Uomini di parola: recensione del film con Al Pacino e Christopher Walken

Uomini di parola: recensione del film con Al Pacino e Christopher Walken

Uomini di parola (Stand Up Guys) è un film del 2012 di Fisher Stevens, noto soprattutto come attore in Corto circuito e nel suo seguito. La pellicola ha per protagonisti i tre premi Oscar Al PacinoChristopher Walken e Alan Arkin e vede la partecipazione in una piccola parte di Julianna Margulies, celebre per il ruolo di Alicia Florrick nell’apprezzata serie televisiva The Good Wife. Uomini di parola si è rivelato un flop al botteghino, incassando solo poco più di 3 milioni di dollari negli Stati Uniti a fronte di un budget stimato in circa 15 milioni.

Uomini di parola - Lost in Cinema

Dopo 28 lunghissimi anni di carcere, l’ex malavitoso Val (Al Pacino) torna un uomo libero e trova ad attenderlo Doc (Christopher Walken), suo amico e vecchio socio in (mal)affari. Mossi dai ricordi e dalla nostalgia per i tempi andati, i due si concedono una notte di baldoria e bagordi, coinvolgendo nelle loro scorribande anche il loro vecchio autista Hirsch (Alan Arkin), prelevato appositamente dalla pensione in cui alloggiava. La folle nottata dei tre è però minacciata dal boss Claphands (Mark Margolis, celebre per il ruolo di Hector Salamanca in Breaking Bad e Better Call Saul), che ha incaricato Doc di uccidere Val, reo di aver provocato la morte accidentale di suo figlio. Malinconia, amicizia e mondo del crimine si incrociano in una notte che cambierà per sempre la vita dei protagonisti.

Uomini di parola: vecchi leoni alla riscossaUomini di parola - Lost in Cinema

Uomini di parola si muove incertamente fra gangster movie, comedy e buddy movie, riuscendo a risultare convincente solo a tratti, soprattutto grazie ai formidabili interpreti a disposizione del film. Il principale punto debole della pellicola è rappresentato dallo script del debuttante Noah Haidle, che presenta numerose lacune a livello di intreccio e sviluppo dei personaggi. Per colmare la mancanza di un background solido e coeso dei loro caratteri, Al Pacino e Christopher Walken sono costretti a impersonare una sorta di frullato invecchiato e insipido dei personaggi più importanti delle loro rispettive carriere, finendo a volte per eccedere e sfiorare l’auto-parodia.

Le esplicite citazioni alle colonne portanti delle carriere dei protagonisti (su tutte la scena del ballo ripresa da Scent of a Woman e la partita a stecca immortalata con inquadrature pressoché identiche a quelle di una sequenza analoga di Carlito’s Way) e i dialoghi, malamente ispirati allo stile poeticamente dissacrante e sboccato di quelli del cinema di Quentin Tarantino diventano un maldestro e imperfetto meccanismo narrativo per mettere insieme una serie di sketch basati sui più triti meccanismi dei film del genere, alla base di sesso e delle più disparate sostanze stupefacenti. La trama diventa così una lunga sequenza di forzature narrative volte a trarre il meglio dal tris di interpreti principali. Lo spettatore non percepisce mai il tormento interiore dei protagonisti, in perenne bilico fra il difficile passato e un futuro più incerto che mai e fra i propri sentimenti e le spietate leggi della malavita.

La miscela fra gangster movie, commedia a terza età non funzionaUomini di parola - Lost in Cinema

Uomini di parola riesce a trovare il giusto equilibrio fra azione, dramma e commedia solo nella parte conclusiva, culminando in un finale incompiuto ma paradossalmente coerente con la parabola narrativa dei protagonisti, che risolleva parzialmente le sorti di un film comunque non sufficiente.

Dal punto di vista tecnico, più che la regia scolastica e senza alcun guizzo di Fisher Stevens a convincere è la fotografia di Michael Grady, che riesce a rendere le atmosfere torbide e malsane all’interno delle quali si muovono i protagonisti. Inevitabile mattatore del film è il leggendario Al Pacino, ben affiancato da un glaciale Christopher Walken e da un Alan Arkin in formato Little Miss Sunshine. Buone anche le musiche, fra le quali si segnala Not Running Anymore di Jon Bon Jovi, nominata al Golden Globe come migliore canzone originale.

Nonostante i tre formidabili protagonisti, che avrebbero meritato uno script all’altezza, Uomini di parola si rivela un esperimento fallito di trasportare il gangster movie nella terza età e di miscelarlo con un malinconico umorismo. Non possiamo che provare piacere nel vedere questi mostri sacri ancora attivi e desiderosi di confrontarsi con il cinema contemporaneo, ma per tutta la pellicola permane una sensazione di scontato, già visto e scopiazzato, che alla lunga stanca e smorza qualsiasi entusiasmo.

Uomini di parola: curiosità

In lingua originale, viene ripetutamente citata la battuta “I have come here to chew bubblegum and kick ass… and I’m all out of bubblegum”. Si tratta di un palese riferimento al cult Essi vivono di John Carpenter.

A un certo punto del film, il personaggio di Mark Margolis cerca di uccidere quello di Al Pacino. In Scarface di Brian De Palma (1983) è invece l’indimenticabile Tony Montana di Al Pacino a eliminare il personaggio interpretato da Margolis.

  • Verdetto

2.5

Sommario

Nonostante tre interpreti di classe e carisma come Al Pacino, Christopher Walken e Alan Arkin, Uomini di parola riesce a trovare la giusta alchimia fra commedia e gangster movie solo a tratti, affidandosi interamente a sketch costruiti sulla carriera dei protagonisti e sfiorando a tratti l’auto-parodia.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.