Richard Jewell: recensione del film di Clint Eastwood

Richard Jewell: recensione del film di Clint Eastwood

A pochi mesi dal ragguardevole traguardo dei 90 anni, Clint Eastwood torna a deliziare i cinefili con la sua 38esima regia cinematografica Richard Jewell. Un lavoro che si pone in continuità con i precedenti lavori del cineasta americano, per la volontà di puntare nuovamente i riflettori su persone comuni che, per fortuna e per merito, si trasformano inaspettatamente in eroi. Un’opera pessimista e nichilista, che riflette il pensiero politico e sociale di Eastwood e la sua ormai proverbiale sfiducia nelle istituzioni, senza risparmiare diverse stoccate al sistema mediatico.

Richard Jewell: l’odissea di un antieroe
Richard Jewell

Richard Jewell (a cui presta il volto e il corpo Paul Walter Hauser, nel ruolo della vita) è un vero e proprio antieroe. Fisico tutt’altro che prestante, scarsa simpatia, nessun legame saldo al di fuori di quello con la madre (Kathy Bates, candidata all’Oscar per la sua performance), con cui vive, un lavoro saltuario come guardia di sicurezza, una mediocrità e una pedanteria che lo portano a essere oggetto di scherno dei suoi colleghi. La sua esistenza è improvvisamente stravolta quando, durante le olimpiadi di Atlanta del 1996, proprio grazie alla sua puntigliosità riesce a scovare e segnalare ai colleghi un ordigno sul punto di esplodere all’interno del Centennial Olympic Park. La bomba esplode comunque, ma per merito della segnalazione di Richard causa dei danni abbastanza contenuti.

A causa della mancata scoperta, Jewell passa in breve tempo dall’essere un eroe nazionale al diventare il ricercato numero uno da parte dell’FBI, e in particolare di Tom Shaw (Jon Hamm). La notizia arriva alla spregiudicata giornalista dell’Atlanta Journal-Constitution Kathy Scruggs (Olivia Wilde), che con un suo articolo contribuisce a sbattere il presunto mostro in prima pagina. A Richard non resta quindi che rivolgersi a una sua vecchia conoscenza, l’avvocato anti sistema Watson Bryant (Sam Rockwell), insieme al quale comincia una dura battaglia per la giustizia.

Clint Eastwood politicamente scorretto

Per temi e contenuti, Richard Jewell non si distanzia particolarmente né dalla triste storia di Chris Kyle di American Sniper, in difficoltà nella vita da civile dopo le sue gesta in guerra, né da Sully, il cui protagonista finiva sotto inchiesta nonostante una prodigiosa manovra di ammaraggio. In tutti questi casi, ci troviamo infatti davanti a un vero eroe americano, che salva vite assolvendo i propri doveri, finendo però sotto inchiesta a causa di uno stato che nella visione di Eastwood è sempre più marcio, disumano e incapace di premiare le persone meritevoli. Anche stavolta, il regista non fa nulla per creare empatia con il protagonista, mostrandoci sia la sua bontà d’animo, sia la sua atavica pochezza in diversi aspetti della vita. Nessun ricatto morale allo spettatore, ma solo la semplice e lineare lotta di un uomo solo contro il sistema.

In Clint Eastwood, di cui conosciamo le posizioni politiche, vicine al Partito Repubblicano nonostante una sorprendente apertura su temi etici, non c’è più neanche l’ombra del politicamente corretto. Il regista non esita infatti a metterci davanti a una giornalista (nella realtà morta) che sfrutta il suo corpo per ottenere uno scoop, guadagnandosi le ire della sua testata e realizzando al tempo stesso una pungente allegoria del giornalismo, dipinto da Eastwood come un ambiente dove ci si prostituisce fisicamente e intellettualmente per un’ipotesi di notizia, infischiandosene delle conseguenze delle proprie valutazioni sulla vita delle persone.

Eastwood mette da parte la costruzione drammaturgica dell’indagine (le azioni degli investigatori sfiorano a più riprese il ridicolo involontario) e la caratterizzazione dei personaggi secondari (tutti spregevoli e meschini quelli opposti a Richard, con un pentimento soltanto abbozzato della Scruggs) per realizzare quella che a conti fatti è l’ennesima stilettata alle istituzioni e, di riflesso, all’America stessa.

Richard Jewell: l’aspra critica sociale di Clint Eastwood

Pur non appoggiando la visione manichea della vita e della società di Eastwood, non possiamo non notare la coerenza con le ultime opere della regista e soprattutto la sua progressiva sfiducia. In fondo, Richard Jewell è il perfetto seguito ideologico del magnifico Il corriere – The Mule, in cui lo stesso cineasta americano ci ha regalato quella che potrebbe essere la sua ultima prova come attore in una lunga e struggente fuga dalle forze dell’ordine, i cui membri venivano rappresentati come i cattivi della situazione, pur applicando scrupolosamente la legge.

In quest’ultimo lavoro, la critica si fa ancora più aspra, e il regista indugia a più riprese sia sul conflitto interiore del protagonista, che da uomo devoto alla legge finisce per essere messo alla berlina proprio da quel mondo che ha rincorso per tutta la vita, sia sul solito spumeggiante Sam Rockwell, vera e propria guida morale dello spettatore in un racconto doloroso, ma non privo di spunti brillanti. Proprio al personaggio dell’attore premio Oscar per Tre manifesti a Ebbing, Missouri, che riesce a compiere il proprio lavoro di difensore dei più deboli soltanto ponendosi al di fuori del sistema, vengono riservate le battute più taglienti di Richard Jewell.

Non è difficile scorgere in quella faccia da schiaffi, capace dei più irrispettosi sberleffi, delle più nette prese di posizione politiche (“Ho più paura del governo che dei terroristi”, leggiamo nel suo ufficio) e dei più travolgenti slanci di umanità, una proiezione dello stesso Eastwood, che alla sua veneranda età non ha ancora perso la voglia di corrodere la realtà che lo circonda e di applicare il suo (talvolta detestabile) filtro a vere vicende di cronaca.

L’ennesimo pregevole tassello di una filmografia che è già mito

Richard Jewell

Anche se mancano l’equilibrio e l’epica presenti in altri suoi lavori, non possiamo che rimanere affascinati di fronte a un autore che rifiuta costantemente il punto di vista omologato e appiattito di buona parte di Hollywood per ragionare sulla storia recente, evitando qualsiasi posizione preconcetta e trovando inoltre un efficace parallelo con l’attuale situazione mediatica, nella quale, anche a causa dei social network, è diventato ancora più facile distruggere la vita degli individui sulla base di dicerie e congetture non supportate da prove concrete. L’ennesimo pregevole tassello di una filmografia che è già mito, e che proprio come gli atipici eroi che rappresenta naviga sempre controcorrente, infischiandosene di dove tira il vento.

Richard Jewell è al cinema dal 16 gennaio, distribuito da Warner Bros.

Valutazione
7.5/10

Verdetto

Clint Eastwood aggiunge un nuovo tassello alla sua leggendaria filmografia, traendo spunto da una vicenda di cronaca per un’amara e pungente riflessione sul sistema giudiziario e mediatico, che tocca le corde del cuore dello spettatore nonostante qualche passaggio a vuoto a livello di sceneggiatura.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.