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Supersex: recensione della serie Netflix su Rocco Siffredi

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«Tu col tuo cazzo sai soltanto distruggere le persone che ti amano», si sente dire Rocco Siffredi in Supersex, nuova serie Netflix liberamente ispirata alla sua vita e alla sua carriera nel cinema pornografico. Uno dei tanti momenti di conflitto fra le donne e il protagonista di questa serie, che nell’arco di 7 episodi cerca di mostrare l’uomo dietro l’icona del sesso, mostrandone vizi e contraddizioni, fragilità e lati oscuri. Un progetto che riunisce alcuni dei maggiori talenti italiani in ambito cinematografico e televisivo, come l’ideatrice e sceneggiatrice Francesca Manieri, il regista e produttore Matteo Rovere e interpreti del calibro di Jasmine Trinca, Adriano Giannini, Linda Caridi e soprattutto Alessandro Borghi, che presta corpo e volto alla star per eccellenza del cinema hard.

Materiale tecnico e artistico che fa di Supersex uno dei prodotti televisivi di punta di quest’annata per l’Italia, forte della presentazione alla Berlinale e della visibilità mediatica internazionale garantita dalla distribuzione streaming in tutto il mondo. Purtroppo, nonostante le ottime premesse e il buon livello tecnico complessivo, la serie lascia a desiderare da diversi punti di vista, presentandosi fin dai primi minuti come un malriuscito mix fra il racconto della scena porno fra anni ’80 e ’90 e la drammatizzazione di una vita al limite, fatta di picchi di popolarità e libidine ma anche di rovinose cadute in ambito affettivo e familiare.

Supersex: la vita vietata ai minori di Rocco Siffredi

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Cr. Lucia Iuorio/Netflix

In un lungo prologo ambientato a Ortona, città natale di Rocco Siffredi, seguiamo la crescita e la formazione della futura pornostar, costellata dal lento ritmo di vita della provincia e dall’idolatria del giovanissimo protagonista nei confronti del fratellastro Tommaso, fidanzato con la ragazza più desiderata della città, Lucia. I primi turbamenti sessuali del piccolo Rocco sfociano in vera e propria ossessione quando si imbatte in un albo della rivista erotica Supersex, grazie a cui inizia a sognare di diventare un vero e proprio supereroe dell’eros. Dopo i primi traumi, anni dopo ritroviamo Rocco a Parigi, lontano dall’amata madre e ancora sotto l’ala protettiva di Tommaso (Adriano Giannini) e di Lucia (Jasmine Trinca), coinvolti però nei giri della criminalità e della prostituzione. Una fortuita catena di eventi porta Rocco a debuttare nel porno, dando il via a una carriera segnata da grandi successi e da una profonda solitudine.

Con il suo Boogie Nights – L’altra Hollywood, Paul Thomas Anderson aveva tratteggiato un sublime ritratto del mondo del cinema hard, affidandosi a un memorabile Mark Wahlberg e centrando la miscela perfetta di erotismo, dramma, commedia e riflessione sull’industria del porno statunitense. Supersex tenta di fare altrettanto con il cinema hard italiano ed europeo, depotenziando però tutti gli spunti comici in nome di una continua tensione drammatica, che porta a lunghe parentesi su personaggi secondari (come lo stesso Tommaso o la Sylvie di Jade Pedri, deficitaria dal punto di vista della scrittura), al frequente e sfiancante ricorso alla voce fuori campo e all’estetizzazione di un sesso quasi sempre meccanico, tanto fedele alla realtà del porno quanto inefficace sotto l’aspetto narrativo.

Le donne di Supersex

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Cr. Lucia Iuorio/Netflix

Un racconto allungato a dismisura, infarcito di soluzioni francamente inspiegabili come l’enfasi sulla rivista Supersex, accettabile come folgorazione per il Rocco bambino ma involontariamente ridicola con il passare del tempo e degli episodi. Pur con un notevole minutaggio a disposizione (la maggior parte delle puntate si avvicina all’ora di durata), la serie riesce inoltre a smarrire diversi personaggi in una moltitudine di parentesi aperte e mai chiuse, come il regista e produttore Riccardo Schicchi o la compianta pornostar Moana Pozzi, impersonata da Gaia Messerklinger e ridotta a poche eteree apparizioni. A peggiorare ulteriormente il risultato sono i dialoghi, che giocano volutamente e pericolosamente col trash («Il mio cazzo è internazionale») per delineare la mitomania del protagonista, suscitando però più imbarazzo che stupore.

I pochi spunti di interesse di Supersex arrivano da episodi già narrati nel ben più meritevole documentario Rocco (come la fellatio al cimitero), dalla buona prova di Alessandro Borghi, che pur eccedendo nell’imitazione di alcune espressioni del protagonista riesce a rendere il suo conflitto interiore, e dai personaggi femminili della serie. A salvare dal tracollo Supersex è proprio il rapporto fra Rocco Siffredi e le donne più importanti della sua vita, volto a decostruirne il mito di maschio alfa e impreziosito dallo sguardo severo e corrosivo di Francesca Manieri. A restare impresse sono soprattutto la generosa e combattiva Lucia di Jasmine Trinca, la dolce e rabbiosa Tina di Linda Caridi, Nutsa Khubulava nei panni della vera moglie del protagonista Rosa Caracciolo e Tania Garribba, interprete della fondamentale madre di Rocco.

Una serie deludente

Cr. Lucia Iuorio/Netflix

Nel prolisso e ridondante racconto della vita vietata ai minori di Rocco Siffredi non mancano ovviamente i momenti pruriginosi, resi con realismo e con un coraggio inusuale per le produzioni seriali nostrane, necessario visto il materiale trattato. Questo non basta però a salvare una serie che priva del suo naturale carisma il protagonista senza mai affondarlo, si addentra nei meandri del porno con ostentata seriosità e naviga a vista fra gli abissi di Rocco Siffredi, fra discutibili suggestioni crime e inconcludenti drammi familiari. Un prodotto nato per decostruire il cinema hard e mostrarne i risvolti più cupi diventa così paradossalmente più plastico e superficiale del porno stesso.

Supersex è disponibile su Netflix dal 6 marzo.

Overall
5/10

Valutazione

Supersex non riesce a trovare un’accettabile sintesi fra il lato più giocoso e quello più drammatico della vita di Rocco Siffredi, perdendosi in troppe digressioni e depotenziando così il suo protagonista.

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Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna: recensione del film con Scarlett Johansson

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Fly Me to the Moon

L’allunaggio del 20 luglio 1969 è stato un evento fondamentale sotto diversi punti di vista: quello tecnico-scientifico ovviamente, ma anche sul fronte geo-politico, dal momento che, con questa conquista, in piena Guerra Fredda gli Stati Uniti hanno inferto un duro colpo di immagine all’Unione Sovietica, precedentemente in testa nella corsa allo spazio grazie a Jurij Gagarin, primo uomo a volare nel cosmo. Quel piccolo passo per un uomo e allo stesso tempo gigantesco balzo per l’umanità ha però immediatamente acceso la fantasia di milioni di persone in tutto il mondo, dando vita alla cosiddetta teoria del complotto lunare, secondo cui le storiche immagine trasmesse in tutto il mondo sono state in realtà un’abile messa in scena. Una teoria già esplorata da film come Capricorn One e Moonwalkers, al centro anche di Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna.

Ennesimo importante investimento cinematografico di Apple in cerca di fortuna in sala (con primi risultati tutt’altro che incoraggianti, per usare un eufemismo), Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna è un’operazione decisamente coraggiosa, che cerca di fondere ricostruzione storica, analisi del capitalismo statunitense e commedia romantica, affidandosi all’estro e all’aura divistica di Scarlett Johansson e Channing Tatum. Un racconto costantemente in bilico fra leggerezza e dramma, fra cospirazione e spirito pionieristico, fra sentimento e cinismo, affidato alla mano esperta di Greg Berlanti, reduce dal successo di Tuo, Simon. Non mancano gli spunti di interesse e i momenti riusciti, ma in più di un’occasione si ha la sensazione che la sceneggiatura di Rose Gilroy fatichi a tenere insieme tutte le suggestioni e le tematiche proposte.

Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna: la corsa allo spazio come metafora del marketing capitalista

Fly Me to the Moon

Al centro della vicenda c’è la scaltra pubblicista Kelly Jones (Scarlett Johansson), ingaggiata da un funzionario governativo senza scrupoli (Woody Harrelson) con il compito di rilanciare l’immagine della NASA, alla disperata ricerca di consenso e sostegno economico per la missione Apollo 11. Quest’ultima si scontra però con Cole Davis (Channing Tatum), direttore del programma di lancio con diversi problemi da risolvere. Nonostante la diffidenza di Cole, fra i due nasce un sentimento sempre più forte. Le cose però si complicano quando la Casa Bianca chiede a Kelly di predisporre in gran segreto le riprese di un finto sbarco sulla Luna, da sostituire al filmato originale in caso di problemi.

Fin dai primi minuti, Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna si concentra su temi tutt’altro che superficiali come il concetto di verità (o post-verità) e il mefistofelico lavoro di marketing con cui gli USA vendono se stessi al loro interno e al resto del mondo. Riflessioni sviscerate con brio e leggerezza dall’ottima Scarlett Johansson, il cui personaggio racchiude perfettamente sia le dinamiche di personal branding con cui oggi infestiamo i nostri profili social, sia l’utilizzo più bieco dello storytelling, grazie al quale l’irresistibile Kelly Jones riesce a vendere letteralmente qualsiasi storia e a non farsi mai dire di no. Tutto ciò riverbera inevitabilmente nell’intreccio, che procede su un doppio binario: da una parte le verità nascoste fra Cole e Kelly, dall’altra la necessità di costruire una finzione alternativa alla realtà, che in uno dei momenti più emblematici del film è addirittura indistinguibile da essa.

Una rom-com insapore

Scarlett Johansson e Channing Tatum funzionano bene quando il secondo fa la spalla comica della prima; molto meno quando i due devono “venderci” una storia d’amore blanda e incolore. Il problema principale di Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna risiede proprio nella volontà di inserire a forza una sottotrama romantica in un impianto narrativo che avrebbe potuto tranquillamente reggersi sulla verve dei suoi protagonisti. Il risultato è un racconto che ondeggia senza convinzione fra commedia, sentimentalismo e seriosità, navigando a vista fra la screwball comedy e i più inflazionati cliché (un passato doloroso come unico improbabile punto di incontro fra persone diametralmente opposte).

Non è un caso che, nonostante le buone prove di Scarlett Johansson e Channing Tatum, il personaggio più efficace sia quello di Woody Harrelson, l’unico a cogliere pienamente lo spirito critico e disincantato alla base della vicenda. Molto meno efficace invece il personaggio di Jim Rash, che dopo Community si trova di nuovo a interpretare una macchietta gay, in questo caso decisamente fuori tempo massimo. Lontano dall’ossessiva epica di First Man – Il primo uomo, dalla raffinatezza di scrittura delle migliori rom-com e dalle più pungenti satire a sfondo cospirativo, Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna si accontenta dell’equidistanza in termini di temi e registri, con esiti non disprezzabili ma tutt’altro che travolgenti.

Fly Me to the Moon

Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna è attualmente in programmazione nelle sale italiane, distribuito da Eagle Pictures.

Dove vedere Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.
Overall
6.5/10

Valutazione

Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna funziona quando affronta il cinico marketing targato USA, ma lascia a desiderare sul fronte della rom-com, davvero poco ispirata nonostante le buone prove di Scarlett Johansson e Channing Tatum

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Scissione: il teaser trailer della seconda stagione della serie Apple TV+

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Scissione

È online il teaser trailer della seconda stagione di Scissione, inquietante distopia thriller sul mondo del lavoro distribuita su Apple TV+, acclamata dalla critica e vincitrice di un Emmy. Diretta e prodotta esecutivamente da Ben Stiller e creata, scritta e prodotta esecutivamente da Dan Erickson, la seconda stagione, composta da 10 episodi, farà il suo debutto su Apple TV+ il 17 gennaio 2025 con il primo episodio, seguito da nuove puntate ogni venerdì fino al 21 marzo.

La seconda stagione riunisce il cast del primo ciclo di episodi, tra cui Adam Scott, Britt Lower, Tramell Tillman, Zach Cherry, Jen Tullock, Michael Chernus, Dichen Lachman, John Turturro, Christopher Walken e Patricia Arquette. Debutta inoltre nella serie Sarah Bock. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il teaser trailer della seconda stagione di Scissione, dal 17 gennaio su Apple TV+

Questa la sinossi ufficiale della serie:

In Scissione, Mark Scout (Adam Scott) guida un team di lavoro della Lumon Industries i cui dipendenti sono stati sottoposti a una procedura di scissione, che divide chirurgicamente i loro ricordi professionali da quelli personali. Questo audace esperimento di “equilibrio tra lavoro e vita privata” viene messo in discussione quando Mark si ritrova al centro di un mistero da svelare che lo costringerà a confrontarsi con la vera natura del suo lavoro… e di se stesso. Nella seconda stagione, Mark e i suoi amici scoprono le terribili conseguenze derivanti dall’aver giocato con la barriera della separazione, che li trascinerà ulteriormente lungo un percorso di guai e dolore.

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Captain America: Brave New World: il trailer del film Marvel

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Captain America: Brave New World

È online il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World, nuovo film Marvel diretto da Julius Onah, con protagonisti Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson e Harrison Ford. Il film arriverà nelle sale italiane il prossimo 12 febbraio, distribuito da Disney. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dopo aver incontrato il neoeletto Presidente degli Stati Uniti Thaddeus Ross, interpretato da Harrison Ford al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe, Sam si ritrova nel bel mezzo di un incidente internazionale. Deve scoprire le ragioni di un efferato complotto globale prima che il mondo intero sia costretto a vedere rosso.

Questo nuovo capitolo del franchise presenta Anthony Mackie nei panni di Capitan America. Falcon, interpretato da Mackie nei precedenti film dell’MCU, ha assunto ufficialmente il ruolo di Capitan America nel finale di The Falcon and The Winter Soldier, serie originale disponibile su Disney+. Il film è prodotto da Kevin Feige e Nate Moore, mentre Louis D’Esposito e Charles Newirth sono i produttori esecutivi.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film che, lo ricordiamo, arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio.

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