The Deep: recensione del film di Baltasar Kormákur

The Deep: recensione del film di Baltasar Kormákur

Dopo ben sette anni dalla sua realizzazione, approda finalmente nelle sale italiane The Deep, intenso dramma basato su un evento realmente accaduto che ha definitivamente imposto all’attenzione generale il talento del cineasta islandese Baltasar Kormákur, oggi pienamente inserito nell’ambiente hollywoodiano. Come per due delle successive opere di Kormákur, Everest e Resta con me, il tema portante del racconto è la sfida dell’uomo alla natura, con enfasi particolare sulle insospettabili risorse fisiche e psicologiche a cui una persona può riuscire ad attingere nelle situazioni più critiche, nel disperato tentativo di salvarsi la vita.

Un’angosciante storia vera di sopravvivenza nelle gelide acque islandesi
The Deep

In una fredda notte islandese del 1984, i membri dell’equipaggio di un peschereccio, a causa di una tragica fatalità, si ritrovano soli in mare aperto, con l’imbarcazione inabissata e senza la minima speranza di essere soccorsi in tempi brevi. Nonostante le possibilità pressoché nulle, uno di loro, il giovane Gulli, riesce miracolosamente a sopravvivere, nuotando nelle fredde acque dell’oceano per più di 5 ore e camminando poi a lungo, a piedi nudi, su un impervio terreno vulcanico. Gulli diventa un eroe nazionale, ribattezzato “l’uomo foca” per il grasso corporeo che gli ha salvato la vita, e al tempo stesso oggetto di accurate indagini scientifiche, volte a comprendere le cause della sua sopravvivenza in una situazione così difficile.

Kormákur scava a fondo nella mente del protagonista, trovando nell’interprete Ólafur Darri Ólafsson un’ideale sponda attraverso cui caratterizzare un personaggio dolce e allo stesso tempo determinato, che nel giro di poche ore si ritrova a passare da un’esistenza dimessa, colma di tante piccole questioni familiari e personali irrisolte, al centro dell’attenzione dei media, desiderosi di sviscerare ogni dettaglio della sua colossale impresa. La struttura narrativa è divisa schematicamente in tre blocchi, incentrati sulle premesse del naufragio, sulla lotta per la vita di Gulli e sulla sua improvvisa popolarità, ma il regista svaria ampiamente avanti e indietro nel tempo, facendo ricorso a calibrati flashback, che ci aiutano a comprendere meglio la sua storia e le origini del suo carattere serioso e riservato.

Un eroe timido e solitario, salito agli onori della cronaca non per carisma o per particolare prestanza fisica, ma per doti di resistenza che derivano essenzialmente dalla sua corporatura abbondante e dall’umile caparbietà di chi deve lottare ogni giorno con la natura e con i propri risicati mezzi per guadagnarsi da vivere.

Da The Deep a Resta con me: il legame di Baltasar Kormákur con la battaglia fra uomo e natura

The Deep

Con un budget imponente per una produzione islandese, stimato in circa 2 milioni di euro, Kormákur ha un ampio margine di manovra per rendere The Deep un survival movie dalla buona resa scenica, non lontano da omologhi statunitensi recenti come All Is Lost – Tutto è perduto. Mentre il realismo e l’immersività del racconto si attestano costantemente su discreti livelli, alla lunga emergono gli stessi problemi riscontrabili nei già citati Everest e Resta con me, riassumibili nella carenza di una soddisfacente costruzione della tensione e del pathos. Anche se le tessere del puzzle narrativo sembrano sempre tutte al loro posto, manca un guizzo che riesca a trasformare la comunque palpabile empatia dello spettatore nei confronti della storia in qualcosa che vada oltre, trascinandolo all’interno di un’esperienza così angosciante.

In particolare, l’ampia digressione sulle analisi e sulle ricerche scientifiche a cui Gulli si deve sottoporre, con palpabile imbarazzo, ci avvicina alla sua personalità, ma crea contemporaneamente un distacco con quanto da lui compiuto in precedenza, finendo paradossalmente per normalizzare l’eccezionale. Che sia una bufera sulla strada della vetta dell’Everest, la navigazione in solitario in mare aperto di Shailene Woodley in Resta con me o l’impressionante nuotata verso la salvezza di Gulli in The Deep, permane la sensazione che a Kormákur manchi sempre uno per fare 31, e che l’abilità del cineasta islandese nella costruzione dei personaggi e nella ricostruzione di vigorosi duelli fra uomo e natura si scontri spesso con doti non altrettanto efficaci nella fusione di immagine, azione e introspezione in un cinema che riesca a scuotere nel profondo il pubblico.

The Deep è un esempio di cinema nordico ambizioso

Nonostante alcune scelte narrative non del tutto convincenti, The Deep è un lodevole esempio di cinema europeo ambizioso, che non ha timore di confrontarsi con la più abbiente industria americana su un terreno storicamente a lei più favorevole, aggiungendo un tocco di sensibilità e intimismo tipico delle produzioni nordiche. Un avventuroso viaggio ai confini delle capacità umane, che, traendo spunto da eventi realmente accaduti, ci ricorda l’importanza di avere qualcosa a cui attaccarsi per tirare avanti nei momenti più ardui e trova, seppur con notevole ritardo, un meritato passaggio in sala.

The Deep arriverà nelle sale italiane il 18 luglio, distribuito da Movies Inspired.

  • Verdetto

3

Sommario

The Deep convince con la caratterizzazione di un eroe introverso e solitario alle prese con una natura ostica e minacciosa, ma non riesce a creare una sufficiente empatia fra lo spettatore e l’eccezionale impresa del protagonista.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.