Tornare: recensione del film di Cristina Comencini

Tornare: recensione del film di Cristina Comencini

C’è una canzone di Astor Piazzolla, Vuelvo al Sur, uno dei testi più celebri e ammirati del musicista argentino, che è stata scritta per la colonna sonora del film Sur di Solanas. La canzone ci conduce in quello che è il tessuto della pellicola, ambientata nel 1983 in un’Argentina post dittatura. Vuelvo al Sur parla del ritrovarsi, dell’amore, è la storia di un ritorno, è la riscoperta delle proprie radici, del proprio passato, della libertà dal rancore e dal timore per antichi dolori. Questa canzone mi fa molto pensare a chi, sul (ri)tornare, ha realizzato film indimenticabili come Christopher Nolan, Sergio Leone (Dunkirk, C’era una volta in America). 

Il tema del ritorno è un elemento sempiterno, romantico, proprio per il suo modo diverso di rapportarsi con il tempo. Purtroppo chi non è riuscita a costruire attorno al tempo, al ritorno, un film convincente e adeguato alla portata simbolica di cui si fa carico, è Cristina ComenciniTornare è il suo ultimo film, presentato durante la Festa del Cinema di Roma, un film sul tempo che tenta di analizzare come questo agisca nella nostra mente, nella nostra memoria in maniera, evidentemente, non cronologica e lineare.

La protagonista di Tornare è Alice, interpretata da Giovanna Mezzogiorno, una donna quarantenne che torna a Napoli dall’America per il funerale di suo padre. La casa in cui è cresciuta le riporta alla mente ricordi sopiti della sua infanzia e della sua adolescenza, che si sovrappongono al suo presente in un vortice di dolorose emozioni.

Tornare: il film diretto da Cristina Comencini

Tornare

Quel che si palesa a noi spettatori è una storia sbiadita, inerte. Il film colpisce, sì, ma solo per la sua mancanza di una struttura coesiva, di una narrazione anche presuntuosa, che trovi il coraggio di andare in una direzione che non sia quella perbenista, arrendevole e borghese. Tornare vorrebbe mostrare, in modo anche involontariamente misogino, come Alice bambina e adolescente siano libere, belle, solari, ognuna in possesso di un’emancipazione considerevole che, purtroppo, Alice adulta non ha conservato.

La sensazione che si percepisce guardando Tornare è che si parli del passato con un formalismo serrato: Alice è un personaggio che avrei potuto amare, invece si è trasformato in tutto quello che al cinema non vorrei guardare. Alice attraversa la storia come una meteora strepitosa, la cui luce si consuma in poco tempo, il suo arco narrativo è appiattito dalla gestione stilistica delle scene, talmente tanto desiderose di mettere il punto sulla questione temporale, indeterminata e casuale, che viene svilita tutto tra un fotogramma e l’altro.

Alice è un personaggio che non viene raccontato per davvero, eppure è il personaggio centrale. Non viene narrato attraverso le immagini, i ricordi, le parole; è come se questo personaggio dovesse esserci noto già prima del film, come se appartenesse al nostro immaginario, come se fosse in tutte e tutti noi, quindi non vale la pena raccontarlo perché già ci abita dentro.

Manca il coraggio in questo film

Tornare

Ma non è così. Io avrei voluto conoscere Alice, e capire perché la madre accusa mal di testa ogni giorno; avrei voluto osservare perché Alice, appena sente il padre tornare con la macchina, si mette sull’attenti sull’uscio di casa accanto al cane, avrei voluto sapere perché il padre saluta ogni volta sempre prima il cane, con una lunga carezza, e a lei si limita a darle un buffetto sulla testa. Mi sarebbe piaciuto apprendere chi è davvero la sorella e chi è davvero Alice, questa bambina e donna, un po’ gitana, indipendente, errante ma anche conformista e iperborghese. Voglio capire Alice, andare giù nei suoi ricordi, osservarli disgregarsi e poi dipanarsi, tracimare sotto onde lunghe e poi rientrare negli argini.

Manca il coraggio in questo film, mancano gli spessori, la profondità, manca uno scheletro narrativo importante e imponente. Avrebbe giovato un atteggiamento meno moralista quando si parla del passato, un passato evidentemente frenetico, coraggioso e disinibito, che viene ricondotto ad un presente castigato, rigoroso e “sobrio”, come se ne parla all’interno del film. Gli attori, purtroppo, cosa possono di fronte a tale mancanza di intraprendenza? Nulla. Ci sono piccoli dettagli nel film che, inizialmente, mi hanno fatto ben sperare, soprattutto quando la cinepresa indugia sui suoi capelli, sulle linee del volto di Alice, sugli oggetti della casa, a partire dalle porte, piccoli dettagli ma che mi confortavano. Per qualche minuto ci ho creduto alla poesia visiva di Tornare. Perché, onestamente, quel che vedo è solo una figura senza luce e senza ombre, che vaga per la casa di famiglia in attesa che qualcuno raccolga la sua storia, per davvero.

  • Verdetto

2

Sommario

Tornare è un film in cui manca il coraggio, mancano gli spessori, la profondità, manca uno scheletro narrativo importante e imponente.

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Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.