Tesnota: recensione del primo film di Kantemir Balagov

Tesnota: recensione del primo film di Kantemir Balagov

Tenete d’occhio Kantemir Balagov, perché dopo la definitiva esplosione di Xavier Dolan potremmo aver trovato la prossima stella del cinema d’autore. Questo ragazzo russo non ancora 28enne ha già al suo attivo due partecipazioni a Cannes, nella sezione Un Certain Regard, terminate con altrettanti premi della critica internazionale e con un prestigioso riconoscimento per la migliore regia grazie alla sua opera seconda La ragazza d’autunno, in questi giorni nelle sale italiane. Oggi però ci concentriamo sull’opera prima di Balagov Tesnota, datata 2017 e brevemente apparsa nelle sale italiane durante la scorsa estate.

Appena uscito dalla scuola del maestro russo Aleksandr Sokurov (produttore di questo lavoro), Kantemir Balagov stupisce con un’opera ambientata nella sua città natale Nalchik (Caucaso del Nord) nel 1998, esattamente a metà fra le due sanguinose guerre cecene. Dopo dei titoli di testa al limite dell’amatoriale, il regista ci introduce al racconto, tratto da una storia vera, utilizzando insolitamente i suoi stessi spunti autobiografici per descrivere una terra di confine ma chiusa in se stessa, in cui convivono ebrei e cabardi (a maggioranza musulmana), divisi non soltanto dalla religione, ma da approcci alla vita difficilmente conciliabili.

Romeo e Giulietta nel Caucaso
Tesnota

La 24enne ebrea Ilana (Darya Zhovnar) si divide fra il lavoro nell’officina del padre e il suo fidanzato cabardo Zalim (Nazir Zhukov), esplicitamente osteggiato dalla sua famiglia. I preparativi per il matrimonio di suo fratello minore David sono funestati da un terribile avvenimento. David e la fidanzata vengono rapiti, con la conseguente richiesta di un esoso riscatto. Lungi dal rivolgersi alle forze dell’ordine, la famiglia di David decide di cercare di racimolare i soldi del riscatto, scendendo a compromessi con la propria morale e con i propri interessi. La ribelle Ilana, refrattaria alle rigide regole della sua comunità, si trova così spinta dalla situazione e dalla famiglia verso il sacrificio della propria felicità in nome della salvezza del fratello.

Con un’autorevolezza e una profondità difficili da riscontrare in registi così giovani, Kantemir Balagov riesce nell’impresa di trasformare il particolare in universale, senza rinunciare a imprimere la sua esperienza personale nel racconto. Tesnota sa infatti essere Romeo e Giulietta contemporaneo, rappresentando la difficoltà di amarsi per chi proviene da costumi differenti, compendio sulla chiusura mentale e culturale, esaltato da un soffocante formato 4:3, e soprattutto l’appassionata cronaca del tentativo di emancipazione di Ilana, stretta fra l’amore per la famiglia, che la vorrebbe sacrificare perché donna e sorella minore, e la voglia di fuggire da una prigione invisibile per vivere una vita felice e libera da pregiudizi.

Tesnota riesce a sconvolgere lo spettatore

Fra le tante sorprendenti scelte di Balagov, merita certamente una menzione l’idea di tagliare quasi totalmente fuori dal racconto il rapimento di David e la sofferenza sua e della fidanzata, per concentrarsi totalmente sul travaglio interiore di Ilana. Il talento russo non rinuncia però a scioccare lo spettatore: fra le pieghe di questo doloroso racconto di formazione troviamo infatti un accenno di incesto, un’angosciante sequenza di sesso, ripresa in maniera tale da sottolineare la totale assenza di sentimento e passione e il culmine del dilemma interiore di Ilana, e infine le scene per cui Tesnota è stato più volte menzionato dalla stampa internazionale: i videotape di reali torture e uccisioni perpetrate durante la prima guerra cecena. Dettaglio basato su una reale esperienza di Balagov da ragazzo, che ci fa comprendere la fascinazione per la violenza e l’assuefazione all’orrore da parte di ragazzi cresciuti in mezzo all’odio e all’intolleranza.

Certo, Kantemir Balagov mostra qualche peccato di gioventù quando dilata eccessivamente i tempi, concedendosi numerosi inserti puramente contemplativi. Ma la sensibilità con cui tratta il personaggio della bravissima Darya Zhovnar (anche lei all’esordio), la finezza con cui descrive la morbosità di certe relazioni familiari, l’abilità con cui delinea una complessa situazione sociale e culturale e la mano con cui usa gli spazi per descrivere la sensazione di oppressione in Ilana rivelano doti non comuni, che fanno di Tesnota una delle più importanti opere prime da diversi anni a questa parte.

Tesnota: è nata una stella?

Tesnota riesce a mantenere la rabbia dell’opera giovanile, che vuole sfregiare tutto ciò che non va nella realtà, come le ambiguità e le contraddizioni di questa piccola repubblica caucasica, ma allo stesso tempo stupisce per l’organicità e la coerenza di questo sublime affresco generazionale, che lascia sconfitti e addolorati. Tutto questo basta a definire Kantemir Balagov la nuova punta di diamante del cinema sovietico? Forse no, ma noi siamo certi che di questo ragazzo sentiremo ancora parlare.

Valutazione
7.5/10

Verdetto

Con un’opera prima contemporaneamente rabbiosa e riflessiva, Kantemir Balagov tratteggia un amaro e struggente ritratto del Caucaso di fine millennio, segnato da intolleranza, pregiudizio e mentalità retrograda, rivelandosi come uno dei più promettenti talenti del cinema sovietico.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.