The Disciple: recensione del film di Chaitanya Tamhane

The Disciple: recensione del film di Chaitanya Tamhane

The Disciple, in concorso durante Venezia 77,  è un film diretto da Chaitanya Tamhane.

Mumbai. Sharad Nerulkar (Aditya Modak), 24 anni, si prepara per un concorso come cantante Khayal, di tradizione classica indiana. La sua dedizione al suo guru (il dottor Arun Dravid) è totale. Quel che deve fare Sharad è perfezionare la sua arte, la sua voce e fare pratica diligentemente. Il rigore per questo tipo di canto gli viene trasmesso da alcuni nastri che il padre di Sharad ha registrato durante i discorsi della guru Maai, in cui spiegava quanto nella musica Khayal fosse determinante non solo tecnica ma il tipo di pace interiore che richiede per essere praticata. 

Ossessionato dal fallimento di suo padre, che ha tentato la carriera di cantante senza riuscirsi mai, Sharad teme che se non può immergersi completamente non solo nella musica ma nella filosofia che c’è dietro non potrà raggiungere mai il tipo di illuminazione artistica che serve per essere perfetti. Mentre si sforza di raggiungere il massimo livello della sua arte, è costretto a fare dei compromessi tra le complesse realtà della vita e le difficoltà di imporsi come nuova voce nel panorama musicale indiano.

The Disciple: il film di Chaitanya Tamhane

The Disciple

The Disciple è la storia di un giovane cantante idealista che studia per favorire la scoperta di sé, che affronta le frustrazioni per i suoi limiti e le sue pecche artistiche. Ciò che Tamhane offre è uno studio del personaggio, il racconto di un giovane che vuole dedicarsi con costanza, studio, impegno, dedizione alla sua passione più grande. The Disciple non è puramente un musical, ma gran parte del suo minutaggio è dedicato a spettacoli o sessioni di canto in cui tutto ciò che si sente è musica tradizionale indostana.

Questo può essere un motivo di grande frustrazione per lo spettatore considerato che, essendo il racconto incentrato in modo particolare su un certo tipo di musica classica indiana, non si limita a mostrare e far ascoltare un tipo di musica molto particolare, è soprattutto studio sulla voce, sul tono, sul suono, sulla ricerca di un equilibrio vocale, e potrebbe rivelarsi pesante per chi non ha familiarità con questo tipo di cultura musicale. 

Lo spazio è protagonista delle scene

The Disciple

In seconda analisi si può notare come The Disciple sia girato in widescreen dal direttore della fotografia Michal Sobociński: questo ci porta a decretare come il concetto di spazialità in un film come The Disciple sia fondamentale. Il nuovo lavoro di Chaitanya Tamhane è a tutti gli effetti composto da tanti luoghi e spazi diversi: dalle piccole sale da concerto, all’apertura notturna della città e ai vari quartieri che vanno da quelli della classe media ai quartieri più spartani. Il senso del luogo è percepibile, è parte della struttura drammatica.

Come lo spazio diventa protagonista delle scene, anche i colori sono fondativi della tensione drammaturgica delle scene: i colori cambiano a seconda dei luoghi e del momento della vita del protagonista; all’inizio sono vividi, saturi, e diventano sempre più desaturati e monocromatici man mano che procediamo verso la fine. Anche i costumi diventano motivo e strumento per rappresentare un paesaggio che cambia, sia internamente che esternamente. Questo ci porta a decretare come The Disciple possegga un certo quid dal punto di vista estetico, pur rimanendo dal punto di vista narrativo e retorico un’opera dimenticabile, le cui continue sessioni musicali a lungo andare risultano ridonanti, onerose e incapaci di permanere piacevolmente nella mente dello spettatore. 

Valutazione
5/10

Verdetto

The Disciple convince dal punto di vista estetico ma è narrativamente parlando che risulta un’opera dimenticabile, le cui continue sessioni musicali a lungo andare sono ridonanti, onerose e incapaci di permanere piacevolmente nella mente dello spettatore. 

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.