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La cripta di Lost in Cinema

Talk to Me: recensione del film horror di Danny e Michael Philippou

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I fratelli australiani Danny e Michael Philippou sono indubbiamente fra i volti più interessanti del panorama dell’intrattenimento contemporaneo. Attivi per anni come autori di cortometraggi su YouTube con lo pseudonimo RackaRacka, i due prima sono stati coinvolti nella produzione di Babadook, fra gli horror più originali e coinvolgenti dello scorso decennio, poi sono passati alla regia con la loro opera prima Talk to Me, che ha raggiunto un incasso di oltre 92 milioni di dollari in tutto il mondo, a fronte di un budget di circa 4,5 milioni. Un successo frutto del passaparola soprattutto fra gli spettatori più giovani, particolarmente coinvolti da un racconto capace di fondere l’intrattenimento con un’amara critica sociale.

Come il già citato Babadook, anche Talk to Me prende il via da un lutto, subito in questo caso dall’adolescente Mia (la sorprendente Sophie Wilde). Due anni dopo aver subito la perdita della madre, la ragazza va a una festa organizzata da suoi coetanei, durante la quale partecipa a una seduta spiritica decisamente particolare. I ragazzi coinvolti nella seduta devono infatti stringere un’inquietante mano mummificata, che si dice fosse di un medium. Una volta fatto ciò, i partecipanti chiedono all’entità di parlare e di entrare in loro, dando il via a una vera e propria possessione.

Per evitare che lo spirito prenda il totale controllo della persona coinvolta, è però obbligatorio interrompere la stretta entro 90 secondi. Smaniosi di farsi notare sui social, i ragazzi infrangono però la regola. A farne le spese sono Mia, la sua amica del cuore Jade (Alexandra Jensen) e il fratello di quest’ultima Riley (Joe Bird).

Talk to Me: elaborazione del lutto e disagio generazionale in un notevole horror soprannaturale

Talk to Me

Attraverso le dinamiche e le convenzioni dell’horror, Talk to Me tocca tematiche importanti e attuali, soprattutto fra i più giovani. Danny e Michael Philippou affrontano soprattutto il profondo disagio che vivono molti adolescenti contemporanei, afflitti dalle varie crisi del pianeta e da uno scontro generazionale sempre più forte coi genitori. Malessere a cui contribuiscono i social network, che spingono i ragazzi a cercare una fama inconsistente e del tutto transitoria, anche attraverso i filmati della loro partecipazione a pericolosissime sfide, nella speranza di diventare virali.

I 90 secondi che determinano la soglia di relativa sicurezza per la possessione in fondo sono un lasso di tempo paragonabile alla durata dei reel, dei video di Tik Tok e di altri contenuti social che quotidianamente scorrono sullo schermo dei nostri smartphone. Una soglia sufficiente per catturare l’attenzione e per la pura evasione, che separa però inevitabilmente dal vero approfondimento e dall’attaccamento a una tematica, a una passione o a una persona.

I registi si inseriscono in questa tematica con lucidità e con evidente perizia cinematografica, pescando a piene mani dalla lunga e florida tradizione del cinema di possessione, dosando gli inevitabili jump scare e regalando anche qualche notevole plot twist. Ci troviamo così davanti a un buon prodotto di genere, capace di amalgamare il mero intrattenimento con l’analisi sociale, che emerge in particolare nella caratterizzazione della protagonista e del suo viaggio attraverso il lutto.

Il ritratto di una generazione infelice e abbandonata

Quello che emerge da Talk to Me è il ritratto di una generazione tutt’altro che felice, abbandonata a se stessa e a un rapporto spesso malsano con la tecnologia, che può facilmente sfociare in tragedia. I registi sfruttano questo materiale per dare vita a un racconto cupo e inquietante, in cui la tensione derivante dai numerosi eventi soprannaturali si accompagna all’evidente malessere esistenziale dei protagonisti. Lo fanno senza inventare nulla di nuovo ma dosando bene i punti di forza a loro disposizione, senza mai scadere nella sbiadita copia o nella parodia involontaria.

Non mancano piccoli passaggi a vuoto e colpi di scena forzati, ampiamente compensati però da momenti di grande impatto visivo e cinematografico, da una gestione ottimale di un cast giovane e talentuoso e da un finale riuscito, che apre la porta a un più che probabile sequel. Un successo che testimonia la vitalità dell’horror e porta all’attenzione del pubblico internazionale due potenziali grandi autori, di cui ci auguriamo di parlare ancora a lungo.

Talk to Me in Home Video

Dove vedere Talk to Me in streaming

Overall
7.5/10

Valutazione

I fratelli australiani Danny e Michael Philippou sfornano un horror riuscito e al passo coi tempi, che attraverso una storia abbastanza convenzionale di possessione demoniaca affronta temi sempre attuali come l’elaborazione del lutto e il disagio adolescenziale, regalando diversi momenti dal forte impatto emotivo.

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Bodies Bodies Bodies: recensione del film con Rachel Sennott e Maria Bakalova

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Bodies Bodies Bodies

Sono passati oltre 80 anni dalla pubblicazione di Dieci piccoli indiani, ma il seminale capolavoro del giallo firmato da Agatha Christie continua imperterrito a influenzare la narrativa contemporanea. Lo fa grazie alla sua dinamica narrativa ingegnosa (una serie di delitti compiuti in un luogo chiuso o estremamente circoscritto, per mano di un assassino che si cela all’interno di un gruppo limitato di persone), capace di adattarsi a diversi contesti e perfetta per tessere una tela di malcelati rancori e sospetti incrociati. A regalarci una nuova declinazione di questo racconto è Bodies Bodies Bodies, commedia horror di Halina Reijn targata A24, con Amandla Stenberg, Maria Bakalova, Myha’la Herrold, Chase Sui Wonders, Rachel Sennott, Lee Pace e Pete Davidson.

Nel mirino in questo caso c’è la Generazione Z, rappresentata con i suoi pregi e soprattutto con le sue contraddizioni. Un gruppo di giovani di estrazione borghese si ritrova infatti nella villa della famiglia di David (Pete Davidson) per una festa sfrenata. Sophie (Amandla Stenberg) raggiunge il luogo insieme alla sua nuova fidanzata Bee (Maria Bakalova), natia dell’Europa dell’Est e di origini più umili. Il resto del gruppo accoglie con freddezza le due ultime arrivate, soprattutto a causa delle recenti scelte di vita di Sophie. Nonostante ciò, i presenti decidono di fare una partita a un gioco in cui uno dei partecipanti, designato come assassino, deve uccidere uno a uno tutti gli altri giocatori, evitando di farsi scoprire.

La ludica finzione si trasforma però in macabra e sinistra realtà quando viene ritrovato il cadavere martoriato di uno dei ragazzi. Inizia così la ricerca del colpevole, in un clima di crescente paura e di sempre più alta tensione.

Bodies Bodies Bodies: una riuscita commedia horror che mette in luce le contraddizioni della Generazione Z

Bodies Bodies Bodies

Sangue e violenza non mancano, ma il lavoro di Halina Reijn convince maggiormente quando vira in direzione del giallo, condito da una pungente critica sociale. La ricerca dell’assassino mette infatti in luce gli aspetti più controversi dei ventenni di oggi, come l’ossessiva ricerca della fama, il filtro dei social costantemente applicato alla realtà e un’inclusività di facciata che mal si sposa con un dilagante egoismo e con la continua ostentazione di sé e del proprio status. Una visione che ondeggia pericolosamente sull’orlo del paternalismo, mantenuta però in piedi da una scrittura intelligente e dal notevole cast.

Fra i vari personaggi, spicca soprattutto la podcaster Alice, interpretata dal formidabile talento brillante Rachel Sennott (Shiva Baby, Bottoms) che dà vita a un’insopportabile ed egocentrica snob, perfettamente in linea con il racconto. Non è da meno Maria Bakalova, che apre Bodies Bodies Bodies con un lungo e appassionato bacio saffico, per poi tratteggiare con la giusta ambiguità e con notevole umanità l’unico elemento alieno all’interno del gruppo, capace di catalizzare il peggio di ogni elemento.

Whodunit ma non solo

Non mancano rivelazioni e colpi di scena, ben orchestrati dalla regista e dalla sceneggiatrice Sarah DeLappe, in un climax di tensione penalizzato a tratti dal continuo ricorso a scene illuminate solo dalla luce degli smartphone, che emblematicamente diventano l’unico punto di riferimento dei protagonisti, totalmente persi senza la loro estensione tecnologica e digitale. Con il passare dei minuti, il film si concentra però soprattutto sui paradossi di personaggi che predicano empatia, tolleranza e rispetto, salvo poi giungere ad affrettate e gravi conclusioni sulla base di antipatie e dissidi personali.

Il meccanismo a eliminazione e la dinamica del whodunit diventano così il mezzo per un discorso più ampio, reso ancora più chiaro ed esplicito dai numerosi twist narrativi nel corso dell’atto conclusivo. Nell’epoca della post-verità e degli agognati 15 minuti di celebrità sempre più alla portata di ognuno di noi, la differenza fra fatti e suggestioni è sempre più labile, con conseguenze devastanti per tutte le parti in causa. Come già fatto da Rian Johnson con i suoi Knives Out, con le armi della risata e del mistero Bodies Bodies Bodies ci mette quindi di fronte alla nostra pochezza, ricordandoci che spesso siamo noi stessi a creare mostri e mostruosità.

Bodies Bodies Bodies

Dove vedere Bodies Bodies Bodies in streaming

Overall
7/10

Valutazione

Halina Reijn firma un’intelligente commedia horror, impreziosita da un ottimo cast e penalizzata solo da uno sguardo un po’ troppo paternalistico e da qualche scelta registica poco efficace.

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The Watchers – Loro ti guardano: recensione del film di Ishana Night Shyamalan

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The Watchers - Loro ti guardano

«Ci sono due cose durature che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali», dice William Hodding Carter II. Una massima che ben si adatta al regista indiano M. Night Shyamalan e a sua figlia Ishana Night Shyamalan, che debutta alla regia con il thriller dalle sfumature horror The Watchers – Loro ti guardano, basato sull’omonimo romanzo di A. M. Shine. Un esordio nel nome del padre, sempre presente nel racconto sia attraverso le radici evidentemente trasmesse, sia con le ali con cui Ishana Night Shyamalan prova ad alzarsi in volo, con notevole ambizioni ma risultati ancora acerbi.

Al centro del racconto c’è Mina (Dakota Fanning), giovane artista americana che vive in Irlanda, facendo quotidianamente i conti con i dolorosi traumi del suo passato. Per una commissione per il negozio di animali per cui lavora, Mina rimane bloccata in un’imponente e inquietante foresta irlandese. Alla ricerca di un riparo, la donna si imbatte in una casa caratterizzata da un’ampia e suggestiva vetrata, in cui trova altri tre sconosciuti. Da questi apprende la raggelante situazione: ogni notte, delle misteriose e pericolose creature arrivano a osservare le persone all’interno della casa, che a loro volta devono assecondarle per garantirsi la sopravvivenza. In questo paradossale scenario, Mina è costretta a cercare una difficile via d’uscita, insieme ai suoi compagni di sventura.

The Watchers – Loro ti guardano: l’opera prima di Ishana Night Shyamalan, nel nome del padre

Siamo indubbiamente dalle parti di Bussano alla porta, per cui non a caso Ishana Night Shyamalan è stata accanto al padre come regista della seconda unità. La situazione di isolamento, i presagi apocalittici e i continui rovesciamenti del punto di vista rimandano infatti al disturbante universo di M. Night Shyamalan, evocato anche da una foresta oscura e sinistra come quella di The Village. Se a questo aggiungiamo la tendenza al plot twist (per la verità abbastanza blandi), si potrebbe commettere l’errore di ridurre The Watchers – Loro ti guardano a una mera estensione del cinema di M. Night Shyamalan, peraltro coinvolto come produttore.

Ma Ishana Night Shyamalan non vuole e non deve vivere solo della luce riflessa del padre, per cui si concentra sulla sua tormentata protagonista, che in un continuo gioco di specchi e di riflessi si ritrova a mettere insieme i pezzi della propria vita, in un percorso di dolore e perdita che arriva da molto lontano. Una scelta non sempre sostenuta dalla prova di Dakota Fanning, a tratti talmente apatica e insapore da bloccare qualsiasi emozione. Il casting è in effetti uno dei punti deboli dell’intera operazione, dal momento che solo l’ottima Olwen Fouéré (attrice teatrale di fama mondiale, vista recentemente anche in The Northman) riesce a trasmettere le atmosfere sinistre e intriganti continuamente cercate dalla regista.

Fra Lost e la critica sociale

Nel turbine di citazioni e di rimandi che contraddistingue The Watchers – Loro ti guardano, le influenze familiari lasciano progressivamente spazio ad altri punti fermi del panorama audiovisivo contemporaneo. Nella caccia al tesoro orchestrata da Ishana Night Shyamalan si scorgono infatti strizzate d’occhio a Noi di Jordan Peele, suggestioni di Quella casa nel bosco e soprattutto evidenti influenze della celeberrima serie televisiva Lost, sia dal punto di vista della trama, sia per quanto riguarda il sonoro che accompagna le apparizioni degli Osservatori.

Su questa tela, la regista utilizza le dinamiche e gli stilemi dell’horror per tratteggiare una riflessione sulla modernità, esplicitata dai continui riferimenti ai reality show e dalla stessa condizione del gruppo dei protagonisti (in cui figurano anche Georgina Campbell e Oliver Finnegan), osservati e allo stesso tempo osservatori della loro realtà. Un’intuizione che permette a Ishana Night Shyamalan di dare vita a suggestive inquadrature di volti riflessi, grazie anche alla particolare architettura della casa. Ciononostante, la montagna delle ambizioni e del talento della regista partorisce purtroppo un topolino: un horror mai veramente spaventoso e un thriller dal ritmo altalenante, che penalizzano anche la riflessione sociale e la caratterizzazione della protagonista.

Gli sporadici guizzi di The Watchers – Loro ti guardano

Non tutto è da buttare, anche perché stiamo parlando dell’esordio dietro alla macchina da presa di una giovane regista, che ha davanti a sé molti anni per smussare gli spigoli della sua poetica e per affinare il suo sguardo. Un’opera di sporadici guizzi, di duplicità e di scenari opprimenti, che funziona più quando suggerisce che quando è costretta a dare forma, coesione e sostanza alle sue tante, troppe tematiche.

The Watchers – Loro ti guardano è attualmente in programmazione nelle sale italiane, distribuito da Warner Bros.

Dove vedere The Watchers – Loro ti guardano in streaming

Overall
5.5/10

Valutazione

Ishana Night Shyamalan debutta alla regia con un’opera evidentemente influenzata dalla filmografia paterna, attraversata da tante suggestioni ma incapace di dare forma al tutto.

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MaXXXine arriverà il 21 agosto nelle sale italiane

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MaXXXine

Lucky Red e Universal Pictures International Italy annunciano la distribuzione e la data d’uscita di MaXXXine, film di Ti West con protagonista Mia Goth, terzo capitolo targato A24 della celebre trilogia horror d culto. Il film arriverà nelle sale cinematografiche il prossimo 21 agosto.

Dopo il primo X – A Sexy Horror Story e il prequel Pearl, lo scrittore, regista e montatore Ti West firma il capitolo finale di una trilogia che ha conquistato gli spettatori di tutto il mondo. Mia Goth torna ad interpretare la sensuale Maxine Minx, che a dieci anni di distanza dai sanguinosi avvenimenti del primo episodio, cerca ancora di inseguire il suo sogno di diventare un’attrice porno nella Hollywood degli anni ’80, ma la presenza di un serial killer in agguato rischia di svelare il suo oscuro passato. L’iconica protagonista è affiancata questa volta anche da un cast all-star: Elizabeth Debicki, Moses Sumney, Michelle Monaghan, Bobby Cannavale, Halsey, Lily Collins, Kevin Bacon e Giancarlo Esposito.

MaXXXine: Mia Goth torna per il terzo capitolo

MaXXXine

Prodotto sempre da A24, che nel cinema di genere ha realizzato, oltre ai due precedenti film della trilogia, anche Hereditary – le radici del male, Midsommar, The Witch e The Lighthouse, ed è reduce dal recente successo di Talk to me, MaXXXine promette di essere la degna conclusione, carica di emozioni forti, per tutti i fan della saga e per nuovi curiosi spettatori, ricreando le atmosfere vintage dell’America anni ’80, garantendo sangue, sesso e rinnovando l’omaggio ai film d’autore di genere (Hitchcock e Dario Argento solo per citarne alcuni).

Questa la sinossi ufficiale del fil,

Hollywood, anni ’80. Maxine Minx, star di film per adulti e aspirante attrice, riesce finalmente a trovare la sua grande occasione. Un misterioso assassino, però, sta dando la caccia alle stelle di Hollywood e questa scia di sangue rischia di rivelare il suo oscuro passato.

In Italia MaXXXine uscirà al cinema il 21 agosto distribuito da Lucky Red e Universal Pictures International Italy.

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