Storie pazzesche: recensione del film di Damián Szifrón

Storie pazzesche: recensione del film di Damián Szifrón

Storie pazzesche è una dark comedy argentina del 2014, nominata all’Oscar per il miglior film straniero. Un racconto a episodi, indipendenti fra loro dal punto di vista della trama, ma legati dal filo conduttore della rabbia e della vendetta. Storie pazzesche è prodotto dai fratelli Pedro e Agustín Almodóvar e diretto da Damián Szifrón, al suo terzo lungometraggio da regista. Nel cast spicca la presenza di Ricardo Darín, già protagonista di film conosciuti e apprezzati a livello internazionale come Il segreto dei suoi occhi e Cosa piove dal cielo?, e di Oscar Martínez, Coppa Volpi a Venezia nel 2016 per Il cittadino illustre.

Storie pazzesche: sei giornate di ordinaria follia
Storie pazzesche

Le sei storie che compongono Storie pazzesche sono:

  • Pasternak, prologo in cui tutti i passeggeri di un volo scoprono di avere in comune la conoscenza dell’uomo che dà il titolo all’episodio, nonché dei forti dissidi con lui.
  • I ratti, incentrato sulla vicenda di una cameriera che vede arrivare nel ristorante in cui lavora l’uomo che ha portato alla rovina la sua famiglia, evento che la porta a meditare una vendetta nei suoi confronti.
  • Il più forte, che racconta le conseguenze estreme scaturite da un diverbio fra due uomini a proposito di un sorpasso lungo una strada poco trafficata.
  • Bombetta, dove un esperto di demolizioni comincia una battaglia contro le istituzioni e le autorità, colpevoli di averlo multato a suo parere ingiustamente.
  • La proposta, in cui un padre benestante cerca con ogni mezzo lecito ed illecito di evitare il carcere al figlio, reo di avere investito una donna incinta e di essere fuggito dopo l’incidente.
  • Fino a che morte non ci separi, dove una festa di matrimonio degenera in un vortice di violenza e imbarazzo a causa della scoperta da parte della novella sposa di ripetute infedeltà da parte del suo nuovo marito.

Fra dark comedy e critica sociale

Storie pazzesche

Storie pazzesche sballotta lo spettatore in un universo non molto lontano dalla realtà, in cui i personaggi sfogano i propri istinti più animaleschi facendo deflagrare la loro ira nel modo più feroce possibile. Uno humour che più nero attraversa le avventure dei protagonisti, che vivono il loro giorno di ordinaria follia, a metà fra Michael Douglas nel celeberrimo lavoro di Joel Schumacher e le Storie incredibili di Steven Spielberg. Le risate sono però sempre accompagnate da un retrogusto amaro, dato dalla consapevolezza che la collera che alimenta le azioni dei personaggi scaturisce dalla frenesia e dalla profonda irrazionalità che permeano la società moderna, capace di spingere chiunque oltre il limite della sopportazione.

Forse non è un caso che quest’opera sia nata proprio in un particolare periodo di una terra sconvolta da problemi economici e tensioni sociali come quella argentina. Una nazione popolata da diverse persone sull’orlo del baratro, ridotte in miseria da uno stato che spreme i cittadini per sanare i propri problemi economici e in cui persino l’amore è possibile solo al prezzo di fiumi di rancore e palate di fiele da rovesciarsi addosso reciprocamente, come rappresentato nel quarto e nel sesto episodio, i più riusciti.

Storie pazzesche: fra Pietro Germi e Quentin Tarantino

Damián Szifrón rielabora temi e atmosfere della grande commedia italiana di Ettore Scola e Pietro Germi, aggiungendo dei dialoghi scoppiettanti ed esilaranti che ricordano quelli di Quentin Tarantino e ottenendo così un’originale ed esplosiva miscela. Una commedia nera capace di tenere continuamente con il fiato sospeso lo spettatore, che, a causa delle tinte sempre più forti dei racconti e dei comportamenti sempre più estremi dei personaggi, si trova più volte totalmente privo di punti di riferimento e incapace di prevedere cosa accadrà nella scena successiva.

Attori in stato di grazia e volutamente sopra le righe completano l’opera, rendendo perfettamente l’esasperazione dei protagonisti e il livore che li pervade. Da segnalare gli azzeccati e insoliti titoli di testa in stile anni ’70, raffiguranti immagini di animali selvaggi, perfettamente in linea con lo stato d’animo dei personaggi di Storie pazzesche.

Valutazione
8/10

Verdetto

Traendo spunto dalla difficile situazione economica e sociale della sua Argentina, Damián Szifrón mette in scena una dark comedy cupa e rabbiosa, che ha i propri maggiori punti di forza nell’imprevedibilità e nelle ottime prove attoriali.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.