Terminator – Destino oscuro: recensione del film di Tim Miller

Terminator – Destino oscuro: recensione del film di Tim Miller

Per circa 28 anni, non abbiamo avuto la possibilità di godere di un accettabile capitolo di una delle saghe cinematografiche più amate di sempre, quella di Terminator. Eppure, da Terminator 2 – Il giorno del giudizio ne è passata di acqua sotto i ponti. Abbiamo visto nascere universi cinematografici, risorgere franchise che davamo per spacciati e realizzare sequel e remake a distanza di decenni. Siamo riusciti ad appassionarci per un cinecomic un procione parlante, abbiamo sognato vedendo Quentin Tarantino cambiare la storia e, grazie alla Pixar, ci siamo commossi ripetutamente per film d’animazione dal chiaro target infantile, ma non siamo stati in grado di avere un capitolo di Terminator che non si accartocciasse su se stesso, fra varie linee temporali e maldestri tentativi di replicare la magia di Cameron. Senza gridare al miracolo o al capolavoro, grazie a Terminator – Destino oscuro, possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo.

Siamo di fronte a un’operazione che guarda esplicitamente a quanto fatto dalla Lucasfilm con Star Wars: Il risveglio della Forza, cercando di amalgamare il passato della saga con quello che dovrebbe essere il suo futuro, dal momento che Terminator – Destino oscuro dovrebbe essere il primo capitolo di una nuova trilogia. Lavoro affidato a Tim Miller, che si muove fra il sequel, il remake e il reboot, pescando a piene mani dai primi due film di James Cameron, non a caso coinvolto nel progetto in qualità di produttore, soggettista e supervisore della sceneggiatura. Inevitabile dunque affiancare ai nuovi volti Mackenzie Davis e Natalia Reyes le icone per eccellenza di Terminator, Arnold Schwarzenegger e l’inossidabile Linda Hamilton.

Alla ricerca del tempo perduto
Terminator - Destino oscuro

Dopo un prologo realizzato facendo ampio ricorso al de-aging (di ottima fattura), che si riallaccia direttamente a Terminator 2 – Il giorno del giudizio e non mancherà di fare discutere gli appassionati, per il modo particolarmente brusco con cui viene alterato il corso della saga, siamo trasportati nel New Mexico di oggi, dove compaiono due inquietanti figure. Una è la grintosa umana potenziata Grace (Mackenzie Davis, sempre più brava), l’altra è uno spietato e apparentemente invincibile cyborg modello Rev-9 (Gabriel Luna), che comincia a seminare devastazione. Come nel secondo episodio della saga, questi personaggi arrivano dal futuro, rispettivamente per proteggere e uccidere la dolce Dani (Natalia Reyes). Un inaspettato alle due nella lotta contro il Rev-9 arriva da Sarah Connor, che ha dedicato la sua intera esistenza alla caccia ai Terminator. L’improvvisato gruppo, assistito da un misterioso aiutante, si ritrova a lottare per la sopravvivenza e per il futuro dell’umanità.

Miller mette in scena un road movie in salsa action e a trazione femminile, che compensa la mancanza di originalità delle proprie dinamiche narrative con l’apprezzabile tentativo di aggiornare la mitologia della saga ai giorni nostri. Ci riferiamo alla sempre più invasiva tecnologia, capace di tracciare continuamente le persone e di conseguenza di ostacolare il tentativo di fuga delle protagoniste, ma anche e soprattutto alla mentalità trumpiana, costituita da diffidenza e da muri per dividere le persone. Nonostante qualche piacevole momento ironico, basato prevalentemente sulle frasi cult della serie (I’ll be back!) a sull’umanizzazione del personaggio di Schwarzenegger, ci saremmo invece aspettati un po’ di brillantezza in più da Miller, che con Deadpool ha dimostrato di avere la verve per decostruire e dissacrare qualsiasi tematica.

Terminator – Destino oscuro: un film a trazione femminile

Terminator - Destino oscuro

Non stupisce che sia proprio la saga di Terminator, che proprio con la Hamilton ha dato vita a una delle più amate eroine action, a inserirsi con convinzione nel solco scavato da Time’s Up, che auspica importanti miglioramenti dal punto di vista della parità di genere. Di eroine in Terminator – Destino oscuro ne abbiamo ben tre, tutte con una propria tangibile personalità e determinate a raggiungere uno scopo, che sia la salvezza, la protezione o la vendetta. Ad attirare maggiormente l’attenzione sono sicuramente la Davis, ormai pronta a un ruolo di altissimo profilo, e la Hamilton, che, proseguendo nel parallelo con Star Wars: Il risveglio della Forza, ha una funzione paragonabile a quella del vecchio Han Solo: un volto familiare della saga a cui è impossibile non essere affezionati, troppo irresponsabile per essere un vero e proprio mentore, ma comunque sarcastica guida dei personaggi più inesperti.

Un plauso va però anche alla Reyes, il cui personaggio ha l’evoluzione più importante di tutte. Proprio come avvenuto alla Hamilton anni fa, potremmo essere davanti alla trasformazione di una ragazza svagata e impacciata in un’ardimentosa guerriera, grazie anche alle numerose sequenze d’azione pura che contraddistinguono Terminator – Destino oscuro. Sotto quest’aspetto, Miller e gli sceneggiatori insistono però troppo sulle capacità di “resurrezione” del nuovo Terminator: dopo svariati ritorni del villain a seguito delle più disparate distruzioni, si perde l’effetto sorpresa, e non si può fare altro che attendere l’inevitabile ricomparsa del Rev 9 per il successivo scontro. Il regista compensa questa ripetitività sfruttando l’ampio budget a propria disposizione per numerosi inseguimenti via terra, acqua e mare, dai buoni effetti speciali, e per scontri sempre ben coreografati. Aspetti che rendono Terminator – Destino oscuro un’opera efficace sul versante del puro intrattenimento.

Terminator – Destino oscuro: la saga ha di nuovo un futuro

Terminator - Destino oscuro

Insistendo su temi e meccanismi già ampiamente rodati nei primi due episodi della serie (la resistenza all’ascesa delle macchine, il sacrificio, la predestinazione), Terminator – Destino oscuro adempie dignitosamente al proprio compito, spazzando via tutti i tentativi del post Cameron e riallacciando il filo di una storia dallo sfondo fantascientifico ma con una particolare attenzione ai personaggi, e in particolare alle donne, mai limitate a essere madri e sempre fondamentali per l’avanzamento del racconto. Chi si aspettava originalità e coraggio nelle soluzioni narrative potrà certamente rimanere deluso da una storia che invece si appoggia passivamente ai propri predecessori, con scarsa carica innovatrice. Da oggi però la saga di Terminator è nuovamente viva, e proprio come le sue protagoniste è libera di scrivere il proprio futuro.

Terminator – Destino oscuro è disponibile nelle sale italiane dal 31 ottobre, distribuito da 20th Century Fox.

Valutazione
6/10

Verdetto

Terminator – Destino oscuro adempie al proprio compito di fare da ponte fra le vecchie e le nuove generazioni di spettatori, adagiandosi eccessivamente sui primi due capitoli ma donando finalmente un futuro alla saga.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.