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Il problema dei 3 corpi: recensione della serie Netflix

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Winter Is Coming, diceva Ned Stark in Game of Thrones, monito diventato una delle frasi più celebri della serie creata da David Benioff e D. B. Weiss, sulla base del ciclo di romanzi di George R. R. Martin Cronache del ghiaccio e del fuoco. L’arrivo di una minaccia è al centro anche de Il problema dei 3 corpi, serie originale Netflix firmata ancora da Benioff e Weiss (insieme ad Alexander Woo) e ispirata all’omonimo romanzo fantascientifico di Liu Cixin, vincitore del prestigioso Premio Hugo. Un progetto altrettanto ambizioso e forte di un universo narrativo vasto e suggestivo, che si prefigge il compito di diventare uno degli show di punta di Netflix.

Il problema dei 3 corpi inizia nel 1966, quando la giovane fisica cinese Ye Wenjie (Zine Tseng) è processata pubblicamente per il suo lavoro. Messa di fronte alla scelta fra una vita di prigionia e una collaborazione col governo, Ye Wenjie mette le sue conoscenze al servizio dello stato. Nel 2024, il suo operato si intreccia con le vicende di un gruppo di scienziati, scossi da una sequenza di suicidi fra i colleghi e da qualche crepa nelle leggi fisiche su cui hanno basato il loro intero lavoro. Preoccupati per strani fenomeni che li coinvolgono, i membri del gruppo si imbattono in un futuristico visore, tramite il quale possono vivere esperienze di gioco incredibilmente immersive in mondi virtuali. Durante queste sessioni, i protagonisti apprendono di un pericolo incombente per l’intero pianeta.

Il problema dei 3 corpi: il nuovo Game of Thrones?

Cr. Ed Miller/Netflix © 2024

Come avvenuto per il già citato Game of Thrones, Benioff e Weiss sono chiamati all’adattamento televisivo di un ciclo di romanzi considerato difficile o impossibile da filmare. Anche in questo caso, gli autori smentiscono questo pregiudizio, realizzando un vero e proprio gioiello di worldbuilding. Abituati alle produzioni sciatte e raffazzonate della maggior parte delle serie televisive originali delle varie piattaforme, non possiamo che guardare con sollievo e soddisfazione al comparto tecnico de Il problema dei 3 corpi, notevole soprattutto per quanto riguarda i mondi esplorati e vissuti attraverso il visore.

Gli elementi fantascientifici sono ben integrati nella trama e funzionali a un racconto cupo e angosciante, che trova il proprio apice emotivo e visivo nello strepitoso quinto episodio (intitolato non a caso Giorno del giudizio), sul quale ci tacciamo per non rovinare la sorpresa agli spettatori, affermando però che siamo sugli stessi sanguinari livelli degli eventi più cruenti delle famiglie Stark, Lannister e Targaryen. Elementi che corroborano la sensazione di essere di fronte a uno dei punti più alti della serialità recente dal punto di vista produttivo.

Il problema dei 3 corpi: i punti deboli della scrittura

Il problema dei 3 corpi
Cr. Courtesy of Netflix © 2024

Purtroppo, la scrittura non è sempre agli stessi livelli dell’impianto visivo. Nelle ultime stagioni di Game of Thrones, che hanno dovuto confrontarsi con l’assenza di un testo a cui attingere, Benioff e Weiss hanno dimostrato qualche limite, con differenze evidenti in termini di qualità fra il materiale creato ex novo e quello adattato. Il problema dei 3 corpi conferma questa tendenza. Anche se gli autori si sono in questo caso confrontati con una trilogia coerente e completa (La materia del cosmo e Nella quarta dimensione sono i titoli degli altri due romanzi), per necessità di adattamento hanno infatti creato un gruppo di protagonisti molto più ampio, non riuscendo però a dare la giusta caratterizzazione e la necessaria profondità a molti di loro.

Eiza González, Jess Hong, Jovan Adepo, Alex Sharp e John Bradley fanno del loro meglio, garantendo carisma e inclusività alla serie. I personaggi che interpretano sono però depotenziati da un racconto talmente intricato e complesso dal punto di vista scientifico da renderli essenzialmente pedine di uno scacchiere molto più ampio, con conseguenze negative sull’approfondimento dei loro vizi, delle loro contraddizioni e dei loro rapporti interpersonali. Si percepisce così una certa freddezza narrativa, che altri show dalla trama particolarmente complicata dal punto di vista scientifico (Lost e Dark su tutti) hanno invece saputo evitare.

Il problema dei 3 corpi: fra nozionistica e narrazione popolare

Il problema dei 3 corpi
Cr. Courtesy of Netflix © 2023

Anche se gli autori fanno del loro meglio per semplificare il racconto e le sue basi scientifiche per una serie rivolta a un pubblico ampio ed eterogeneo, il forte legame fra la fisica e le vicende narrate ne Il problema dei 3 corpi potrebbe comunque respingere molti spettatori. Come il romanzo, lo show trae il suo titolo dal problema dei tre corpi teorizzato da Isaac Newton, secondo il quale, a differenza di quanto avviene per la legge di gravitazione universale fra due corpi, è sostanzialmente impossibile determinare il moto di un sistema gravitazionale tripartito. Un concetto su cui la serie torna a più riprese, diventando di fatto molto più tecnica e cerebrale della media delle produzioni rivolte a un pubblico generalista.

Le soluzioni visive adottate e l’abilità narrative degli autori aiutano ad attenuare le conseguenze di questo limite, ma l’impressione è che, una volta sbrogliata la parte più complessa della matassa, sarà necessaria una brusca sterzata nelle stagioni successive per non perdere il pubblico per strada. Pur con tematiche, registri e generi diversi, Il problema dei 3 corpi si trova così a confrontarsi con gli stessi problemi affrontati da Denis Villeneuve per il suo adattamento di Dune: nel primo film il regista canadese ha saputo trovare un buon compromesso fra didascalia e narrazione, mentre con Dune – Parte due ha potuto mollare gli ormeggi con risultati eccezionali, che auguriamo anche a Benioff e Weiss per i prossimi cicli di episodi.

Una serie in linea con il nostro difficile presente

Eiza González
Cr. Ed Miller/Netflix © 2024

Nonostante le difficoltà sopracitate, Il problema dei 3 corpi si rivela una serie suggestiva e di buona fattura, che terrà incollati allo schermo milioni di spettatori per tutti i suoi 8 episodi. Un racconto perfetto per questo presente così incerto, in bilico fra crescenti problemi, foschi presagi, inquietanti dubbi e una sensazione di totale incertezza sul futuro del pianeta e dell’umanità, che ci spinge a riflettere sulla necessità di cooperare a tutti i livelli per conservare qualche speranza di salvezza.

Il problema dei 3 corpi è disponibile dal 21 marzo su Netflix.

Overall
7/10

Valutazione

Dopo Game of Thrones, David Benioff e D. B. Weiss adattano per la serialità un altro suggestivo ciclo di romanzi, con ottimi risultati in termini visivi, penalizzati però da qualche difficoltà di scrittura.

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Captain America: Brave New World: il trailer del film Marvel

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Captain America: Brave New World

È online il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World, nuovo film Marvel diretto da Julius Onah, con protagonisti Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson e Harrison Ford. Il film arriverà nelle sale italiane il prossimo 12 febbraio, distribuito da Disney. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dopo aver incontrato il neoeletto Presidente degli Stati Uniti Thaddeus Ross, interpretato da Harrison Ford al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe, Sam si ritrova nel bel mezzo di un incidente internazionale. Deve scoprire le ragioni di un efferato complotto globale prima che il mondo intero sia costretto a vedere rosso.

Questo nuovo capitolo del franchise presenta Anthony Mackie nei panni di Capitan America. Falcon, interpretato da Mackie nei precedenti film dell’MCU, ha assunto ufficialmente il ruolo di Capitan America nel finale di The Falcon and The Winter Soldier, serie originale disponibile su Disney+. Il film è prodotto da Kevin Feige e Nate Moore, mentre Louis D’Esposito e Charles Newirth sono i produttori esecutivi.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film che, lo ricordiamo, arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio.

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Shelley Duvall è morta: l’attrice statunitense aveva 75 anni

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Shelley Duvall

All’età di 75 anni, è morta l’attrice statunitense Shelley Duvall, universalmente conosciuta per il ruolo di Wendy Torrance in Shining e per il suo lungo sodalizio artistico con Robert Altman. A dare la notizia è Variety, che riporta come fonte il partner di Shelley Duvall, Dan Gilroy. Il decesso dell’attrice è dovuto a complicazioni del diabete di cui soffriva. Dan Gilroy ha così omaggiato la sua memoria:

La mia cara, dolce, meravigliosa vita, compagna e amica ci ha lasciato la scorsa notte. Troppa sofferenza ultimamente, ora è libera. Vola via, bellissima Shelley.

La carriera di Shelley Duvall

Shelley Duvall

Shelley Duvall debutta sul grande schermo nel 1970 grazie proprio a Robert Altman, che la scrittura per il suo Anche gli uccelli uccidono. Il regista statunitense la ingaggia anche per i suoi successivi film I compari, Gang, Nashville, Buffalo Bill e gli indiani, Tre donne (grazie al quale l’attrice conquista il prestigioso Prix d’Interprétation féminine al Festival di Cannes) e Popeye – Braccio di Ferro, in cui Shelley Duvall recita accanto a Robin Williams nell’iconica parte di Olivia, la fidanzata di Braccio di ferro.

Nel mentre, prende parte a Io e Annie di Woody Allen e soprattutto al film che diventerà la sua croce e delizia, Shining di Stanley Kubrick. Nel capolavoro tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, Shelley Duvall consegna alla storia del cinema un’interpretazione struggente e disperata, in cui sfoggia tutta la sua espressività, reggendo il confronto con un sontuoso Jack Nicholson. La sua prova è però stata ottenuta attraverso comportamenti al limite della violenza psicologica da parte del regista, che ha costretto l’attrice a un numero spropositato di ciak, spingendola deliberatamente al limite fisico e mentale. Durante un’intervista all’Hollywood Reporter, la stessa interprete ha raccontato le conseguenze indelebili sulla sua salute mentale dello stress causato dalla lavorazione di Shining.

Nonostante ciò, Shelley Duvall riesce a lavorare anche con Terry Gilliam (I banditi del tempo), Tim Burton (Frankenweenie), Steven Soderbergh (Torbide ossessioni) e Jane Campion (Ritratto di signora), prima del definitivo allontanamento dalle scene interrotto solo dalla partecipazione al B-movie The Forest Hills, ultima sua apparizione sul grande schermo.

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Sunny: recensione della serie Apple TV+ con Rashida Jones

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Sunny

Apple TV+ e A24 sono indubbiamente due delle realtà che negli ultimi anni hanno maggiormente sperimentato sul grande e sul piccolo schermo, portando agli spettatori prodotti in grado uscire dai confini dei generi e di riflettere sulla contemporaneità e sui suoi mutamenti. Non stupisce quindi ritrovarle a collaborare in Sunny, nuova serie prodotta da A24 e distribuita proprio su Apple TV+, che ci offre uno spaccato sinistro e allo stesso tempo fortemente umano sui recenti sviluppi della tecnologia, in particolare sull’intelligenza artificiale.

Ci troviamo di fronte a un mystery thriller dalle sfumature distopiche e da dark comedy, in bilico fra le atmosfere già esplorate con successo dalla stessa Apple TV+ in Scissione e gli oscuri presagi tecnologici e sociali lanciati da Black Mirror. In una Kyoto futuristica, facciamo la conoscenza di Suzie Sakamoto (Rashida Jones), donna statunitense che si è trasferita per lavoro in Giappone, trovando l’amore con Masa Sakamoto (Hidetoshi Nishijima, già visto in Drive My Car). Quando Masa e il loro figlio scompaiono in un incidente aereo, Suzie si trova costretta ad affrontare il dolore e la solitudine, acuita dalla sua ancora scarsissima conoscenza del giapponese.

La donna riceve però in dono un robot domestico creato dall’azienda per cui lavorava il marito, chiamato Sunny. Nonostante la sua diffidenza, proprio grazie a Sunny Suzie inizia a reagire e a cercare la verità sulla scomparsa dei suoi cari, fra cospirazioni e segreti aziendali.

Sunny: la nuova serie Apple TV+, fra Scissione e Black Mirror

Nel corso dei 10 episodi che abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima, Sunny mette molta carne al fuoco, tessendo lentamente la tela di un mistero sempre più inquietante e lavorando al tempo stesso sui personaggi e sulla loro evoluzione. Lo show creato da Katie Robbins si confronta inevitabilmente con la tecnologia, rappresentata dal robot protagonista con diverse sfumature, anche contraddittorie. Da una parte, emergono infatti i rischi legati alla diffusione senza controllo di innovazioni sempre più invasive e alienanti, ma dall’altra non si negano i possibili risvolti positivi della robotica e dell’intelligenza artificiale, che nello specifico aiutano la protagonista ad alleviare la sua solitudine e a riprendere in mano la propria vita.

Rashida Jones compie un ottimo lavoro di caratterizzazione di Suzie, scolpendola con dettagli che con il passare degli episodi la avvicinano all’universo di alienazione e disagio esistenziale di Sofia Coppola (con cui la protagonista non a caso ha lavorato in On the Rocks, anch’esso prodotto da A24 e distribuito da Apple TV+). L’ambientazione nipponica e la dimensione di straniera in terra straniera di Suzie richiamo inevitabilmente Lost in Translation, ma Sunny oppone all’apparente staticità di Sofia Coppola una narrazione frenetica, fatta di continui salti avanti e indietro nel tempo e di scatole cinesi che rivelano continuamente un intrigo più imponente del precedente.

Una serie coraggiosa

La voglia di sperimentare e di giocare con così tanti generi e suggestioni è lodevole, ma si ha spesso la sensazione che la serie fatichi a trovare il proprio baricentro, in quanto continuamente sballottata fra troppe sottotrame e fra binari narrativi non sempre approfonditi adeguatamente. In uno show così improntato sui dettagli visivi (notevole il lavoro sul design tecnologico, nonché sulla splendida sigla rétro), stona inoltre la scelta di ricorrere troppo spesso ai dialoghi e di sacrificare di conseguenza il racconto per immagini, che in questo caso avrebbe offerto terreno fertile.

Ci resta però uno show raffinato e controcorrente, che in un panorama seriale sempre più appiattito ha il coraggio di osare e di mettere alla prova lo spettatore, anche a costo di respingerlo.

Sunny è disponibile dal 10 luglio su Apple TV+.

Overall
6.5/10

Valutazione

Apple TV+ e A24 consegnano agli spettatori una serie intelligente e controcorrente, capace di mettere alla prova gli spettatori e di porre interrogativi non banali sugli sviluppi tecnologici.

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