Spider-Man: Homecoming: recensione del film con Tom Holland

Spider-Man: Homecoming: recensione del film con Tom Holland

In attesa della fase quattro del Marvel Cinematic Universe, in stand-by a causa della pandemia in corso, facciamo un salto indietro al 2017, a uno dei momenti più importanti della fase precedente. Stiamo parlando di Spider-Man: Homecoming, prima opera di questo universo cinematografico con protagonista l’Uomo Ragno (o come lo chiama Tony Stark, Bimbo ragno) dopo lo storico accordo fra la stessa Marvel e la Sony, che precedentemente deteneva i diritti cinematografici di questo supereroe.

Dopo la breve apparizione in Captain America: Civil War, Tom Holland ha così la possibilità di un intero film da vero e proprio protagonista, nella parte dell’iconico personaggio creato da Stan Lee (che compare in uno dei suoi celeberrimi cameo prima della sua scomparsa), affiancato dal sempreverde Michael Keaton, nel ruolo dell’antagonista Avvoltoio, dalla meravigliosa Marisa Tomei, che dà vita a una zia May più giovane e attraente rispetto alle precedenti incarnazioni del personaggio, e dall’inossidabile Robert Downey Jr., nuovamente nei panni di Iron Man/Tony Stark, nonché di mentore dell’inesperto Peter Parker. La regia è firmata da Jon Watts, al trampolino di lancio della sua ancora giovane carriera, dopo i precedenti lavori Clown e Cop Car.

Spider-Man: Homecoming: il ritorno a casa Marvel di Peter Parker

Spider-Man: Homecoming

Spider-Man: Homecoming dunque, ammiccante titolo che simboleggia sia il sospirato ritorno in casa Marvel dell’Uomo Ragno, sia la settimana dell’Homecoming, cioè la festa per il ritorno a scuola degli studenti statunitensi. Watts mette in scena (insieme ai suoi 5 co-sceneggiatori John Francis Daley, Christopher Ford, Jonathan Goldstein, Chris McKenna ed Erik Sommers) un tipico teen movie, capace però di trasformarsi in un vero e proprio racconto di formazione di un nuovo supereroe, che è il presente e sarà il futuro del Marvel Cinematic Universe. Lo Spider-Man di Holland è libero dai drammi esistenziali delle versioni precedenti del personaggio, incarnate da Tobey Maguire e Andrew Garfield, e gode di una struttura narrativa più snella e moderna, con protagonisti giovani o giovanissimi, tutti calati nella frenesia e nelle contraddizioni del mondo contemporaneo.

Il punto di riferimento esplicito è il teen movie anni ’80 alla John Hughes (la citazione a Una pazza giornata di vacanza è una dichiarazione programmatica in proposito), con un protagonista impacciato e per certi versi superficiale, in bilico fra il rapporto fraterno con l’amico Ned (Jacob Batalon) e l’attrazione per la coetanea MJ (Zendaya), con il richiamo all’avventura e all’eroismo che si fa sempre più forte e palpabile. Ma anche se i riflettori di Spider-Man: Homecoming sono puntati sugli adolescenti di oggi e sul loro improvviso sballottamento nel mondo degli adulti, con il carico di responsabilità che ne consegue, gli adulti hanno comunque rilevanza all’interno del racconto.

Un ponte fra diverse generazioni del Marvel Cinematic Universe

Spider-Man: Homecoming

La già citata Marisa Tomei interpreta una May decisamente più svampita rispetto alla storia del personaggio, più vicina a una sorella maggiore con cui confidarsi che al ruolo di madre putativa. Robert Downey Jr. regala invece l’ennesima notevole prova attoriale, donando al suo personaggio, solitamente teatrale e sopra le righe, delle venature più adulte e paterne, che costituiscono l’ossatura dell’evoluzione di Tony, fondamentale per Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame. Una menzione particolare la merita Michael Keaton, di ritorno al cinecomic dopo la sua performance in Batman e Batman – Il ritorno e la poco velata critica a questo filone tratteggiata in Birdman. Il suo Avvoltoio è uno dei migliori villain visti in questo universo cinematografico, tanto maligno quanto umanamente comprensibile, per via delle delusioni e dei colpi bassi che la vita gli ha riservato.

Spider-Man: Homecoming si lascia andare a qualche cliché di troppo (soprattutto nella vetusta rappresentazione di Ned, nerd tanto abile in campo tecnologico quanto inetto nei rapporti sentimentali) e si dimostra sorprendentemente anonimo a livello visivo, almeno rispetto ad altri Blockbuster Marvel. In particolare nelle sequenze di azione, si manifesta una certa confusione, resa ancora più evidente da effetti speciali posticci e poco realistici. Nonostante ciò, l’opera di Watts riesce a intrattenere e soprattutto a creare un ponte fra i veterani del Marvel Cinematic Universe e le nuove generazioni, importante soprattutto in ottica futura.

Lo Spidey di Tom Holland non è il miglior Uomo Ragno di sempre, anche a causa di un conflitto interiore solamente accennato rispetto ad altre incarnazioni del personaggio, ma è probabilmente lo Spider-Man ideale per la caotica e frettolosa società in cui viviamo, ben rappresentata in poco più di due ore agili e dilettevoli per ogni tipologia di spettatore. Peter Parker è tornato a casa, ed è intenzionato a restarci.

Valutazione
7/10

Verdetto

Nonostante qualche difetto di troppo nella rappresentazione dei personaggi e nella messa in scena, Spider-Man: Homecoming si rivela un discreto punto di partenza per il nuovo corso di Peter Parker nel Marvel Cinematic Universe.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.