Un giorno di pioggia a New York: recensione del film di Woody Allen

Un giorno di pioggia a New York: recensione del film di Woody Allen

Ci voleva un 84enne pessimista regista newyorkese, inefficacemente spinto verso l’esilio artistico da una grottesca polemica su fatti risalenti a oltre 25 anni fa e già passati al setaccio dalla giustizia, per dare una ventata d’aria fresca alla rom-com, uno dei generi più indeboliti dallo scombussolamento dell’industria cinematografica contemporanea. Con Un giorno di pioggia a New York, Woody Allen dà nuovamente fiato al suo umorismo sui rapporti sentimentali e al suo corrosivo sguardo sulla borghesia, puntando i fari sulla giovane coppia composta da Gatsby Welles (Timothée Chalamet) e Ashleigh Enright (Elle Fanning), rampolli di buona famiglia che si recano nella Grande Mela per un’intervista da lei ottenuta con il celebre regista Roland Pollard (Liev Schreiber).

L’improvvisata gita nella amata New York di Allen, suggestiva location per tutti gli innamorati, fa però emergere ben presto i dissidi all’interno della coppia. Il dandy svogliato e irrisolto Gatsby, talmente fortunato al gioco da faticare a spendere i soldi vinti, vaga per la città, imbattendosi in Shannon (Selena Gomez), spigliata sorella di una sua ex, mentre la svampita e ingenua Ashleigh vive un battesimo di fuoco con il mondo del cinema, barcamenandosi fra gli sbalzi d’umore di Pollard, le vicende personali del suo sceneggiatore Ted Davidoff (Jude Law) e l’incontro con la star Francisco Vega (Diego Luna). Un romantico weekend di coppia si trasforma così in una severa lezione sul sottile equilibrio fra le aspirazioni, l’amore e le difficoltà della vita.

Fra Fitzgerald e FelliniUn giorno di pioggia a New York

In fondo, il senso di Un giorno di pioggia a New York sta tutto nel titolo, e solo un po’ più velatamente nel nome del protagonista Gatsby Welles. Gatsby, come il miliardario triste Jay che abbiamo imparato a conoscere e amare nelle pagine di Francis Scott Fitzgerald e negli adattamenti cinematografici con Robert Redford e Leonardo DiCaprio. Welles, come l’Orson regista di Quarto potere (che Allen ha inserito nella lista dei suoi 10 film preferiti), simbolo per eccellenza del cinema, che gioca un ruolo fondamentale nella bizzarra giornata della coppia della protagonista. Facile infatti ritrovare negli sbalzi d’umore di Davidoff e Pollard e nello squallore di Vega la demitizzazione degli ambienti intellettuali da sempre cara ad Allen, mentre l’intero canovaccio ha più di un punto di contatto con Lo sceicco bianco di Federico Fellini, un altro mito del regista americano.

Come Isaac Davis di Manhattan, Gatsby è alla ricerca di un motivo per cui valga la pena vivere. E poche città al mondo hanno il potere di ispirare come New York, la musa per eccellenza del cinema di Allen. Chalamet coniuga la sua espressività con l’apatia esistenziale di Gatsby, trascinandosi indolentemente fra i vicoli e le tipiche case a schiera della Grande Mela, familiari a tutti gli amanti del cinema americano, e in alcuni luoghi iconici, come il Metropolitan Museum of Art, il Greenwich Village o l’immancabile Central Park. Un giorno di pioggia a New York riprende la grande tradizione della commedia sentimentale americana, giocando sui contrasti fra Gatsby e la punzecchiante Shannon e fra l’inesperienza di Ashleigh e la meschinità delle persone con cui si confronta, muovendosi con passo spedito e leggero verso un atto conclusivo che sembra uscito da un film di George Cukor per la sua schiettezza.

Un giorno di pioggia a New York e la fotografia di Vittorio Storaro

Un giorno di pioggia a New York

Allen mette per una volta in secondo piano le sue battute al fulmicotone, graffiando veramente solo in una manciata di occasioni e sempre nei segmenti con Gatsby protagonista (i suoi colloqui con il fratello, l’incontro con la escort interpretata da Kelly Rohrbach). Un giorno di pioggia a New York è però sempre genuino e gradevole, grazie al ritmo sempre perfetto dei dialoghi, ad alcuni efficaci tormentoni narrativi (il singhiozzo della Fanning nei momenti di eccitazione sessuale, le sessioni al pianoforte che mettono in mostra il lato più sensibile di Gatsby) e a una messa in scena di rara eleganza, esaltata da Vittorio Storaro. Il direttore della fotografia italiano, giunto alla sua terza collaborazione con Allen, si trova ormai perfettamente a suo agio con il regista, e come nel precedente La ruota delle meraviglie – Wonder Wheel si sbizzarrisce nell’utilizzo della luce per impreziosire i primi piani sui protagonisti.

In questa commedia dal retrogusto vintage, non mancano però elementi di modernità, che Allen rappresenta con un’empatia sorprendente. I tre giovani protagonisti, tanto incisivi nelle loro prove quanto irriconoscenti nel prendere le distanze dal regista allo scoppio delle polemiche che hanno rimandato la distribuzione di Un giorno di pioggia a New York, rappresentano sia l’instabilità dei rapporti sentimentali odierni, sia le difficoltà nel trovare una propria strada nella vita, anche per chi dispone di notevoli facoltà economiche e sociali. Particolarmente toccante inoltre il dialogo fra Chalamet e Cherry Jones (che interpreta la madre di Gatsby), capace di dare in una manciata di minuti senso e coerenza all’arco narrativo del protagonista e allo stesso tempo di rappresentare il contrasto generazionale fra genitori e figli, più attuale che mai.

Un giorno di pioggia a New York: perdersi e ritrovarsi nella Grande Mela

Un giorno di pioggia a New York

Probabilmente, fra qualche anno non annovereremo Un giorno di pioggia a New York fra i migliori lavori di una filmografia sconfinata come quella di Woody Allen. Resta però il rammarico per l’assurda riproposizione della vicenda di Dylan Farrow e per la successiva causa fra il regista e Amazon, che hanno tenuto bloccato in un limbo il progetto per oltre un anno, ma anche la soddisfazione per aver potuto essere, nonostante tutto, nuovamente testimoni dell’incrollabile vitalità artistica di una leggenda vivente della settima arte, capace ancora di incantare, pur con meccanismi narrativi ampiamente rodati, nella città del suo cuore.

E con il percorso artistico di Allen rivolto di nuovo verso l’Europa, già con il suo prossimo progetto Rifkin’s Festival, viene da chiedersi se abbiamo assistito anche all’involontario commiato cinematografico fra il regista e New York, forse non a caso citata esplicitamente per la prima volta in un suo titolo. Se così fosse, questa storia di amori che sfuggono per poi ritrovarsi, di occasioni perse e poi riacciuffate e di disincanto trasformato in travolgente passione, che ci lascia insolitamente con un pizzico di speranza, è la chiusura perfetta di un immaginario a suo modo romantico, capace di mettere a nudo le nostre debolezze e le nostre contraddizioni.

Un giorno di pioggia a New York è nelle sale italiane dal 28 novembre, distribuito da Lucky Red.

Valutazione
7/10

Verdetto

Woody Allen incanta nuovamente nella sua New York, con una commedia sentimentale che guarda al cinema narrativo classico americano per un’acuta riflessione sulla società e sui rapporti di coppia odierni.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.