Tenet: la recensione del nuovo film di Christopher Nolan

Tenet: la recensione del nuovo film di Christopher Nolan

Nonostante le critiche che vengono puntualmente mosse da chi sostiene che sia eccessivamente complesso e poco emozionale, il cinema di Christopher Nolan è basato su pochi temi, tutti altamente suggestivi. Il ritorno verso qualcosa o qualcuno; le maschere che i suoi personaggi indossano, per assumere l’identità di qualcun altro o per sostenere i propri corpi in situazioni difficili; il desiderio di un genitore di ricongiungersi con i propri figli, attraverso i più bizzarri labirinti fisici e mentali; il crepuscolare mondo in cui viviamo, sull’orlo del collasso. Ma a scandire i racconti di Nolan è soprattutto la dimensione fisica più ingovernabile, cioè il tempo, che il regista britannico distorce, dilata, comprime e ribalta per costruire i suoi sogni. Giunto al suo undicesimo lavoro, il nostro miscela tutte queste tematiche nell’ambizioso e contorto Tenet, che arriva nelle sale italiane accompagnato dalla pesante incombenza di essere il salvatore designato del cinema.

Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas

Tenet

Tenet è la parola centrale di uno dei più affascinanti enigmi storici, cioè il cosiddetto quadrato del Sator. Questo semplice quadrato è composto dalla successione delle cinque brevi parole Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas, che possiede due particolarità: si può ritrovare in svariati reperti archeologici, disseminati per tutta l’Europa e lungo diversi secoli, e soprattutto è uno dei più famosi palindromi, cioè una successione di caratteri che genera il medesimo risultato nei due possibili sensi di lettura. Materiale ghiotto per Nolan, che, dopo aver giocato con il concetto attraverso il particolare montaggio di Memento, tesse una futuristica tela in cui sono gli oggetti e le persone a potersi muovere in entrambi i sensi del tempo, in un universo con precise regole e sgradevoli effetti collaterali, sulla falsariga di quello di Inception.

In una sequenza d’apertura in medias res, che ricorda quella de Il cavaliere oscuro per adrenalina e mistero e che verte proprio su una delle cinque parole del quadrato di Sator, l’Opera di Kiev, ci immergiamo in un mondo crepuscolare, termine scelto non a caso per la richiesta di una parola d’ordine fra i membri di una fazione, il cui scopo emergerà solo con il passare dei minuti. Da narratore esperto e scaltro, Nolan gioca fin da subito con le aspettative dello spettatore, accumulando misteri su misteri (il primo è il nome del personaggio di John David Washington, chiamato semplicemente Il Protagonista: capiremo perché) e al contempo farcendo il racconto con i suoi proverbiali spiegoni, odiati dai detrattori del suo cinema ma mai come in questo caso fondamentali per comprendere una trama che miscela fisica, entropia, paradossi temporali e tecnologia futuribile.

Non cercare di capire, sentilo

Tenet

Non passa molto tempo per fare la conoscenza di altre due parole del quadrato (ma sentiremo anche le due rimanenti): l’organizzazione Tenet, i cui scopi affioreranno nel corso del racconto, e soprattutto Andrei Sator, personaggio interpretato da un sempre efficace Kenneth Branagh che è, insieme al concetto stesso di tempo, il grande villain dell’opera, con un retrogusto da Thanos del Marvel Cinematic Universe per il cinismo con cui osserva e si confronta con un’umanità sempre più vicina all’autodistruzione. Completano il quadro la moglie di quest’ultimo Kat, madre coraggio alla ricerca di libertà e salvezza per il proprio figlio, portata in scena da un’algida Elizabeth Debicki, e il Neil di un convincente Robert Pattinson, partner del Protagonista in un intrigo internazionale dalle proporzioni sempre più sorprendenti.

«Non cercare di capire, sentilo», dice un personaggio nelle battute iniziali di Tenet, in quello che possiamo interpretare sia come un consiglio spassionato da parte del regista per approcciarsi alla sua contorta creazione, sia come uno sberleffo dello stesso Nolan nei confronti della folta schiera dei cercatori di buchi di trama, più a loro agio nell’attività di setacciare incongruenze che in quella di sospendere l’incredulità per abbandonarsi totalmente a un’opera audiovisiva. Seguendo questo monito, ci si trova effettivamente davanti a un racconto che nonostante le premesse è estremamente godibile, nonché in perenne bilico fra action movie, noir e spy story, con qualche sfumatura da buddy movie, dramma familiare e addirittura da eroico cinema di guerra, nella scia del precedente Dunkirk.

Non mancano inoltre suggestioni verso la saga di James Bond, chiodo fisso di Christopher Nolan richiamato più dall’intreccio che dalle atmosfere, decisamente meno erotiche e umoristiche di quelle a cui l’Agente 007 ci ha abituato.

Tenet e le sue ispirazioni

Tenet

Ogni riferimento alla storia recente e meno recente del cinema (TerminatorL’esercito delle 12 scimmie e i sottovalutati Looper e Predestination sono probabilmente quelli più calzanti) scompare però di fronte alla maestria di Nolan nel mettere in scena dinamiche non certo inedite in maniera tale da creare l’illusione che non ci sia mai stato niente del genere prima di lui. In questo senso, l’ispirazione più grande per Tenet è proprio Nolan stesso, con la sua tendenza all’eccesso in ogni direzione e con la sua ambizione, ormai più unica che rara, di rendere ogni suo film un evento unico e irripetibile. Dalle musiche roboanti di Ludwig Göransson, che non fa rimpiangere il fido Hans Zimmer già impegnato in Dune, all’imponenza di alcune sequenze action (lo schianto di un vero aereo), si prova la confortevole sensazione di trovarsi in un universo noto, prismatico ma al tempo stesso sempre coerente con se stesso.

Grazie anche al sublime montaggio di Jennifer Lame, che non è sacrilego definire come uno dei più complessi della storia recente del cinema, si percepisce la bramosia di sovvertire le regole della settima arte, di capovolgere i movimenti e le frasi (quasi come nella Loggia Nera di Twin Peaks), di scardinare generi e di attraversare una storia in ogni direzione possibile, restituendo allo spettatore la magia per troppo tempo proibita della sala, che, qualora ce ne fosse bisogno, si conferma come il luogo più adatto in cui godere di un’opera cinematografica. Tenet come possibile rivoluzione dunque, ma anche come uno degli ultimi baluardi della tradizione della sala, ambivalenza comprovata dalla combinazione fra pellicola 70 millimetri e IMAX scelta da Nolan per il suo lavoro dal più alto budget (oltre 200 milioni di dollari).

Tenet: fra Spielberg, Cameron e Kubrick

Incapace di sfuggire dal suo ineluttabile destino di dividere sempre e comunque, anche con Tenet Nolan rifugge le mezze misure, complicando anche ciò che non lo richiederebbe, lasciando ai suoi abili interpreti l’incombenza di delineare il profilo dei rispettivi personaggi e scegliendo troppo spesso la via della spiegazione verbale per dirimere gli aspetti più intricati del racconto. Chi cerca in questo sornione e ardito cineasta britannico la magia del cinema di persone ordinarie alle prese con qualcosa di straordinario, caro a Steven Spielberg, rimarrà probabilmente deluso da un’opera che fonde ancora il gusto per la sfida tecnica e narrativa di James Cameron con il rigore tipico di Stanley Kubrick, mettendo in secondo piano i personaggi e le loro evoluzioni, ma dando comunque vita a un racconto fresco e originale, a suo modo emozionante e capace di riflettere sottilmente sulla nostra contemporaneità.

In un periodo in cui siamo inevitabilmente portati a riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni a breve e medio termine, proprio come i suoi protagonisti Tenet ci appare come un’opera in grado di risalire il flusso del tempo e di metterci davanti a una situazione, più realistica che mai, in cui saremo tutti chiamati ad assumerci la responsabilità di situazioni disperate e ad affrontare decisioni drastiche. Con la sua struttura circolare, Tenet ci suggerisce, come aveva precedentemente fatto Interstellar, che la spinta verso la salvezza deve scaturire da noi stessi, dalla nostra voglia di cooperare e dallo spirito di responsabilità e sacrificio in nome del bene collettivo. Perché anche alla base della trama più cervellotica di Nolan, a tratti al limite di un simposio scientifico, ci sono un amico da ritrovare, un figlio da proteggere, un pianeta da salvare e dell’odio da disinnescare. In una parola: cuore.

Nolan salverà il cinema?

Nel momento in cui scriviamo, non siamo ancora in grado di prevedere se Tenet sarà davvero il salvatore delle sale cinematografiche, letteralmente in ginocchio dopo un periodo di chiusura forzata e di successiva incertezza. Siamo però certi che finché esisteranno autori come Christopher Nolan, capaci ancora di volare altissimo a costo di rischiare di bruciarsi le ali, il cinema avrà un futuro e sarà un fondamentale supporto per decifrare la nostra complessa realtà, facendo di noi un Protagonista che si muove fra le pieghe del tempo alla ricerca di risposte e di salvezza.

Tenet è in sala dal 26 agosto, distribuito da Warner Bros.

Valutazione
8/10

Verdetto

Christopher Nolan ci regala un nuovo viaggio nella sua labirintica mente, distorcendo nuovamente il tempo per un racconto che mescola azione e fantascienza, spy story e war movie, per parlarci del nostro crepuscolare mondo.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.