Ombra e il Poeta Ombra e il Poeta

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Ombra e il Poeta: la sconvolgente opera rock di Gianni Caminiti

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Se ci avete seguito nella nostra ancora giovane storia e nel nostro disordinato, incostante ma sempre appassionato progetto, avrete capito che dedichiamo una particolare attenzione al cinema indipendente italiano, e più in generale a chi deve lottare contro limitazioni economiche, tecniche, produttive e burocratiche per fare conoscere e apprezzare le proprie opere. Il progetto che oggi vogliamo portare alla vostra attenzione è quanto di più coraggioso si possa proporre nel nostro tormentato ma sempre appassionato Paese: un’opera rock in film, un thriller psicologico che ha il coraggio di affrontare e mescolare fra loro temi particolarmente complessi come i sogni, i desideri infranti, il mito di Icaro, la violenza familiare e domestica e le teorie junghiane. Stiamo parlando di Ombra e il Poeta, film di Gianni Caminiti, prodotto da CineSmania, in procinto di arrivare nelle sale italiane.

La storia di Ombra e il Poeta è incentrata su Icaro (interpretato dallo stesso Gianni Caminiti e da Luca Salmaso), bambino afflitto da un padre severo e autoritario (Massimo Vinci) con il sogno di diventare poeta. Il più forte sostegno al piccolo Icaro è rappresentato da Ombra, misteriosa presenza che lo accompagna fin dalla nascita, proteggendolo dalle avversità della vita. La vita del protagonista viene scombussolata dal fortuito incontro con la bella Selene (Daniela Monico), di cui si innamora perdutamente. L’amore e la conseguente vita familiare portano però Icaro ad accantonare le proprie aspirazioni e soprattutto ad allontanare da lui Ombra. Anni più tardi, alla nascita del figlio Febo, Icaro incontra nuovamente Ombra, che riporta alla mente del protagonista il suo controverso passato, precipitandolo in una spirale di eventi drammatici.

Ombra e il Poeta: l’opera rock di Gianni CaminitiOmbra e il Poeta

“Ho amato raccontare la storia di un perdente: Icaro, il poeta alato divorato dai suoi stessi sogni. Volevo farlo attraverso il particolare linguaggio dell’opera rock, che mi ha appassionato sin dall’infanzia”. Queste parole di Gianni Caminiti sono la perfetta descrizione del suo progetto Ombra e il Poeta, con il quale ha miscelato i suoi lavori come psicologo e musicista con le sue passioni per il cinema e per la scrittura. Ombra e il Poeta nasce infatti da un lavoro curato dallo stesso Caminiti insieme a Fabio Beltramini e Viki Ferrara, presentato prima in un doppio CD nel 2012 e nel 2013, e successivamente in una rappresentazione teatrale in tre serate al teatro Leonardo da Vinci di Milano.

Con la collaborazione dell’artista Federico Riva, che ha curato lo storyboard, l’opera è stata progressivamente trasformata in film, girato a partire dalla seconda metà del 2o14 prevalentemente in Lombardia (fra i comuni di Taleggio, Vedeseta, San Giovanni Bianco, Capriate e Bergamo), con la sola eccezione dello splendido paesaggio marittimo di Castiglione della Pescaia, in Toscana. Fondamentali per la realizzazione di Ombra e il Poeta sono stati il sostegno di Lombardia Film Commission e Bergamo Film Commission e l’apporto in co-produzione di FonoVideo Audio-Post di Milano, che hanno contribuito a dare vita e un’opera decisamente insolita per il panorama cinematografico italiano, in cui la musica diventa vero e proprio linguaggio, forgiando racconto e personaggi e sottolineando il corso sempre più drammatico degli eventi.

Con il fondamentale apporto del professionista del suono Giorgio Vita Levi, è stato realizzato un mix decisamente inusuale del film, consistente in una sonorizzazione totale su un girato totalmente in playback. Un altro valore aggiunto per il progetto è il lavoro di Mario Lecrere, che ha coordinato l’intera post-produzione video del film, curando personalmente la color e i numerosi effetti visivi. L’opera di Lecrere è stata già riconosciuta dal Flicks Film Festival di Londra, che ha assegnato a Ombra e il Poeta il premio per gli effetti visivi, insieme a nove altri riconoscimenti.

Ombra e il Poeta: il trailer del film

Ombra e il Poeta ha il coraggio di raccontare una fase ben precisa della vita di ognuno di noi, ovvero il momento in cui passiamo dall’essere sognatori, contestatori e anticonformisti all’inevitabile discesa a compromessi con la vita reale, con il consequenziale ridimensionamento di parte dei nostri più intimi e ambiziosi desideri. I nostri sogni e il nostro passato possono però fuggire dal ripostiglio in cui credevamo di averli rinchiusi, e tornare a presentarci un conto salato proprio quando meno ce lo aspettiamo.

La promozione di un film così inconsueto per contenuti e messa in scena non poteva che utilizzare modalità altrettanto particolari. Ad anticipare il lancio di Ombra e il Poeta saranno infatti 7 cortometraggi, chiamati Seven Short Shots: sei storie di sei ex bambini che ricevono la chiamata di un settimo personaggio, ovvero Ombra, pronto a ricordargli i loro desideri prematuramente abbandonati. Sette piccoli film che ci aiuteranno a introdurci nel mondo di Ombra e il Poeta e ad assaporare nel migliore dei modi questo piccolo grande progetto nostrano. Potete trovare i Seven Short Shots sul canale Vimeo di CineSmania o direttamente in questo articolo, che aggiorneremo di pari passo con la pubblicazione dei corti.

Shot #1 – Prima o poi si nasce

Shot #2 – Sono caduta

Shot #3 – Donne bambine bambole

Non dimenticate di seguire la pagina Facebook ufficiale, il profilo Instagram e il sito ufficiale di CineSmania per essere aggiornati in tempo reale sul progetto. In conclusione, ecco la locandina di Ombra e il Poeta.

Ombra e il Poeta

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Eventi

Pupi Avati a Ravenna per Il Signor Diavolo: “Un film sulla paura del buio, atavica e attuale”

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Durante la rassegna dedicata al cinema di genere, il Ravenna Nightmare Film Festival, nella cornice del Cinema City, Pupi Avati ha presentato il suo nuovo film, Il Signor Diavolo, in una sala gremita e appassionata. Il pubblico di Ravenna ha avuto l’occasione di poter assistere ad una proiezione speciale con un vero maestro del cinema italiano, affiancato dallo scrittore romagnolo Eraldo Baldini e dal direttore artistico del festival letterario GialloLuna NeroNotte Nevio Galeati.

Pupi Avati ha introdotto il suo ultimo film dichiarando che il cinema italiano vive un momento di grande crisi e difficoltà, poiché produce quasi esclusivamente commedie sul presente: “I cast di questi film sono sempre gli stessi”- ha affermato il regista – “e i risultati non sono quei grandi risultati che dava la nostra commedia di costume, ma sono riscontri molto modesti. Oggi il mercato è in mano per l’80% al cinema americano. Quando si guardano le classifiche, molti weekend nei primi 10 posti per incasso, non ci sono film italiani. Succede, ed è tremendo. Quando cominciai a fare cinema io, in Italia si producevano 350 film all’anno, quasi uno al giorno. Film di tutti i generi: drammatici, d’amore, musicali, western, e ovviamente horror, che venivano venduti in tutto il mondo. Improvvisamente, non si è più fatto nulla. Ci si è ridotti a fare questo cinema di commedia, con dinamiche uguali a quelle che trovi a casa tua.”

Il Signor Diavolo

Pupi Avati al Ravenna Nightmare Film Festival

Avati ha poi continuato: “Le cinematografie più evolute, come quella nordamericana, hanno continuato invece a fare film sul futuro, sul passato. Non hanno paura. Quando sono andato a proporre questo film, con la definizione di gotico rurale, o gotico padano, i produttori mi hanno detto di no. Ho avuto ben sette no prima di trovare un distributore che mi finanziasse il film, cioè Rai Cinema insieme a 01 Distribution. Due sere fa ero a Bologna, ieri a Comacchio, stasera qui a Ravenna: trovo sempre sale piene. Cè quindi una potenzialità per questi generi, non è vero che il pubblico italiano li rifiuta. Se confortate me, confortate anche altri miei colleghi ad avere coraggio e a fare film di fantasia, uscendo dai confini angusti di una realtà un po’ triste.”

Dopo questa prima riflessione Avati si è seduto tra il pubblico ed ha assistito alla proiezione accanto ad una platea giovane e affezionata. Dopo il film, accolto in modo entusiastico, Avati si è lasciato andare ad alcune importanti riflessioni sul suo ultimo film e sul contesto socio-culturale in cui è ambientato, ovvero l’Italia dei primi anni ’50, dominata dalla Democrazia Cristiana e da una tradizione contadina fortissima.

Pupi Avati, in tono molto malinconico, ha dichiarato: “Io avverto una sorta di nostalgia per quel periodo, quel periodo buio in cui la Chiesa stessa ha ottenuto la figura carismatica del parroco di campagna. Io nel 1952, in cui è ambientato il mio film, ero già ragazzo, e per motivi bellici sono stato sfollato in campagna. Questa cultura contadina mi ha nutrito, una cultura terrorizzante, in cui si andava a letto in stanze buie. Il Signor Diavolo è – prosegue il regista – un film sulla paura del buio, che è una paura atavica, oggi attuale.”

Il Signor Diavolo

Il Signor Diavolo è al cinema dal 22 agosto

Come in altri lavori di Avati, come ad esempio La casa dalle finestre che ridono, all’interno de Il Signor Diavolo gli uomini di chiesa coprono un ruolo fondamentale, inquietante: “Il prete è depositario di misteri – ha sentenziato Avati – cammina a un’altezza a metà fra terra e cielo. Una volta saliva su quei pulpiti, saliva lassù e ti raccontava cose che andavano oltre Dante Alighieri: l’Inferno, i peccati, la dannazione. Questa educazione ci ha portato ad avere un senso di colpa. Adesso il demonio non è più candidabile, ma non vuol dire che il male non ci sia. Quando sono andato a confessarmi a San Pietro ho detto che sono deluso dal sacramento della confessione, perché confesso sempre i soliti peccati, cioè l’invidia e l’egoismo. Io infatti sono invidioso e dò solo il superfluo, mentre invece il cristianesimo dice che devi dare anche l’essenziale. Il confessore mi ha detto che non avevo bisogno di essere confessato, ma di uno psichiatra.”

Ciò che rappresenta Il Signor Diavolo per il regista è evidente: “L’assunto del film, al di là del buio, è che il male è ovunque. Il male è in noi e in tutti gli altri. Il male è persino nel bambino meno sospettabile. La figura del forestiero Momentè, distante anni luce dai protagonisti, induce identificazione dello spettatore, perché anche lui viene da quel mondo lì. Questi personaggi finiscono sempre male perché mi assomigliano. Io sono un perdente e sono sedotto dagli inadeguati, da chi cerca la felicità ma non la vede mai arrivare. Io ho 80 anni e i miei titoli di coda non sono lontani, quindi posso fare i conti con la mia vita, e mi rendo conto che innanzitutto non ho fatto il film della vita, il che è anche positivo perché mi fa sperare che io lo possa ancora fare. Essere insoddisfatti produce energia. I miei protagonisti sono sempre personaggi con problemi, con grandi sogni che non si realizzano, ma che continuano ad avere fino alla fine.”

Pupi Avati ha continuato a riflettere durante l’incontro con il pubblico sui sogni e sulle aspettative: “La mia fede non è autentica. Io voglio credere, io penso che Dio sia indispensabile perché vedo un livello di ingiustizia così diffuso, non tanto a livello pubblico, ma in persone accanto a me. Io vado in chiesa e prego Dio di esistere, perché non credo più a un’istituzione che possa penetrare in ambiti privati e restituire giustizia, ci vuole qualcuno dall’alto. Io penso che sia profondamente ingiusto privare le persone di aspettative e di sogni. Ai miei ragazzi dico di fare sogni, anche ambiziosi, perché magari non si realizzeranno, ma sarà sempre meglio morire inseguendo un sogno che rassegnarsi al fatto che non succeda niente.”

Il Signor Diavolo

L’incontro di Pupi Avati con il pubblico del Ravenna Nightmare

“Io vedo i miei figli 40enni e i miei nipoti che sono già rassegnati, rinunciatari. Non confidano nel fatto che la vita possa essere qualcosa di orrendo ma anche di straordinario. Io 50 anni fa vedevo bastoncini di pesce. Improvvisamente mi sono trovato a vedere 8½ e sono andato al Bar Margherita a dire a tutti di vederlo. Quando tutti lo videro, dissi: ci proviamo? Ero come Gesù con gli apostoli, stavo facendo la squadra. Quella sera lì è nata una storia. Siamo stati tutti a Piazza Minghetti a prendere nomi dei registi e abbiamo mandato migliaia di lettere, ma non ci ha risposto nessuno. Poi un giorno ho trovato una lettera. L’ho presa e sopra ho visto il mittente più autorevole che si potesse desiderare: Ennio Flaiano. Vado al bar, la apriamo, tiriamo fuori il foglio e c’era scritto: “Non scrivetemi più!”.

Dopo un accenno ai progetti successivi a Il Signor Diavolo, Avati ha commentato i primi incoraggianti risultati del suo film: “La prima sera mi sono arrivati 313 risultati, cioè le 313 sale dov’è il film. Il risultato di ieri sera non era né Il Re leone, né Fast and Furious, ma era il terzo risultato. Ed è un risultato per il quale Rai Cinema stamattina si è congratulata. Ed è la prova che essere così negativi su un genere è un errore. Non soltanto un genere, ma tutti i generi. Evidentemente noi non abbiamo tante tecnologie, però i film “de paura”, con atmosfere, li sappiamo fare. Qui i pochi effetti che ci sono li ha fatti Sergio Stivaletti, con cose molto semplici, e se il film funziona non è certo per quelli. Se noi abbiamo avuto un trasteverino come Sergio Leone che si è inventato il western, con sfrontatezza, vuol dire che possiamo permetterci di essere più coraggiosi e di non ripiegarci sulla commediola.”

Il regista ha concluso l’incontro con il pubblico del Ravenna Nightmare con una toccante riflessione sulla sua vita: “Il Signor Diavolo è una sintesi momentanea. Quando fai un film ci metti dentro tutto quello che hai fatto prima, cominci ad avere nostalgia del passato e a un certo punto dell’ellisse della tua vita, in cui il fisico si indebolisce, i ricordi prendono il sopravvento. La fine dell’ellisse è la vecchiaia, che è misteriosa e affascinante, perché produce la nostalgia della tua adolescenza. Torni ad avere la voglia di essere figlio e tenere per mano i tuoi genitori. Da vecchio percepisco i bambini come non li ho mai percepiti, perché fra un vecchio e una bambino c’è una sintonia profonda: la vulnerabilità. Le persone più vulnerabili sono le migliori. Più uno è vulnerabile, più capisce l’altro. Io sento che invecchiando sono diventato molto più percettivo su tutto ciò che ci circonda. E sento che la fine del mio viaggio si dovrebbe concludere in quella cucina di Via San Vitale 5, dove mi aspettavano i miei genitori per la cena.”

Il Signor Diavolo è al cinema dal 22 agosto distribuito da 01 Distribution.

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