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The Fall Guy: recensione del film con Ryan Gosling ed Emily Blunt

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Fra i registi che negli ultimi anni hanno maggiormente sfruttato e nobilitato il ruolo dello stunt-man c’è sicuramente David Leitch. Attivo a sua volta come controfigura a partire dagli anni ’90 per interpreti del calibro di Brad Pitt (successivamente da lui diretto in Bullet Train), col suo passaggio alla macchina da presa David Leitch ha firmato la regia di action puri come John Wick (non accreditato) e Atomica bionda, ma anche commedie d’azione del calibro di Deadpool 2 e Fast & Furious – Hobbs & Shaw. Non stupisce dunque ritrovarlo alla guida di The Fall Guy, una vera e propria celebrazione del ruolo dello stuntman, nonché brillante miscela di commedia, azione, sentimentalismo e metacinema.

The Fall Guy nasce in televisione, più precisamente con l’omonima serie di Glen Larson, trasmessa tra il 1981 e il 1986 e distribuita anche in Italia con il titolo Professione pericolo. Una base a partire dalla quale David Leitch crea il suo originale spartito, con la collaborazione in sceneggiatura di Drew Pearce. Le vicende della serie originale vertevano infatti su una coppia di stunt-man impegnati fra Hollywood e il loro secondo lavoro come cacciatori di taglie, mentre in questo caso l’intera storia ruota intorno alla lavorazione dell’improbabile blockbuster western-fantascientifico Metalstorm, che mette in scena una trama con qualche punto di contatto con Cowboys & Aliens con gli scenari aridi e desolati di Mad Max: Fury Road e Dune.

Sul set del film, diretto dalla debuttante Jody Moreno (Emily Blunt), viene chiamato Colt Seavers (Ryan Gosling), celebre controfigura al rientro sul set dopo un grave incidente e dopo una relazione bruscamente interrotta con la stessa regista. Lo stunt-man deve confrontarsi non solo con i rischi del mestiere, ma anche con la misteriosa scomparsa di Tom Ryder (Aaron Taylor-Johnson), star del cinema con cui ha lavorato più volte.

The Fall Guy: una celebrazione degli stunt-man in bilico fra azione, commedia e romanticismo

Emily Blunt is Judy Moreno in The Fall Guy, directed by David Leitch

Lo show di The Fall Guy ha per protagonista assoluto Ryan Gosling, che continua l’operazione di autoironia e demitizzazione già brillantemente affrontata in Barbie, allargando il campo d’azione a tutta la sua carriera. Lo vediamo infatti sfrecciare in auto e bearsi di giacche stilose come in Drive (dove interpretava proprio uno stunt-man), giocare in bilico fra commedia demenziale e giallo come in The Nice Guys e dare vita a una nuova declinazione del maschio gentile, sensibile e desideroso di aiutare la sua compagna, già brillantemente portato in scena in La La Land. Un campionario a cui si aggiungono ovviamente numerose scene d’azione, fiore all’occhiello di un’operazione volta proprio a nobilitare il glorioso mestiere della controfigura. A questo proposito, grazie al lavoro dello stunt-man Logan Holladay, The Fall Guy può fregiarsi del record mondiale per un cannon roll, con ben otto ribaltamenti e mezzo di una macchina mostrati allo spettatore.

La dimensione metacinematografica a cui accennavamo poco fa consente a David Leitch di farsi beffe dell’industria cinematografica contemporanea. Un’ironia abbastanza bonaria, che piazza però qualche riuscita stoccata, come le menzioni esplicite e implicite a Tom Cruise, le dinamiche produttive incarnate dal personaggio di Hannah Waddingham e la presa di posizione sul possibile inserimento di un premio per gli stunt-man durante la prestigiosa notte degli Oscar. Particolarmente attuale inoltre l’intreccio che vede protagonista il Fall Guy Colt Seavers, nella letterale accezione di uomo che cade ma anche in quella metaforica di persona su cui scaricare la colpa: a mettere in pericolo questo stunt-man dal cuore d’oro è un realistico deepfake, risvolto che allude chiaramente ai rischi connessi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’audiovisivo, su cui non a caso ha lottato per mesi il sindacato SAG-AFTRA.

Un blockbuster fracassone ma tutt’altro che superficiale

Fra inseguimenti mozzafiato, prodigiosi voli e rocambolesche cadute, The Fall Guy riesce a emozionare e a divertire, grazie alla già citata vis comica di Ryan Gosling e alla sua ottima chimica con Emily Blunt, decisamente a suo agio nella doppia veste di regista inesperta e idealista e di innamorata delusa ma ancora appassionata. Una sottotrama che dà vita a momenti spassosi e allo stesso tempo toccanti, come il riavvicinamento sulle note di Taylor Swift o il karaoke con Against All Odds (Take a Look at Me Now) di Phil Collins. Non mancano poi formidabili cameo, che insieme alle immancabili scene post-credit (con tanto di momenti catturati sul set) rimarcano le sfumature più giocose di questo blockbuster fracassone ma tutt’altro che superficiale.

Un’operazione decisamente riuscita, che fonde la Hollywood classica e il post-moderno all’interno di una screwball comedy contemporanea, in cui il cinema per un paio d’ore torna a essere vita e più grande della vita stessa, baricentro di un racconto in cui convivono amore, umorismo, azione e lo sprezzo del pericolo di persone disposte a mettere a repentaglio la loro vita per continuare ad alimentare i sogni degli spettatori di tutto il mondo.

Dopo l’anteprima del 26 aprile, The Fall Guy è disponibile nelle sale italiane dall’1 maggio, distribuito da Universal Pictures.

Ryan Gosling is Colt Seavers in The Fall Guy, directed by David Leitch

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Overall
7.5/10

Valutazione

The Fall Guy dà vita a una vera e propria celebrazione del mestiere dello stunt-man in un riuscito mix di commedia, azione e romanticismo.

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Hanno ucciso l’Uomo Ragno: il teaser trailer della serie sulla storia degli 883

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Hanno ucciso l'Uomo Ragno

È online il primo teaser trailer di Hanno ucciso l’Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883, serie dramedy Sky Original disponibile da ottobre in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW. La serie è un racconto di formazione incentrato su Max Pezzali e Mauro Repetto, fondatori di uno dei più celebri e amati gruppi musicali pop italiani degli ultimo decenni. Hanno ucciso l’Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883 si addentra nei mitici anni ’90 per narrare la genesi di alcune delle canzoni più famose degli 883, duo che contro ogni aspettativa, partendo da Pavia, ha cambiato la musica italiana sorprendendo tutti, in primis gli stessi Max e Mauro.

Hanno ucciso l’Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883 è una serie di Sydney Sibilia (Smetto quando voglio, L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, Mixed by Erry), per la prima volta alla regia di una serie. Gli otto episodi dello show sono scritti da lui stesso insieme a Francesco Agostini, Chiara Laudani e Giorgio Nerone. Completano il team di regia Francesco Ebbasta (Addio fottuti musi verdi, Generazione 56k) e Alice Filippi (Sul più bello, SIC). Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli interpretano rispettivamente Max Pezzali e Mauro Repetto. Vediamo cosa ci aspetta.

Il primo teaser trailer di Hanno ucciso l’Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883

Questa la sinossi ufficiale della serie:

Pavia, fine anni Ottanta. Max ama i fumetti e la musica americana. È un anticonformista in una città dove non c’è nulla a cui ribellarsi. In più, dopo aver trascurato il liceo per seguire nuove amicizie e serate punk, arriva inevitabilmente la bocciatura.
Questo fallimento si rivela in realtà una nuova, fatale opportunità: nel liceo dove si trasferisce ha un nuovo compagno di banco, Mauro. La musica rende Max e Mauro inseparabili. Grazie alla forza trascinante di Mauro, Max abbraccia il suo talento e insieme a lui compone le prime canzoni che verranno prodotte da Claudio Cecchetto. Ma quando il successo li travolgerà, Max e Mauro, così diversi, riusciranno a rimanere uniti?

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Abigail: recensione del film con Melissa Barrera

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Si apre con il tema principale de Il lago dei cigni di Čajkovskij come il seminale Dracula di Tod Browning (scelta con un ben preciso significato, come vedremo in seguito), procede seguendo le dinamiche di Dieci piccoli indiani di Agatha Christie (base per molti horror moderni, peraltro citata esplicitamente nel film) e infarcisce tutto con un dark humour citazionista e postmoderno. Abigail di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett si configura quindi come un saggio divertito e divertente sulla storia e sullo stato dell’arte del cinema horror, sulla scia dell’immortale saga di Wes Craven Scream, non a caso rielaborata dagli stessi registi nei due recenti “requel“. Una valida commedia horror, che conferma l’affinità di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett con questo filone, da loro esplorato anche nel notevole Finché morte non ci separi.

Liberamente ispirato a La figlia di Dracula, Abigail racconta la storia di un bizzarro e misterioso gruppo di rapitori, assoldati per sequestrare una bambina dotata di grande talento per la danza. Una volta eseguito il sequestro, i malviventi hanno l’indicazione di portare la piccola in una lussuosa e isolata villa, in cui custodirla per 24 ore in attesa del pagamento del riscatto. Ignari delle vere identità dei loro soci e di quella del padre della bambina, i rapitori iniziano a innervosirsi e a porsi domande sulla loro missione. In un susseguirsi di eventi sinistri, scoprono poi di essere rinchiusi all’interno della villa e soprattutto di essere a loro volta in pericolo per la vera natura della piccola Abigail, assetata del loro sangue.

Abigail: una giocosa e riuscita commedia dell’orrore

Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett non inventano nulla, ma sfruttano in maniera fresca e brillante gli stereotipi dei generi e dei temi che affrontano. Uno di questi è indubbiamente il vampirismo, che con il passare dei minuti diventa sempre più centrale all’interno della narrazione. L’eterogeneo gruppo di protagonisti infatti non può fare altro che interrogarsi sulla natura e sui poteri di Abigail, affidandosi all’intuito (per la verità abbastanza scarso) e soprattutto alla letteratura e alla filmografia sui vampiri. Spunti ideali per un umorismo macabro e grottesco e per situazioni paradossali, come i momenti in cui i protagonisti ricorrono a reminiscenze di True Blood o Twilight per decidere il da farsi o scambiano l’aglio con le cipolle nel tentativo di proteggersi.

Il lavoro dei registi non si limita però al citazionismo spicciolo, ma anche grazie al contributo in sceneggiatura di Stephen Shields e Guy Busick danno vita a un prodotto di genere dalle atmosfere e dalle dinamiche cangianti, non lontano per toni dal cult Dal tramonto all’alba. Quello che inizialmente si configura come un innocuo thriller basato su un rapimento strizza poi l’occhio al giallo, lavorando sulle misteriose identità dei rapitori e sulla loro possibile doppiezza. Una parentesi effimera, che prepara il terreno a una decisa sterzata nei territori dell’horror e dello splatter, durante la quale si ricorre a un ricco campionario di schizzi di sangue, teste mozzate e giugulari recise. Una svolta accompagnata da particolari scelte di marketing, volte non a celare la vera natura della piccola protagonista ma a enfatizzarla in tutti i modi possibili, a partire dall’ampio materiale promozionale.

La formidabile prova di Alisha Weir

Abigail

Punto di forza di Abigail è indubbiamente la formidabile attrice irlandese Alisha Weir (classe 2009), già vista recentemente in Matilda The Musical di Roald Dahl e Cattiverie a domicilio, ma in questo caso autrice di una prova di encomiabile maturità, in perfetto equilibrio fra falsa dolcezza e spaventosa malvagità, ma capace anche di sorprendenti squarci di umanità. Accanto a lei spicca la notevole performance di Melissa Barrera, già valida final girl nel franchise di Scream, da cui è stata allontanata ciecamente allontanata per il suo sostegno al popolo palestinese. Completano il cast l’ambiguo Dan Stevens, l’ingenua geek Kathryn Newton, il sempre inquietante Kevin Durand, un incerto Will Catlett e lo sfortunato Angus Cloud, prematuramente scomparso poco prima dell’uscita del film, dedicato alla sua memoria. Da segnalare infine le brevi apparizioni di Giancarlo Esposito e Matthew Goode, importanti soprattutto per l’atto conclusivo.

Nel turbine di citazioni orchestrato dai registi (oltre a quelle già menzionate, spiccano i rimandi alla vasca di Phenomena e i parallelismi con Finché morte non ci separi, in un gioco di riferimenti interno alla filmografia di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett), sarebbe un peccato fare passare in secondo piano il pregevole lavoro sulle scenografie e sulle luci, che diventa centrale per la narrazione e per le possibili piste che si aprono con il passare dei minuti. Il risultato è un crescendo di suspense, mistero e paura, solo parzialmente indebolito da una comicità meno efficace rispetto ai precedenti lavori di questa coppia di autori, principalmente a causa della caratterizzazione grossolana ed eccessivamente grottesca di alcuni dei protagonisti.

Abigail: è davvero la fine?

Abigail

Pur non rinnegando mai la sua natura puramente derivativa, Abigail sfocia in un finale soddisfacente e tutt’altro che scontato, che raccoglie i frutti del lavoro svolto in precedenza sugli stereotipi dei vampiri e sulla solidarietà femminile, già al centro dei due recenti capitoli del franchise di Scream. Un lavoro leggero ma mai sciatto, anche dal punto di vista editoriale: in epoca di remake sfornati a ripetizione e di universi condivisi, Abigail sembra più viva che mai, proprio come il famigerato Principe delle tenebre a cui è direttamente collegata.

Abigail è disponibile dal 16 maggio nelle sale italiane, distribuito da Universal Pictures.

Overall
7/10

Valutazione

Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett continuano la loro esplorazione della commedia dell’orrore, dando vita a un racconto giocoso e citazionista al punto giusto, solo parzialmente indebolito da un umorismo non sempre a fuoco.

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It Ends with Us – Siamo noi a dire basta: il trailer del film con Blake Lively

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It Ends with Us – Siamo noi a dire basta

È online il trailer ufficiale di It Ends with Us – Siamo noi a dire basta, nuovo film Sony Pictures tratto basato sull’omonimo romanzo di Colleen Hoover (edito in Italia da Sperling & Kupfer), che arriverà nelle sale italiane il 21 agosto 2024. Il film è diretto e interpretato da Justin Baldoni (A un metro da te, Nuvole) su una sceneggiatura di Christy Hall. Condivide lo schermo con lui Blake Lively (Adaline – L’eterna giovinezza, Paradise Beach – Dentro l’incubo, Un piccolo favore), che interpreta la protagonista Lily. Fanno inoltre parte del cast Jenny Slate (Everything Everywhere All at Once), Brandon Sklenar (1923), Isabela Ferrer (Fire Burning), Amy Morton (Chicago P.D.), Hasan Minhaj (Fidanzata in affitto), Alex Neustaedter (American Rust – Ruggine americana) e Kevin McKidd (Grey’s Anatomy). Diamo un’occhiata a quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale italiano di It Ends with Us – Siamo noi a dire basta

Questa la sinossi del film:

It Ends with Us – Siamo noi a dire basta, un adattamento per il grande schermo del primo romanzo di Colleen Hoover, racconta l’appassionante storia di Lily Bloom (Blake Lively), una donna che ha superato un’infanzia traumatica e intraprende una nuova vita a Boston per inseguire il sogno di una vita: aprire una propria attività. L’incontro casuale con l’affascinante neurochirurgo Ryle Kincaid (Justin Baldoni) fa nascere un legame intenso, ma mentre i due si innamorano profondamente, Lily inizia a vedere in Ryle lati che le ricordano il rapporto con i suoi genitori. Quando il primo amore di Lily, Atlas Corrigan (Brandon Sklenar), rientra improvvisamente nella sua vita, la relazione con Ryle viene stravolta e Lily capisce che deve imparare a contare sulle proprie forze per fare una scelta molto difficile per il suo futuro.

In conclusione, vi ricordiamo che il film arriverà nelle sale italiane dal 21 agosto, distribuito da Eagle Pictures.

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