazioni e sulle violenze subite dalle donne, dentro e fuori dal mondo dello spettacolo, la cineasta francese Coralie Fargeat irrompe sulla scena con Revenge. Non soltanto una folgorante opera prima, ma anche un vero e proprio grido di rabbia dell’intero universo femminile, stanco di subire limitazioni e prevaricazioni e soprattutto di essere rappresentato esclusivamente come oggetto del desiderio o strumento di procreazione.

Non violentate Jennifer

Revenge

Protagonista di questo sanguinolento rape and revenge movie è la formidabile Matilda Lutz (già vista ne L’estate addosso di Gabriele Muccino) nei panni della procace e disinibita Jennifer, che non a caso è anche il nome del personaggio principale di Non violentate Jennifer, pietra miliare del filone. Una ragazza che ci viene dapprima presentata come una semplice bambolina senza personalità, amante del padre di famiglia Richard che la ospita in una lussuriosa alcova nel deserto, per poi diventare simbolo della brutalità e della prepotenza, a causa dello stupro subito da un amico di Richard. In un susseguirsi di eventi che spaziano dalla violenza estrema al puro trip allucinatorio, Jennifer rinasce letteralmente sotto i nostri occhi, purificando l’umiliazione e la crudeltà subite con la più feroce delle vendette.

La Lutz si trasforma in un’antieroina dal retrogusto tarantiniano, mettendo la sua naturale sensualità e la sua non indifferente espressività al servizio del suo personaggio e della storia, in un climax di ferocia che farà la gioia degli appassionati del mai domo cinema di genere. Coralie Fargeat compie un lavoro egregio sul corpo e sugli spazi, sfruttando intelligentemente la fisicità della sua protagonista (il lato B della Lutz è sfacciatamente inquadrato da ogni angolazione possibile, diventando così sia emblema della mercificazione del corpo della donna, sia simbolo della riaffermazione della propria femminilità, nonostante le angherie subite) e gli aridi paesaggi desertici per dipingere un percorso di rinascita interiore e spirituale e di liberatoria rivalsa fisica e psicologica.

Revenge: eros, gore e cinefilia

La regista francese mette in scena un cinema essenziale e allo stesso tempo privo di compromessi, che ribalta gli stereotipi dello splatter e gioca continuamente con le aspettative dello spettatore, rifuggendo volutamente dal realismo ed estremizzando ogni passaggio narrativo. In fondo, Revenge non è altro che un lungo e cruento inseguimento, in cui per una volta i cliché di vittima e carnefice vengono completamente stravolti. Scorrono ettolitri di sangue, si susseguono inquadrature di budella in bella vista e sequenze al limite del lisergico e si mette continuamente a repentaglio la sospensione dell’incredulità, in un vortice di tensione, black humor ed estetizzazione della violenza.

Una riuscita fusione di sesso, gore e cinefilia (diversi i richiami visivi a Rambo ed evidente l’ispirazione di John Carpenter per il lavoro sulle ipnotiche e avvolgenti musiche di Robin Coudert), che ci fa chiudere ben volentieri un occhio sulle svariate forzature a livello di trama e su una caratterizzazione non sempre adeguata dei personaggi secondari che incrociano le loro strada con quella di Jennifer.

Revenge: il manifesto cinematografico del MeToo

Revenge

Revenge si rivela un instant cult del cinema di genere contemporaneo, capace di affrontare con coraggio i luoghi comuni del filone e di essere al tempo stesso divertito intrattenimento e manifesto simbolico e ideologico dell’epoca del MeToo. Un’opera viscerale e sanguigna, che in un panorama cinematografico troppo spesso appiattito, anestetizzato e ridondante si trasforma in una boccata d’aria fresca, lanciando però anche un chiaro messaggio politico: il tempo per i soprusi e le sopraffazioni è finito, e gli uomini malvagi incontreranno sempre meno vittime silenziose e sempre più guerriere disposte a difendere con le unghie e coi denti la loro libertà.

Valutazione
8/10

Verdetto

Revenge è un’appagante e sanguinolenta metafora della condizione femminile nella società occidentale, fortificata da un approccio che si rifà esplicitamente al filone dei rape and revenge movie e sostenuta dalla vibrante performance di Matilda Lutz, che dà corpo e volto a un’antieroina feroce, carismatica e impossibile da dimenticare.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.